Non é giusto


Il racconto che vi propongo oggi é stato pubblicato sulla rivista on-line Reti di Dedalus– ottobre 2009 insieme agli altri 9 racconti più votati da una giuria on-line del Premio “I brevissimi- Domenico Bia“- sezione del premio Energheia 2009 di Matera.

NON È GIUSTO

di Lucia Sallustio

Schiacciata tra la folla di studenti, siedo su un rigido sedile del 26, immersa in festosi gridolini, effluvi di deodoranti commerciali, risatine ora timide, ora sguaiate, interrotte dalla tossa catarrosa o dalle imprecazioni insofferenti dei vecchi.

“Non è giusto” grida uno studente alle mie spalle. Ha il viso devastato dall’eccesso di ormoni, la rabbia di mezzo secolo di lotte studentesche, per i diplomi facili, per il trionfo della giustizia che poi si è rivelata ingiusta per chi meritava. Indossa un piumino che sa ancora di bucato, che sa sorprendentemente del mio bucato. Ma di che mi meraviglio, sarà un Ava lavatrice, un Dixan, un sottoprodotto, tanto cambia solo il prezzo, per il resto sono tutti uguali.

La cartella all’altezza dei miei occhi mi graffia il viso con la cerniera a ogni sussulto della ragazzina che si muove come un’onda del mare. Non se ne accorge nemmeno, immersa nell’ascolto del suo I-pod.

“Non mettere gli auricolari per strada, potresti non accorgerti delle macchine” dico sempre a mio figlio. Sentiamo continuamente storie di pirati che ammazzano ubriachi e fuggono via. Quanti di loro sconteranno la pena? È giusto morire sul ciglio di una strada? Basterà la sola giustizia divina? Tante le domande, troppe senza risposta.

Il ragazzo alle mie spalle borbotta ancora sull’ingiustizia subita, sulla durezza del professore che non ha voluto saperne di drammi esistenziali, disagi familiari, metabolizzazioni del dolore, conflitti con il mondo intero, a scuola, a casa, in condominio, per strada, in comitiva.

Trasmettiamo ogni giorno incertezze ai giovani, con il nostro esempio, con i racconti di liti furibonde, competizione sul lavoro e ingiustizia che interrompe sogni di carriera.

Io, seduta in mezzo a loro, spartiacque generazionale, con la mia cartella di cuoio rosso, a metà inquadrata e professionale, a metà ribelle e irriverente verso i blu, i grigi, i cammello dei professionisti seriosi.

Io, genitore come i loro genitori. Io, figlia come i loro genitori e come loro stessi.

Io, una di loro, ancora alla ricerca di me stessa, mutante mio malgrado, incantata dalla bellezza, affascinata dal lusso e dal benessere, appagata dall’appagamento dell’Io.

Io, disincantata dalla vita, dall’indifferenza di molti, dal cinismo, dalla meschinità dilagante, dall’ingiustizia.

Io, ribelle anche ora, di fronte alla mancanza di comprensione, alla negazione delle ragioni psicologiche, della tolleranza. Nel dubbio, pro reo. E noi che puntiamo il dito accusatore, col gusto di farlo, senza pietà. Può definirsi uomo chi non prova pietà? E può un mortale non sbagliare mai, essere sempre nel giusto?

Non è giusto, penso, l’avvicendarsi fluido di sistemi, ideologie, governi, circolari di carta che stigmatizzano mezze verità, quelle del momento, che decretano la fine di ciò che solo fino a poco prima era giusto. Crea solo caos intorno e dentro di noi.

Intorno a me gli studenti parlano, gridano, ridono, si fanno confidenze d’amore, parlano d’amore. Per fortuna si continua a parlare d’amore, si continua a credere e sognare. Mi intenerisce guardarli, quasi mi piace il loro linguaggio, così breve e privo di orpelli. Eppure i giovani non hanno dimenticato i sentimenti. Non è giusto disincantarli perché noi adulti lo siamo. Non è giusto parlare loro continuamente di corruzione che azzera il merito personale. Li spingiamo a non provare, a non provarsi, all’inedia, alla rassegnazione, li condanniamo alla vecchiaia anzitempo. Basta a dire loro che tanto non cambia nulla, che se protestano non cambierà nulla, che l’innamoramento passa dopo solo sei mesi, che l’amore eterno non esiste, che le ragazze di oggi sono troppo prepotenti e gli uomini fragili o insensibili.

La ragazzina di fronte a me tira fuori la biro dal borsellino e scrive qualcosa sulla cartella.

“Amami per quella che sono” leggo e completo la frase mentalmente “se di me hai un’altra idea, non è giusto che continui ad amarmi”.

Annunci

5 thoughts on “Non é giusto

  1. Cara Lu si vede che è il tuo ambiente perchè lo vivi appieno. Ecco perchè si percepisce che hai, per profonda scelta, una visione privilegiata su questo mondo giovanile, che seppur con pregi e difetti rappresenta il nostro incerto domani. Sarà poi perchè la visione di loro ce l’hai doppia, da madre e da insegnante. Io ne ho solo una (quella di genitore) che spesso dalla maggior parte dei tuoi colleghi è ritenuta una figura poco presente oppure al contrario ingombrante. Mi chiedo se per fare la professione di insegnante sia necessario prima di tutto il “volerlo fare con amore e dedizione” (è raro!)un pò come dovrebbe essere il lavoro dei sanitari (medici, infermieri in particolare). Facile non è certamente fare il mestiere dei genitori, facile non è fare il lavoro degli insegnanti ma facile certo non è fare i figli … specialmente i figli di oggi!
    Un abbraccio Lu
    Cui prodest…

    Mi piace

  2. E’ per questo che bisogna sempre aprirsi alle “ragioni degli altri”, in ogni cosa si faccia, prima di procedere a senso unico. Questa doppia prospettiva, tuttavia, é molto faticosa ed i risultati non sono né immediati, né scontati.
    Certo é che in passato c’era sen’zaltro più autoritarismo, minori spazi per il dialogo e la comunicazione, ma, forse, i figli sentivano meno il fiato dei genitori sul collo. Noi abbiamo molte più aspettative, devono essere bravi a scuola, se sono degli atleti devono essere dei campioni, se vanno al Conservatorio degli artisti, dei bravi figli che non ci facciano perdere tempo e non ci diano problemi perché andiamo sempre di corsa e siamo depressi o stressati o biliosi o ansiosi. Mi fermo, ché ho già il fiato corto solo ad elencare tutte le nostre ansie.
    Bell’argomento, ci sarebbe tanto da dire. Scrivo spesso sul rapporto figli-genitori e mi piacerebbe arricchire le mie conoscenze dal confronto con gli altri.
    Luciana

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...