A POLI INVERTITI

A POLI INVERTITI

Scaricherei la mia  rabbia densa

Con pugni serrati e ciechi

Su un sacco di farina. Bianca,

la lorderei di parole di fiele

E del fango che copre le suole

Impresse di terra bagnata

Da lacrime implose, dentro.

Strapperei pagine pregne

Di sapore di feste perdute

Spese ad arrovellarmi dietro

Saperi oscuri, ovvietà

Che sanno di inesplorato

Esplorazioni mai realizzate

Metafore morte disperate

Tra intralci burocratici

E invidie volte a non far fare.

Trepidazione come bomba

Ticchetta ad orologio arrugginito

E segna ore lente e intervallate.

“Fermo” grida lamentevole

Il cuore al tempo inesorabile,

“cerco l’illusione, non bruciarla”.

Lacerato tra poli invertiti ad ore

Si consuma la rabbia e monta

rassegnazione pronta allo stupore.

di Lucia Sallustio

 

Tonino Guerra: “perché la gente vuole vivere altre vite”

Bellissima affermazione questa del grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra scomparso da qualche giorno.

Ascoltate questo video e troverete consigli semplici e utili, di una saggezza che solo la vita e l’esperienza riesce ad elaborare in maniera così spicciola da sembrare scontata. Eppure ascoltare le sue parole è un forte incoraggiamento a scrivere, a riscoprire vite e mondi tra le pagine di un libro, a riscrivere “la televisione” con sceneggiature più adeguate a suscitare emozioni vere e costruttive e non macabre e dannose.

http://www.youtube.com/watch?v=FIzY1cv0my4&feature=share

21 marzo: giornata della Poesia

PIU’

 

Più di un legame covalente

Dell’aurora del giorno irrompente

Dell’uragano che trascina ogni cosa

Della tempesta che crea distonie

 

Più del rifrangersi abbagliante

Dei raggi vaporosi nell’acqua

Del canto di sirena che sottrae

all’ardimentoso ardore l’azione.

 

Molto di più dell’odio che ribolle

Ad un mio o tuo negarti

Quando il pensiero affanna

E la voglia d’amare si fiacca.

 

Ancora, ancora di più del dubbio,

della delusione, dell’offesa

quando il cuore ammalato sragiona

e la mente annebbiata non vede.

 

Questo amore complicato e desiderato

è più, molto di più, ancora di più.

di Lucia Sallustio

Il commissario Ricciardi a Molfetta: presentazione dell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni “Per mano mia”

Sabato 4 febbraio, 2012 il gelo che da giorni imperversa con neve e pioggia in tutta Italia non l’ha avuta vinta sulla presentazione dell’affermato giallista Maurizio de Giovanni. Nella libreria “Il Ghigno” di Molfetta, sede di splendidi eventi culturali grazie ai suoi titolari Nicola Rotondella e Isa de Marco sempre alla ricerca di novità editoriali e sinergie culturali, l’autore ha deliziato un pubblico numeroso e attento che è rimasto ad ascoltarlo tra il divertito e commosso per un’ora e mezza.  Semplicemente catturato dalla parlantina veloce, dall’umorismo napoletano che non ha tradito le attese, dall’abbondanza di aneddoti e informazioni storiche e folkloristiche.

La voce di Nunzia Antonino, attrice e promotrice culturale con l’Associazione Linea d’Onda di Molfetta, ha  animato il più che famoso commissario Ricciardi già noto dalla precedente quadrilogia di Maurizio de Giovanni rappresentata dal ciclo delle stagioni pubblicato da Fandango libri.

“Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi”, ciclo delle festività, è una pubblicazione di Einaudi Stile Libero.

Ci auguriamo tutti di seguire i gialli del commissario cilentano (ci tiene a questa particolarita!) a breve in televisione.

Lucia Sallustio

Oggi racconto… un’altra storia di emigrazione.

GEMME ROSSO GRANATO

 Ormai le aveva provate tutte per fare passare la tristezza a Gina. Si erano trasferiti in Belgio da quasi sei mesi e da allora lei era diventata triste e silenziosa. Prima di emigrare, Lorenzo lavorava nei campi, ma la terra era ingrata. Poi il matrimonio era stato benedetto dal Signore, prima con Michele e poi con Sabina. Allora aveva deciso: avrebbe raggiunto suo cugino Pietro che aveva un ristorante sul porto di Anversa. Quando tornavano al paese, lui e sua moglie Angelina, si pavoneggiavano come dei veri signori e a lui veniva voglia di partire subito, tanto più che erano annate difficili per la campagna e i soldi sempre pochi. “Gina, fatti forte che ti devo dire una cosa” le disse una sera. Aveva già  il biglietto di sola andata per Anversa. Lei gli rivolse gli occhi grandi e scuri, resi più mesti dalla trepidazione. Non si oppose alla decisione ma pianse tutta la notte soffocando i singhiozzi sotto il cuscino. Quella sera avevano brindato con il buon vino di nonno Leo. “A te, amore mio, perché non ti dimentichi di noi nelle notti di solitudine” gli disse Gina innamorata. Le prime lettere giunsero colme di entusiasmo. Gina fantasticava su quella terra beata dove la gente comprava in negozi grandi come interi quartieri, i bambini andavano a scuola e prendevano il diploma e tutti avevano una bella casa con giardino. Per mesi, però, non vide un soldo. Continuò ad arrangiarsi come prima e a vestire i bambini con i vestiti smessi dai figli di una cugina. Poi Lorenzo tornò, dieci mesi dopo. Era smagrito e con gli occhi infossati. Le raccontò della solitudine, della difficoltà a capire le due lingue del paese, del doppio lavoro, in fabbrica e nel ristorante del cugino. E del freddo dentro, senza di lei e del buon vino del nonno. Brindarono per il ritorno e serbarono l’altra metà della bottiglia per la partenza. L’anno dopo si trasferirono tutti e quattro ad Anversa, carichi di speranze e con la benedizione di nonno Leo che, per l’occasione, regalò loro tre bottiglie di vino. “Vi servirà a riscaldare il freddo della nostalgia” disse con la testa china. Giunse il primo Natale lontani da casa. Dopo la soupe fumante e l’arrosto accompagnarono i dolci di mandorla con l’ultima bottiglia di vino. Quella sera Gina tornò a sorridere. Il vino era di un rosso granato così intenso che ogni goccia sembrava risplendere come una gemma. Passava e scaldava il cuore, cosicché anche il grigiore freddo e penetrante dell’inverno sembrava addolcirsi con quel flusso pieno e corroborante. Lorenzo finalmente capì come restituire il sorriso a Gina. Avrebbe piantato un vitigno del nonno nell’angolo più assolato del giardino. Ma il vitigno non attecchì e Gina, che lo aveva sorvegliato premurosa, pianse come per un figlio perduto. Lorenzo, però, aveva la testa dura degli uomini abituati a zappare la terra, avara nelle ricompense. Ne piantò un secondo e poi un terzo. Morì il secondo e incominciò a seccare il terzo. Quell’anno fu particolarmente mite e il vitigno, pallido e secco, mise fuori foglie e pampine e finalmente due o tre racemi striminziti e verdognoli. Ogni mattina Gina usciva fuori in quel fazzoletto di terra caro quasi quanto il suo paese e accarezzava la vite. Sapeva  pazientare. Al secondo anno la vite si caricò di grappoli piccini che dorarono al pallido sole del Nord. Quell’anno fecero il vino. Due bottiglie. Una per Natale e l’altra per la nascita di una bella bambina. La chiamarono Frieda che in fiammingo significa Pace, perché quel vino, moderatamente dolce e dai riflessi violacei che sprigionava il calore della gente del Sud, aveva donato a Gina la serenità di una volta. P.s. Io sono Lorenzo, direttore vendite dell’azienda vinicola del nonno. Vendiamo il nostro vino da tre generazioni in tutto il Belgio ed esportiamo in Francia e nei Paesi Bassi. Zia Frieda è la designer ed è lei che ha creato l’etichetta con il leone rampante. La nostra ragione sociale? Presto a dirsi: Grand-père Léon.  Contattateci su: www.grandpereleon.be. LUCIA SALLUSTIO

BLOG E CIFRE

Ancora qualche decina di visite per arrivare a 15.000.  Cifre irrisorie per i professionisti, preziose per me.

Grazie a tutti, amici o visitatori solo di passaggio e per caso, continuate a guardare il mio blog e sarò più incentivata a scrivere.

L.S.

Vita da blogger: e sono 2!

Hello world!

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Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!

Eccolo qua il mio primo post  su questo blog: era il 7 novembre, 2009.  Domani questo blog festeggerà i suoi due anni e andare al più vecchio dei post mi ha fatto molta tenerezza. Ritornare al passato, sia pure recente,  lascia sempre un senso di nostalgia, nostalgia di quanto rimane dietro, nostalgia dell’innocenza che ogni nascita porta con sé, con gioie e illusioni e incoscienze, progetti di vita dai contorni sfumati, incerti, irregolari e per questo molto più stimolanti.

E ora passo ad un bilancio più concreto. A fronte dei detrattori dei blog e dei loro creatori, i controversi blogger , e giusto per disincantare un po’ chi su di esso, da neofita, conta per  incontrare un pubblico di lettori vasto e crescente, devo dire che avere un mio spazio virtuale gestito un po’ come vetrina e testimonianza a me stessa dei passi compiuti nel mondo della scrittura e un po’ come salotto nel quale ricevere e incontrare amici di penna, ha rappresentato un’esperienza di crescita, un completamento necessario alla parallela attività di scrittura, lettura, ricerca e documentazione.

Le statistiche del sito ad oggi contano quasi 14.500 visite dal quel primo post, con una crescita media mensile lenta ma progressiva soprattutto nel corso del secondo anno.  Molti dei visitatori erano amici provenienti da un forum di scrittura undiciparole  da me contemporaneamente e attivamente frequentato per 2 anni a tutt’oggi. Altri visitatori sono arrivati grazie alla stessa incrementata attività di blogger, attualmente  arrivano anche dal mio profilo FB e, soprattutto,  dai siti letterari di amici incontrati ai numerosi premi letterari ai quali ho partecipato per molti anni con grande entusiasmo e buoni riconoscimenti.  Per quanto se ne dica e se ne scriva io continuo ad essere grata agli Organizzatori dei premi letterari, almeno di quelli ai quali ho partecipato e devo dire con oculata e meditata selezione. Ho sempre incontrato e ancora frequento con amicizia e stima persone  instancabili, sognatori e fiduciosi nel valore aggregante e di promozione culturale e umana che questi spazi permettono soprattutto negli angoli più remoti e forse “ancora autentici”  di un’Italia che ogni giorno di più si sfalda, si scompone,  si pone nella sua contraddittorietà, incertezza, problematicità.

Ho vissuto questo blog per due anni come uno spazio reale, a smentita dei danni di frattura dell’Io che il virtuale può arrecare, ponendomi in relazione a persone che ho poi incontrato, alle quali ho stretto la mano, delle quali ho sentito la voce per telefono o con cui ho stabilito punti di contatto entrando fra le righe dei loro scritti, alla ricerca dell’anima dentro le parole.

Da quel 7 novembre, 2009 molte cose sono cambiate, naturalmente. Tutto evolve e l’evoluzione come segno del rinnovamento, del miglioramento, del progresso sono naturali e auspicabili. Forse è cambiata la mia scrittura, come stile e nel linguaggio, lo stesso blog è incrementato con minore regolarità in quanto la pubblicazione del mio romanzo “La fidanzata di Joe” a luglio mi ha portata ad aprirne un altro dedicato:

www.lafidanzatadijoe.wordpress.com

(parentesi, vi aspetto anche di là); ho aperto un profilo FB e incontrato moltissimi nuovi amici.  E’ proprio quest’ultima cosa che mi porta ora ad un doveroso confronto:  blog e FB non sono paragonabili, hanno due velocità diverse, due utilizzi diversi, sono come il salotto e la piazza, ma nella loro diversità sono complementari. La frammentarietà e compressione delle comunicazioni su FB è compensata da articoli più organici e distesi che il blog come spazio personale permette ancora. Come dire: rock-word contro slow-word.  Per ora mi sento di dire che a me servono entrambi e che continuerò a gestire questo spazio nella speranza e con l’impegno di ritrovarmi il prossimo anno a festeggiare ancora con le 3 candeline.

Grazie a tutti i lettori che, giorno dopo giorno, mi hanno dato la carica per continuare a scriverci.

Lucia Sallustio

2° posto al Premio Letterario “L’ANIMA DEL BOSCO” in memoria del Prof. Renato Pancini

Questo l’incipit del racconto inedito scritto per il concorso letterario “L’anima del bosco” la cui premiazione si terrà a Carcare (SV) nei giorni 27 e 28 agosto. Tema di quest’anno Ballavano intorno ai falò (le streghe). Racconto scritto di getto con ancora nella mente le letture fresche de “La Ianara” di Licia Giaquinto e “Accabadora” di Michela Murgia. Grazie alle due scrittrici per avermi sciolto la fantasia. Si tratta di temi intorno ai quali ho scritto spesso, pagine di opere ben più corpose e ancora in via di definizione.

Presidente onorario del Premio è Maria Luisa Spaziani. Spero proprio di incontrarla.

LA BELLA DEL DIAVOLO

La notte era buia, la luna così sottile che rischiarava appena la strada. A tratti la sua luce rarefatta si perdeva, oscurata dai rami più alti, si frastagliava tra i contorni a ghirigoro delle foglie. Aveva sempre avuto paura del buio, fin da bambina. Il buio era negazione, occultamento, morte. Per lei che portava il nome della luce, non poteva essere diverso. Lucia, la bella del Diavolo, come qualcheduno avrebbe aggiunto malignamente. I rovi le lambivano le caviglie, le laceravano le vesti. Più volte aveva rischiato di cadere, incespicando nelle pietruzze e nei fossi. Si teneva stretta al fianco del monte, dall’altro lato della mulattiera c’era la scarpata a strapiombo sulla valle. Conosceva la strada a memoria per averla attraversata mille e più volte, a tutte le ore del giorno. Mai a quell’ora così fonda, quando nessun carrettiere si era ancora avventurato al mercato e solo le bestie le facevano compagnia. L’ululato dei lupi e il latrato dei cani spezzavano la notte, in lontananza. Ma di loro non aveva paura, avrebbe dialogato come San Francesco e avrebbe trovato la via alla salvezza. Degli altri no, di quelli temeva. Ne temeva tutto, giudizio, accuse, torture, violenza. L’odio degli uomini ferisce ad uno sguardo, fa schizzare le cervella, ammattisce. Di lei dicevano che era matta. Matta e bella….

Altre notizie sul premio cliccando su questo link:

http://www.magema2000.net/concorso2011.htm

Storie d’estate- Una lirica

Storie d’estate

Nel silenzio greve

della canicola estiva

evaporano stille

di pensiero sudato.

Si contorcono idee,

tante rapide.

La creazione è un attimo

d’inseguimento lesto.

Lieve la mano cattura

e il ticchettio riprende.

Non si ferma più.

Lucia Sallustio

Da Wuz: “Letture per l’estate: consigli per gli scrittori”

 

Ho letto Fiesta (Il sole sorge ancora) su quella spiaggia a Tramore e ho letto i grandi racconti di Hemingway per la prima volta. Mi fece desiderare di andare in Spagna, ma mi ha dato anche qualcos’altro – un’idea di prosa come qualcosa di affascinante, intelligente, modellata, e l’idea del personaggio come qualcosa di stranamente misterioso, degno di simpatia e di ammirazione, ma anche sfuggente. E più di ogni altra cosa, il sottile piacere delle frasi e del loro ritmo, e la quantità di emozioni che vivono in ciò che non è stato detto, ciò che rimane tra le parole e le frasi.

Ho letto l’articolo e mi sono ritrovata in queste parole di encomio per una prosa modellata e il fascino del non detto, della misura del dire.

Questo il  link:

http://www.wuz.it/articolo-libri/6016/libri-letture-per-estate-consigli-scrittori-franzen-coe-rankin.html