La metalmeccanica


Sono una metalmeccanica. Laurea in lingue, diploma interprete-traduttrice, corsi post-laurea, CV pesante, una grande boria che quando passo, quelli dell’ufficio o dell’officina, io non li vedo proprio. Ci passerei sopra come un caterpillar o, per restare in tema con il mio lavoro, come una macchina movimento terra dotata di un potente martello demolitore idraulico, di quelli che si producono qui.

“Signorina, lei traduce bene, diversamente non occuperebbe questo posto, ma anche i miei operai traducono la materia prima in prodotto finito. Questa è una grande famiglia, ognuno ha un suo ruolo.”

Avevo chiesto soltanto di adeguare i parametri della fascetta ai miei titoli, sennò perché avrei perso tutto questo tempo a studiare e speso tutti quei soldi per una scuola privata così snob che sforna poveri illusi demoliti dalla realtà appena fuori dallo stabile di lusso dov’è ubicata?

Il direttore tecnico mi ha smontata in poche battute. Alla mia scrivania mi aspetta una pila di documenti, di fatture, all’università pensavo fossero quelle delle fattucchiere, di storni di rondelle e listini dei pezzi di ricambio. Incredibile come si usurino questi mostri potenti. Demoliscono e si rompono per fortuna, e più si rompono e più noi vendiamo e più personale serve e più illusioni s’infrangono tra le ganasce impietose dei capi che sono pure i proprietari. Mi sono seduta fiacca come una pigotta, la rabbia mi esplodeva in corpo. L’ho sfogata sui tasti della macchina da scrivere dove passo le mie giornate a tradurre manuali, assemblare e disassemblare martelli sulla carta, accoppiarli alle escavatrici, rimpiazzarli con le benne, ripararli in traduzione, pignorarli a distributori insolventi con traduzioni asseverate.

É finita la giornata e mi sento demolita anch’io!

di Lucia Sallustio

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3 thoughts on “La metalmeccanica

  1. Quanto la capisco…alla fine di un giornata di lavoro mi sento demolita anch’io…e quando alla fine del mese devi far quadrare i conti, ti domandi: i miei genitori mi hanno fatto studiare, mi sono impegnata, ho fatto la gavetta e dopo tanta fatica, è tutto qui? Oddio di questi tempi è già una forza avercelo un lavoro. E pù titoli hai, più è difficile ed allora pensi…questo mondo va proprio all’incontrario!

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  2. Grazie Antonella per avere dedicato il tuo tempo, sempre tiranno con te come con tutti noi, a leggere il mio raccontino. In quanto al mondo che, talvolta, ci sembra giri all’incontrario, beh basta farsene una ragione e pensare positivo. Di tanto in tanto, succedono cose…bellissime. Arrivano così.
    Luciana

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  3. La frustarzione post laurea, quando ti accorgi che non è servito a niente, e finchè trovi un lavoro qualsiasi, ancora ancora… Lucia, prima non era così, ricordi? Un tempo ti laureavi in lettere per insegnare e alla fine insegnavi, magari vicino casa, ora fai giurisprudenza e bene che vada devi andare all’estero. Tu sei sempre bravissima. Un abbraccio, Mariella.

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