Poetare é d’amore


Che emozione, amici blogger! Rientro da lavoro, do una sbirciatina alla posta e mi ritrovo ad essermi classificata al 1° posto per la sezione narrativa alla II edizione di Poetare é d’Amore.  Alla I edizione sono arrivata al 3° posto con la Silloge di poesie “E ti torce, l’amore” nella quale era inserita anche la mia poesia “Fine di un’estate“.  La trovate su questo sito.

Vi riporto di seguito il mio racconto. E’ nato in vacanza, mentre percorrevo in macchina la strada che dal Belgio porta in Olanda. La mia amica Frieda guidava e parlava, parlava, con la sua voce melliflua che sembra fatta apposta per affabulare. La mia mente, intanto, vagava tra i boschi di betulla, boschi incantevoli che rilucevano sotto il sole di luglio e  iniziava a delineare i personaggi della mia storia.

QUALCOSA DA DICHIARARE

di Lucia Sallustio

Fisso da quasi mezz’ora il rettilineo davanti a me. File di betulle  m’inseguono. Le corsie per le biciclette serpeggiano parallele in mezzo ai boschi ma, come sempre, qualche ciclista riluttante ad ogni codice s’immette pericolosamente sulla strada. Ne scanso uno, a malapena.  Oggi, sono terribilmente distratta, evanescente dietro i miei pensieri.

Non percorro questa strada da anni. Tanti ormai. Brutti ricordi che non pensavo potessero farmi ancora così male. I boschi, vestiti d’estivo con il fogliame verde chiaro, non sono troppo fitti e si lasciano attraversare dalla luce che li carica di riflessi e di fiaba. Nugoli di gente passeggiano, corrono, siedono per un pic-nic. Fidanzatini che vibrano alle parole d’amore, coppie con le piccole schermaglie domestiche che si rimbeccano per qualcosa dimenticata a casa, bambini che strillano e pretendono attenzioni tutte per loro. Ed io che sto male. Nonostante stia cercando di ingannare il mio cuore come in tutti questi anni, illudendolo di frivolezze, tuffandomi in imprese rischiose, evitando questa strada oggi annoverata tra le aree naturali protette, io non riesco a dimenticare.

La chiamavano la strada dei contrabbandieri prima che fossero abolite le frontiere tra Belgio e Olanda. Allora ero solo una ragazzina alla scoperta della vita. Ridevo e scherzavo, avevo la battuta pronta su ogni cosa, una fiducia incondizionata nel prossimo. Soprattutto, amavo Michel. L’avevo incontrato a casa di Anne, era un amico di suo fratello. Nessuno sapeva che uscivamo insieme, volevo tenere segreto il nostro amore. I miei non mi avrebbero permesso di frequentare un ragazzo dieci anni più grande di me di cui ignoravo tutto. E alle miei amiche non lo avevo detto perché…Dio era talmente bello che avevo paura me lo portassero via.

Vivevo in un paesino a poco più di mezz’ora dall’Olanda e, così, ogni sera, ce ne andavamo oltre frontiera a vivere il nostro amore clandestino. Ci fermavamo sempre nello stesso pub. Bevevo birra e succo d’arancia per eliminarne l’odore. Poi ripartivamo. Un gioco da innamorati. In macchina, rimanevo con gli occhi chiusi e la testa reclinata sul sedile a fissare i momenti magici della serata. Gli indicavo dove avrei voluto la nostra casetta, in mezzo al bosco. Avremmo chiamato in aiuto Puck a instillare una pozione magica negli occhi di mamma e papà perché non si opponessero al nostro amore. Michel rideva e mi mostrava il profilo bello e volitivo che mi metteva di nuovo la voglia di coprirlo di baci.

Non era un gioco. Era solo tanto pericoloso. Il mio sogno s’infranse una notte d’argento. Ci affiancarono i poliziotti, poco dopo avere lasciato il pub. Michel non si fermò. Nella penombra gli vidi irrigidirsi i tendini del collo. Poi, mise il piede sull’acceleratore e incominciò la folle corsa. Urlavo, lo pregavo di fermarsi, gli dicevo che ci saremmo schiantati se continuava in quel modo. Ci sbarrarono la strada ad un posto di blocco e scoprii che era un contrabbandiere. Il portabagagli era pieno di burro, alcolici e droga. Io gli ero servita  da copertura in quel pub dove, mentre ci facevamo le fusa, i suoi complici gli caricavano la macchina.

Ma io sono sopravvissuta. Alla vergogna, alla delusione del primo amore, alla rabbia per essere stata usata. Per anni ho by-passato questa strada come le vie dell’amore. Oggi, purtroppo, non posso. Devo risolvere un delicato caso di riciclaggio di denaro sporco. Pare sia implicato lo stesso pub olandese. Una questione personale che aspetto da trent’anni. Sono un ispettore di polizia. Ufficialmente oggi non sono in servizio. Quante volte, durante le esercitazioni, mi sono accanita contro il bersaglio crivellandolo di colpi come se stessi centrando lui anziché una sagoma. Quante notti ho sognato di mettergli le manette, di gridargli tutto il mio odio. Ma, ora, mi sento fiacca e vulnerabile, io che ho sbaragliato bande di criminali e collezionato medaglie e pubblici encomi. Sto tremando. Sto pregando di nuovo Dio che lui non c’entri con questa storia. Il cartello stradale mi indica all’improvviso la frontiera. Da più di trent’anni non ci sono  né poliziotti né dogana qui. Ho l’impressione, però, che qualcuno si avvicini al finestrino. Fantomatici doganieri del passato. Mostrerò il tesserino. No, non serve. Risponderò che ho qualcosa da dichiarare e griderò alla luce del giorno, ai poliziotti, a me stessa: “Michel, maledetto  truffatore, ti amo ancora”.

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3 thoughts on “Poetare é d’amore

  1. Sensazioni di vita, di quando si beve un calice orlato di zucchero e che al suo interno contiene ciò che c’è di più amaro e soprattutto inaspettato. Mi ha colto positivamente di sorpresa l’evoluzione, poi il fatto che lei sia diventata una poliziotta e non solo si sia “riscattata” da quella vergogna e sorpresa, profondamente interiore, più che per la società; ma poi ancor più mi ha sorpresa la fine… quel “ti amo ancora” non ammette repliche…sempri manna Lu! (sempre GRANDE Lu!)

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