Al Mercatino delle meraviglie di Lucia Sallustio


L’ho incontrata ieri, al Mercatino delle meraviglie, dove passo una parte del mio tempo libero a frugare tra gli articoli esposti alla rinfusa, casualmente, irrispettosamente per il passato di cui si fanno portatori. Mi è sempre piaciuto rovistare nei cassetti della nonna, tra pizzi, merletti macramé riciclati da capi estinti per troppa usura, lettere e cartoline ormai dimenticate che, a rileggerle, scoprirebbero troppi altarini e spiegherebbero il non detto, l’alluso, il sottinteso, il rimosso direbbe uno psicologo.

Lei era là, in mezzo a quelle cose, con la leggerezza dell’essere che contrastava ogni materialità, carica del sapere che ha saputo trasmettermi con dedizione e generosità. Una donnina ancora più piccola di come la ricordassi, gentile nei modi, discreta mentre sbirciava tra le suppellettili di cui si erano disfatte donne che hanno abbracciato la logica del consumismo facile e distruttivo della memoria. Ancora più piccola di quando era giovane, leggermente incurvata più che dall’età da un atteggiamento schivo e modesto. Eppure quella donna mi ha trasmesso le prime certezze, mi ha comunicato principi ferrei dai quali ho cercato di non derogare mai.

“Lu-scia” mi fa, indietreggiando di un passo per lo stupore di vedermi dopo così tanto tempo, “cara la mia Lus-scia. Ti sei fatta grande, oh come passano gli anni!” e le sono venuti gli occhi lucidi. La guardo con tenerezza, chinandomi per baciarla. Mi chino non solo perché ho dodici centimetri di tacco con la zeppa delle scarpe, perché lei ormai è solo un metro e cinquanta o poco più, ma per la devozione e il rispetto che le porto da quando ero una bambina di scuola elementare e con lei mi sentivo già grande e matura.

“Guarda, che bello questo veliero in argento. Una chicca. Sono giorni che lo inseguo”, e sorride per la battuta a doppio senso che allude a un mondo di illusioni che sembra ancora vivido in lei come in me, “sto solo aspettando che abbassino ancora il prezzo per portarlo via. Come si suol dire, sto facendo l’innamorata, con questo gingillo.”

Non ha ancora perso l’accento romanesco, quello che ci incuteva timore quando si è presentata per la prima volta in terza e ha rilevato la prima maestra. Allora l’ascoltavo rapita e il suo modo di parlare mi dava l’impressione, nelle ore scolastiche, di essere altrove, distante dalla parlata locale troppo trasandata che mi riecheggiava nelle orecchie e che detestavo. “Verdi, ci riprendeva. Con la e chiusa, bambine.” Ed io, a casa, ripetevo a voce alta e mi esercitavo e riprendevo, a mia volta, genitori e fratelli che mi deridevano per la mania che m’era venuta. Che ricordi dolcissimi ho di questa donna. La mia maestra.

“Che dici, è bello, vero? Te lo ricordi il tavolinetto in salotto, dove riponevo i miei gingilli e la mia passione per l’argento e i ninnoli? Non mi è mica passata, sai? Tu, starai pensando che sono vecchia ormai, che cosa me ne farò di queste cose, che sono roba d’altri tempi, dico bene?”

“No, no.” mi schernisco “ Io per prima adoro circondarmi di oggetti, li cambio continuamente di posto in casa, li accoppio e li separo per rinnovarne la bellezza, per destinarli ad usi nuovi e diversi, per renderli partecipi della mia vita, per appellarmi ad essi, ad un mondo fatto di piccole cose, del calore della memoria, di tradizione e innovazione, di vecchio e di giovane.”

“Come parli bene, Lucia. Sei una donna, ormai, puoi capirmi e poi, sei sempre stata un’alunna modello. Ti porto qui, nel cuore.  La memoria, il valore della memoria, ciò che ci lega al passato, giustifica il presente e ci tiene in vita per il futuro.” Sorride, dolce e gratificata per avere ben espletato la sua missione di educatrice, e mi tiene le mani fra le sue. Ci guardano, ma  ho lo sguardo fiero, fiero di avere avuto una maestra così saggia, così importante nella mia vita.

“O sarà soltanto Vanità?” tentenna, subito dopo. “Beh, un po’ sì. Anche a quest’età, ora che sono vedova e sola, non ho perso la mania per la casa e per la persona. Finché ci sarò, la mia casa dovrà essere sempre linda ed elegante. Deve raccontare la mia storia. Poi, figlia e nipoti, ne faranno quel che vorranno”.

Eroica, la mia maestra! Di un eroismo piccolo, da micro-storia, da quotidianità, spesso ignorato o, peggio, negletto,  eppure alla base di ciò che fa grande la Storia.

Pubblicato nella rivista “Quaderni” di dicembre dell’Associazione “Lo specchio di Alice” di Bologna- Direttore: Giuseppina Rossitto

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6 thoughts on “Al Mercatino delle meraviglie di Lucia Sallustio

  1. Cara Lucia adoro girare per i mercati, penso che non ci sia futuro senza passato, che la memoria sia il nostro patrimonio e che la vecchiaia sia una lunga storia da raccontare, ogni ruga un omaggio del tempo così come ogni filo bianco. Il tuo racconto è scritto con la consueta maestria che ho imparato a conoscere, parla di modi gentili, di nostalgia, di rispetto per persone e oggetti, di continuità e di educazione. Mi è molto piaciuto leggerlo. Buona giornata, Mariella

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  2. Che bello Mariella essere tra amici che ti leggono mentre sorseggiano una fumante tazza di caffé e approvano, condividono modi di essere e di sentire che potrebbero anche essere bizzarri. A me piacciono molto questi mercatini, perché mi piace inventare nuove vite ad oggetti e persone, mi piace costruire loro delle storie di altre vite, parallele benché diverse. Avrei molto da dire su questa materia che poi é la passione che ci ha permesso di godere della vista di antichità che altrimenti sarebbero andate perdute.
    Buona giornata e torna a leggermi, quando ti va.

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  3. Carissima Lu …bellissimo questo articolo! e che personaggio ci hai fatto conoscere! davvero mi porti ogni volta a soffermarmi sul valore di ciò che scrivi e che condivido. Spesso questi sono temi che non trovano riscontro in altre persone e parlo di quelle “che hanno abbracciato la logica del consumismo facile e distruttivo della memoria”. Io sono convinta che l’essere umano sia sempre una risorsa, ma un valore speciale lo attribuisco alle generazioni precendenti. Esse hanno per me, da sempre, fin da piccola, un tale valore che va oltre il fatto che rispetto la loro età. La memoria poi…grande dono a disposizione dell’essere umano, ma anche quella per tanti è data per scontata e quindi diventa “trasparente” per i più. Le parole poi… per me non possono essere mai scatole vuote ma che nel bene e nel male hanno davvero una pienezza di concetto che deve convivere dentro di noi per dare un nome a tutto…e fuori di noi per poter comunicare. Anche gli oggetti “del passato”, il cosiddetto “valore sentimentale” delle cose che ci sono state regalate o affidate…dove lo mettiamo? Per me in un cantuccio legato ad affetti e ricordi tale da essere così prezioso che quell’oggetto non lo daremmo per nessuna cifra al mondo! Il mio primo manoscritto contiene tutto questo. E un personaggio è molto simile alla tua maestra! Io trovo bellissima questa coincidenza! Lu riesco a sentirti “cerebralmente” così vicina ai miei pensieri che davvero mi fa piacere aver letto ciò che hai scritto e condividerlo con te e Mariella. Grazie perchè stai davvero diventando fonte di inesauribile esempio e condivisione…Un forte abbraccio. Stefy

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  4. leggendo una storia come questa, presumibilmente vera, si entra in uno stato confusionale: abituati al clamore dei Vip e alle asserzioni urlate, non sarà invece quella della anziana maestra una vita degna fino in fondo ?
    Bellissimo incontro !

    Andrea

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  5. p.s….Ehi! la veste del blog è sempre più…MITICA! Complimenti! Volevo chiederti una cosa…ti farebbe piacere se ti consigliassi qualche argomento da aggiungere al blog, per scriverci su un articolo di ciò che pensi nel merito? Attendo una tua risposta…un (altro) abbraccio.Stefy

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  6. Andrea,
    perché no, la poetica delle piccole cose, il valore della memoria, la sacralità di ciò che ci circonda, per cui non se ne faccia spreco, abuso. Contro lo spreco del cibo stesso, del superfluo, si é espresso giorni fa il Papa. Ho intenzione di scrivere qualche riga sulla moda dello Swap o dei Mercatini dell’usato, del riciclaggio e cose del genere. Mode e cambiamenti di modelli sociali mi attraggono. Sembra sempre che siano delle novità e, invece, vengono da lontano.
    Luciana

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