Lunedì


di Lucia Sallustio

Tra un giorno che annuncia il declino

E uno che accenna al mattino,

Io parteggio per il mattino.

Sia pur rinunciando al ristoro,

Io opto per la frenesia

D’un giorno che t’apre la via.

C’è un che di malinconia

Nella protratta lassitudine

Della domenica che chiude l’agonia.

Nella quiete e nella preghiera

Trovar sollazzo non v’è maniera.

Attendo, dunque, con trepidazione

Il giorno che s’impernia sull’azione

E a tutto sono disposta a rinunciare,

perfino la mia persona a trascurare,

se nella mischia della nuova luna

ardono promesse di palpito di cuore,

di sfida, novità e, accetto, malumore,

a fronte della dolce sensazione

del primo giorno della settimana,

il solo che sappia dire al cuore

“vivi  immersa nel mattino

Nella bellezza  lungi dal declino”.

Nella pagina delle traduzioni troverete questo testo nella versione inglese.

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Twitteratura, 140 caratteri per un racconto. Questa la sfida lanciata dal Sole 24 ore. E io ci sono!



“Signorina, posso chiamarla Titina?” disse timido, una scatola di cioccolatini in mano. Sorrisi a quell’uomo minuto e gentile. Lo amavo già.

di Lucia SallustioPubblicato a pag.14 – Il sole 24 ore di giovedì 26 novembre 2009

L’oceano capovolto


Poi avevano guardato insieme la volta di stelle, ne avevano vista una cadere, o era stata solo l’impressione, e Joe le aveva detto che al suo paese, il dieci di agosto che è la notte di San Lorenzo, se si esprime un desiderio si avvera, ma bisognava chiudere gli occhi e restarsene zitti per un po’ ad ascoltare l’eco della notte.

“Si fa anche da noi” le aveva risposto lei, cercando di usare frasi semplici e di pronunciarle con lentezza perché Joe la capisse.

Se n’erano stati nel buio rischiarato dalle stelle, la sua mano nella mano forte di Joe, senza dirsi niente. Sperando che si avverassero i sogni mormorati alla stella cadente…

da “La fidanzata di Joe” di Lucia Sallustio- Romanzo breve inedito premiato al 2° posto al premio naturalistico La Majella 2009 e al 3° posto al premio “Viareggio-Carnevale” 2009

Non é giusto


Il racconto che vi propongo oggi é stato pubblicato sulla rivista on-line Reti di Dedalus– ottobre 2009 insieme agli altri 9 racconti più votati da una giuria on-line del Premio “I brevissimi- Domenico Bia“- sezione del premio Energheia 2009 di Matera.

NON È GIUSTO

di Lucia Sallustio

Schiacciata tra la folla di studenti, siedo su un rigido sedile del 26, immersa in festosi gridolini, effluvi di deodoranti commerciali, risatine ora timide, ora sguaiate, interrotte dalla tossa catarrosa o dalle imprecazioni insofferenti dei vecchi.

“Non è giusto” grida uno studente alle mie spalle. Ha il viso devastato dall’eccesso di ormoni, la rabbia di mezzo secolo di lotte studentesche, per i diplomi facili, per il trionfo della giustizia che poi si è rivelata ingiusta per chi meritava. Indossa un piumino che sa ancora di bucato, che sa sorprendentemente del mio bucato. Ma di che mi meraviglio, sarà un Ava lavatrice, un Dixan, un sottoprodotto, tanto cambia solo il prezzo, per il resto sono tutti uguali.

La cartella all’altezza dei miei occhi mi graffia il viso con la cerniera a ogni sussulto della ragazzina che si muove come un’onda del mare. Non se ne accorge nemmeno, immersa nell’ascolto del suo I-pod. Continua a leggere

Poetare é d’amore


Che emozione, amici blogger! Rientro da lavoro, do una sbirciatina alla posta e mi ritrovo ad essermi classificata al 1° posto per la sezione narrativa alla II edizione di Poetare é d’Amore.  Alla I edizione sono arrivata al 3° posto con la Silloge di poesie “E ti torce, l’amore” nella quale era inserita anche la mia poesia “Fine di un’estate“.  La trovate su questo sito.

Vi riporto di seguito il mio racconto. E’ nato in vacanza, mentre percorrevo in macchina la strada che dal Belgio porta in Olanda. La mia amica Frieda guidava e parlava, parlava, con la sua voce melliflua che sembra fatta apposta per affabulare. La mia mente, intanto, vagava tra i boschi di betulla, boschi incantevoli che rilucevano sotto il sole di luglio e  iniziava a delineare i personaggi della mia storia.

QUALCOSA DA DICHIARARE

di Lucia Sallustio

Fisso da quasi mezz’ora il rettilineo davanti a me. File di betulle  m’inseguono. Le corsie per le biciclette serpeggiano parallele in mezzo ai boschi ma, come sempre, qualche ciclista riluttante ad ogni codice s’immette pericolosamente sulla strada. Ne scanso uno, a malapena.  Oggi, sono terribilmente distratta, evanescente dietro i miei pensieri.

Non percorro questa strada da anni. Tanti ormai. Brutti ricordi che non pensavo potessero farmi ancora così male. I boschi, vestiti d’estivo con il fogliame verde chiaro, non sono troppo fitti e si lasciano attraversare dalla luce che li carica di riflessi e di fiaba. Nugoli di gente passeggiano, corrono, siedono per un pic-nic. Fidanzatini che vibrano alle parole d’amore, coppie con le piccole schermaglie domestiche che si rimbeccano per qualcosa dimenticata a casa, bambini che strillano e pretendono attenzioni tutte per loro. Ed io che sto male. Nonostante stia cercando di ingannare il mio cuore come in tutti questi anni, illudendolo di frivolezze, tuffandomi in imprese rischiose, evitando questa strada oggi annoverata tra le aree naturali protette, io non riesco a dimenticare.

La chiamavano la strada dei contrabbandieri prima che fossero abolite le frontiere tra Belgio e Olanda. Allora ero solo una ragazzina alla scoperta della vita. Ridevo e scherzavo, avevo la battuta pronta su ogni cosa, una fiducia incondizionata nel prossimo. Soprattutto, amavo Michel. Continua a leggere

Arrivano così



Arrivano così,

inattese, impreviste,

indesiderate, impensabili,

laceranti, esaltanti.

Sono missive,telegrammi,

telefonate, suonar di campanello,

articoli di giornale,e-mail,

sms, suonerie bizzarre di cellulare.

Arrivano così,

e sono notizie buone e cattive,

ti fanno saltare, ti atterrano,

ti fanno stupire, tremare o lacrimare.

Ti rubano il sorriso, ti tolgono la parola,

ti fan parlar da sola, urlare, fantasticare.

Ti cambiano la vita,

ti lasciano intorpidita.

Arrivano così,

quando meno te l’aspetti,

quando hai già lasciato i remi,

quando la pratica hai archiviato,

quando hai perso ogni speranza,

quando nutrivi ancora speranza

e in essa ti illudevi che la nuova

sarebbe giunta dopo l’aurora.

E non vorresti esserci

O vorresti avere ali

E volare ad accertarti

Che abbiano sbagliato,

che tu non c’entri niente.

E se la nuova è buona,

leggi e rileggi ancora

e te ne riempi il cuore.

Arrivano così, lo sai,

e resti ad aspettare, nuova dopo nuova.

di Lucia Sallustio

Poesia declamata da questo balcone nell'ambito della manifestazione letteraria "Poesie al balcone" a Giovinazzo-luglio 2008- I fuochi d'artificio non sono per me ma per il santo patrono.

Al Mercatino delle meraviglie di Lucia Sallustio


L’ho incontrata ieri, al Mercatino delle meraviglie, dove passo una parte del mio tempo libero a frugare tra gli articoli esposti alla rinfusa, casualmente, irrispettosamente per il passato di cui si fanno portatori. Mi è sempre piaciuto rovistare nei cassetti della nonna, tra pizzi, merletti macramé riciclati da capi estinti per troppa usura, lettere e cartoline ormai dimenticate che, a rileggerle, scoprirebbero troppi altarini e spiegherebbero il non detto, l’alluso, il sottinteso, il rimosso direbbe uno psicologo.

Lei era là, in mezzo a quelle cose, con la leggerezza dell’essere che contrastava ogni materialità, carica del sapere che ha saputo trasmettermi con dedizione e generosità. Una donnina ancora più piccola di come la ricordassi, gentile nei modi, discreta mentre sbirciava tra le suppellettili di cui si erano disfatte donne che hanno abbracciato la logica del consumismo facile e distruttivo della memoria. Ancora più piccola di quando era giovane, leggermente incurvata più che dall’età da un atteggiamento schivo e modesto. Eppure quella donna mi ha trasmesso le prime certezze, mi ha comunicato principi ferrei dai quali ho cercato di non derogare mai.

“Lu-scia” mi fa, indietreggiando di un passo per lo stupore di vedermi dopo così tanto tempo, “cara la mia Lus-scia. Ti sei fatta grande, oh come passano gli anni!” e le sono venuti gli occhi lucidi. La guardo con tenerezza, chinandomi per baciarla. Mi chino non solo perché ho dodici centimetri di tacco con la zeppa delle scarpe, perché lei ormai è solo un metro e cinquanta o poco più, ma per la devozione e il rispetto che le porto da quando ero una bambina di scuola elementare e con lei mi sentivo già grande e matura.

“Guarda, che bello questo veliero in argento. Una chicca. Sono giorni che lo inseguo”, e sorride per la battuta a doppio senso che allude a un mondo di illusioni che sembra ancora vivido in lei come in me, “sto solo aspettando che abbassino ancora il prezzo per portarlo via. Come si suol dire, sto facendo l’innamorata, con questo gingillo.”

Non ha ancora perso l’accento romanesco, quello che ci incuteva timore quando si è presentata per la prima volta in terza e ha rilevato la prima maestra. Allora l’ascoltavo rapita e il suo modo di parlare mi dava l’impressione, nelle ore scolastiche, di essere altrove, distante dalla parlata locale troppo trasandata che mi riecheggiava nelle orecchie e che detestavo. “Verdi, ci riprendeva. Con la e chiusa, bambine.” Ed io, a casa, ripetevo a voce alta e mi esercitavo e riprendevo, a mia volta, genitori e fratelli che mi deridevano per la mania che m’era venuta. Che ricordi dolcissimi ho di questa donna. La mia maestra.

“Che dici, è bello, vero? Te lo ricordi il tavolinetto in salotto, dove riponevo i miei gingilli e la mia passione per l’argento e i ninnoli? Non mi è mica passata, sai? Tu, starai pensando che sono vecchia ormai, che cosa me ne farò di queste cose, che sono roba d’altri tempi, dico bene?”

“No, no.” mi schernisco “ Io per prima adoro circondarmi di oggetti, li cambio continuamente di posto in casa, li accoppio e li separo per rinnovarne la bellezza, per destinarli ad usi nuovi e diversi, per renderli partecipi della mia vita, per appellarmi ad essi, ad un mondo fatto di piccole cose, del calore della memoria, di tradizione e innovazione, di vecchio e di giovane.”

“Come parli bene, Lucia. Sei una donna, ormai, puoi capirmi e poi, sei sempre stata un’alunna modello. Ti porto qui, nel cuore.  La memoria, il valore della memoria, ciò che ci lega al passato, giustifica il presente e ci tiene in vita per il futuro.” Sorride, dolce e gratificata per avere ben espletato la sua missione di educatrice, e mi tiene le mani fra le sue. Ci guardano, ma  ho lo sguardo fiero, fiero di avere avuto una maestra così saggia, così importante nella mia vita.

“O sarà soltanto Vanità?” tentenna, subito dopo. “Beh, un po’ sì. Anche a quest’età, ora che sono vedova e sola, non ho perso la mania per la casa e per la persona. Finché ci sarò, la mia casa dovrà essere sempre linda ed elegante. Deve raccontare la mia storia. Poi, figlia e nipoti, ne faranno quel che vorranno”.

Eroica, la mia maestra! Di un eroismo piccolo, da micro-storia, da quotidianità, spesso ignorato o, peggio, negletto,  eppure alla base di ciò che fa grande la Storia.

Pubblicato nella rivista “Quaderni” di dicembre dell’Associazione “Lo specchio di Alice” di Bologna- Direttore: Giuseppina Rossitto

10 novembre, 2009


Una vera ossessione la parola crisi di questi tempi. Siamo tutti in crisi, si tratta di crisi finanziaria questa volta, crisi di mercato ma  anche crisi di modelli e comportamenti sociali, di valori e di identità.

Le prime notizie che dalla crisi si sta uscendo ci rasserenano e inizia a passare la seconda accezione del termine, per chi vuole vederla, quella di opportunità. Sbalorditivo come due significati opposti possano coincidere! Nella radice greca della parola crisi che tiene a krino, separo e in senso figurato decido (lat. Cernere) è implicito il momento di operare delle scelte, di prendere delle decisioni risolutive. Diversamente la crisi sarebbe auto-distruttiva e indurrebbe a reazioni patologiche. La svolta dopo la presa di coscienza è momento individuale, dipende molto dalle scelte del singolo.

Ecco come pensa di risolverla il protagonista del mio racconto Ex. A ciascuno il suo, di destino, nella speranza che questo ex-impiegato fighetto cinico e spregiudicato non rappresenti un modello per uscire dalla crisi.

EX

di Lucia Sallustio

La commessa lo guardava snervata. L’uomo rovistava nel borsello come un pazzo, le gote in fiamme e il nervo della carotide che pulsava. La fila si ingrossava dietro di lui, c’era chi borbottava che si mettesse da parte, non c’era tempo da perdere, che ormai se ne vedevano di tutti i colori, che di fannulloni pieni di debiti ce n’erano tanti. Niente, a racimolarli tutti aveva messo insieme solo quattro euro. Il conto era: trenta euro e venti centesimi. Ad averli! Lo sapeva, un giorno o l’altro anche la carta di credito gli avrebbe dato forfait. Quel giorno era arrivato, impietoso, uno schiaffo pubblico che lo faceva vergognare come un ladro. Anzi, avrebbe voluto essere un ladro incallito, di quelli che avevano perso il pudore da tempo. Chissà se la parola “pudore” faceva parte del loro vocabolario, se l’avessero mai incontrata.

“Piacere, Pudore”

“Come dice di chiamarsi? Straniero?”

C’era di fatto che ora era senza un soldo, da un’ora circa, e senza un lavoro, da sei mesi. Stato civile: single, ex-marito da due anni. Occupazione: ex impiegato di banca, ex gestore di un pub nel centro storico. Altre caratteristiche: ex giovane, ex intestatario di carte di credito, ex proprietario di uno spaziosissimo appartamento al piano rialzato con annesso giardino in quella città di traffico, smog e umana indifferenza.

“Hai bisogno di un prestito? Me li ridarai a casa”  si sentì dire. Scorse, nella fila, uno sguardo basso, pietoso, in una faccia scialba. Era Paola, la ragazza del piano di sopra, la ritardata. Ma ricca sfondata da fare invidia, in quei tempi di crisi. E, soprattutto, stupendamente single. Le abbozzò un sorriso, grato. Un’idea meravigliosa gli balenava nella mente. Come non ci aveva pensato prima. In fondo, aveva perso tutto ma non era ancora un ex figo!

Trentarighe – novembre 2009 – «Crisi»

EX- 30r novembre- La crisiEcco cosa ne pensa Michele Governatori del mio racconto EX:

Simpatico e ben scritto Ex di Lucia Sallustio, dove un fighetto ex facoltoso trova in extremis un’idea imprenditoriale promettente.