30R Fernandel marzo: parola d’ordine “relé”


Vi avevo già detto che scrivere su questo tema non è stato così facile. Ad un tratto, girovagando mentalmente sul termine, si è accesa la lampadina, come se avessi pigiato sull’interruttore giusto.  E proprio questa sensazione ho voluto trasferire al personaggio della mia storia, un magazziniere reso folle dall’umiliazione di essere stato lasciato dalla donna che, a modo suo, amava.  L’interruttore, a lui, ha acceso una di quelle tragedie che, purtroppo, sempre più spesso distruggono le vite di ignari familiari.

Il raccontino ha ricevuto una menzione da parte del curatore M.G.  Anche se non del tutto lusinghiera, ve la riporto:

…L’ordine da evadere di Lucia Sallustio, che ha una buona partenza, con il protagonista che riferisce scioccato spezzoni di un biglietto di addio amoroso, ma in generale in un contesto un po’ sforzato.

L’ordine da evadere

Fissava il bigliettino giallo e sudava freddo. Leggeva e le gocce gli rigavano il volto. Quel ti lascio gli trapanava il cervello, con quella scrittura ondulata da stupida civetta qual era. E il non mi cercare più suonava di minaccia, con tutti quei punti esclamativi. Uno, due, tre, un’enormità sproporzionata. Dieci anni insieme e tutti i sacrifici che aveva fatto per lei e quella rognosa d’una figlia piagnucolona che si ritrovava sempre tra i piedi e che non era nemmeno sua.
Non riusciva a staccare lo sguardo dal biglietto che, intanto, si accartocciava tra le mani, con il ti lascio che si sgranava e sbiadiva sotto le gocce di sudore.
Cos’altro doveva darle per convincerla a restare con lui, come altro doveva dimostrarle che, dopotutto, l’amava ancora. L’aveva già convinta tante volte. L’aveva picchiata. Era sempre restata.
“20 relé per l’Edilcasa. Un’integrazione dell’ordine del dieci maggio. Gianni, è urgente. Gianni, lo spedizioniere è in partenza.”
“Subito” rispose per fare tacere quella gallina in minigonna che strombazzava dall’altro lato dell’inter-phone. Ce l’aveva anche con lei, anzi col mondo intero da quando Lisa era ritornata nel suo monolocale con la figlia.
“Porco boia, piove a dirotto fuori e i relé sono nel magazzino nuovo. Venti relé, vogliono. Relé. Venti. Sì, venti.”
La pioggia gli sferzava il volto, era inzuppato e sudato, ma non gli andava di correre. L’idea che gli era balenata era troppo accattivante. Ti lascio, ma come si permetteva? Chi era lei per decidere? Voleva umiliarlo, davanti a tutti.
“Sì. Alle venti. Lei sarà a casa. Sola. La vicina a lavoro. I Favilla del piano di sotto sono ancora in Florida. Mercoledì che Paola va da suo padre, alle venti. Venti relé. Mi ha lasciato perché non mi ama più. Gliela farò pagare.”
“Gianni…”

di
Lucia Sallustio

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