Presentazione “Il gioco dei quindici” al Simposio- Roma


Nel salottino del Simposio a scambiarci impressioni tra amici co-autori. Nella foto Andrea Masotti, due lettrici, io e s’intravedono le mani di Maria Alberta Fiorino mentre ripone l’antologia.

Stefano Mascella, Daniela Rindi che ha appena presentato il mio racconto ed io che spiego la scelta del verbo "Rivelare" alla base del mio racconto "Cara mamma,..."

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Scrivere haiku, un altro stile


Scrivere haiku, un genere poetico che mi affascina. Ogni tanto mi ci provo anch’io,  indubbiamente prolissa e rassicurata dalla prosa,  le cui parole si dilatano sulla pagina bianca e si accomodano con lentezza, più che dalla poesia che impone i suoi dettati formali e contenutistici e rattrappisce la parola.  Qualcuno ha già detto delle mie liriche che sono verbose, per fortuna ancora nessuno mi ha detto che si tratta di prosa trasposta in forma poetica.  So che scrivere poesia non significa cesurare il discorso, altrimenti chiamato verso, per andare a capo, non disdegno le regole della metrica e della versificazione, mi piace la musicalità della parola e ritengo sia un criterio per valutare la poesia. L’ haiku, invece, é un genere interessante, fugace e a tempo come un arcobaleno, una miniatura dalla perfezione lapidaria ritmata dalla scansione sillabica di 5-7-5 nello spazio di una terna di versi che non mi azzardo per i fini conoscitori del genere a chiamare terzina.

Vi dico cosa l’haiku rappresenta per me: una facile, improvvisa folgorazione, un’idea intuitiva che piego alle regole più generali di questo genere giapponese che si propone, alla pari della lingua con la quale prima si é espresso, come un condensato di parole, sfrondato del superfluo, spesso lessicalmente denso su di un’immagine captata al volo e così a lungo ponderata da essersi asciugata all’essenza.

Questo è l’ultimo haiku che ho scritto:

Ti rubo storie

Ti rubo storie,

Vita, che impietosa

Ci rubi sogni

Non ho rispettato un’altra regola, non tassativa ma tipica dei componimenti più classici, la contemplazione della stagione nel secondo verso. Ma volevo rendere in poche parole una riflessione fatta incolonnata in una lunga coda davanti al semaforo all’ora di pranzo:  da chi o da cosa attingevo materiale per i miei racconti. La stesura non è stata così semplice e indolore come potrebbe sembrare. Ne scriverò altri e vi invito a scriverne anche voi. Io ho postato il mio al Concorso Internazionale Haiku 2010 ancora in corso. Troverete il mio haiku, che se vi va potrete votare registrandovi gratuitamente, tutte le informazioni su questo genere letterario, una miriade di esempi in concorso anche negli anni precedenti ( tra cui altri miei 3 haiku del 2009) nel sito:

http://www.cascinamacondo.com

Spero di trovare qualcuno di voi quale compagno di strada. Il concorso letterario scade a maggio e notevoli sono le iniziative letterarie e culturalipromosse da questa associazione  in genere fruibili soprattutto da chi vive a Torino o non molto distante dalla zona.

Mi piacerebbe ricevere notizia a questo post tra i commenti.

Prima presentazione dell’antologia : “Il gioco dei quindici”. Il gioco continua a Roma


La prima presentazione dell’antologia si terrà venerdì 23 aprile ore 19:00, al Simposio, Via dei Latini 11 (zona San Lorenzo), a Roma dove la maggior parte degli autori, alcuni dei quali si conoscono soltanto virtualmente, s’incontrerà per un reading.  E poichè l’atmosfera del forum undiciparole nel quale si sono incontrati e si sono vicendevolmente letti, riletti e commentati è stata sempre scherzosa e amichevole, immancabile seguirà una  pizzata esibizionista. A quanto pare, questi autori preferiscono pasti più sostanziosi, pur sempre sotto l’egida della letteratura, al più tradizionale caffé letterario.

“Cara mamma…” – Lucia Sallustio (Rivelare)

Girava e rigirava la lettera tra le mani nodose e tremanti da un bel po’, senza aprirla. Provava una sgradevole sensazione di nausea, una stretta dolorosa alla gola. Si toccò il collo e se lo strofinò, poi ritrasse la mano, umiliata dalla stretta delle carni molli e rattrappite. Le facevano venire in mente la pelle cadente e porosa delle ali di un cappone. Come si era ridotta! Non era solo colpa della vecchiaia che pure, per quanta vanità le fosse rimasta in corpo, faceva la sua parte. Era proprio la maniera in cui aveva dissipato la sua vita, e non solo la sua.

Sobbalzò. Suonavano alla porta, un suono protratto, nervoso, di chi è stato lì a pigiare senza risposta. Erano arrivati. Avrebbe voluto che quella nuova mattina non fosse mai giunta, addirittura aveva farneticato, nell’incoscienza della notte, che l’avessero trovata morta nel suo letto. Bella morte quella che sopraggiunge leggera come il sonno, senza dolore, senza rumore, senza colore.

Vigliacca. Lo sei sempre stata. Al punto da negare mille volte la verità intorno a te. A che ti è valso, se dovevi ridurti così, Milady?

– Possiamo, signo’? le chiese spavaldo il giovane col cappellino bianco in testa che ruminava una chewingum sull’uscio. In altri tempi lo avrebbe apostrofato male, dall’alto della sua alterigia. Sciacallo, si limitò a pensare.

Non aveva perduto la sua aria arcigna, né la cura della persona, benché ormai le fosse restato ben poco anche nell’armadio.

Aveva conservato i capi più preziosi, quelli cui era legata per motivi sentimentali. Le venne da ridere al pensiero che nel suo cuore davvero potessero albergare dei sentimenti. Sì, qualcuno in effetti c’era. L’amore eccessivo per se stessa. Aveva ragione Irene.

Questo l’incipit del mio racconto.

… continua … sul libro

Il gioco dei quindici: l’exibition di quindici undiciparolieri


Questo libro nasce da un gioco. Un gioco letterario, se ci si permette l’utilizzo di questo termine alto, tra quindici persone accomunate da due identiche passioni: una, la scrittura (e questo è ovvio), due, il desiderio di confrontarsi (e questo non è così ovvio per chi è dedito alla pratica necessariamente solitaria della narrazione scritta).
Succede che un gruppo di autori, grazie a incontri un po’ reali e un po’ virtuali – fatti prima nella nostra sede in occasione della presentazione di alcune Instant-Anthology, poi in seguito tramite vorticosi scambi di mail –, decidano a un certo punto di organizzarsi in un forum che chiamano “undiciparole” (http://undiciparole.forumfree.it).
Certo, di forum letterari è piena Internet, ma questo presenta alcune particolarità: nasce non solo da persone che si sentono accomunate da una passione, ma anche e soprattutto che già dimostrano una capacità scrittoria provata (sono autori pubblicati nelle nostre antologie), che desiderano fortemente il confronto e che, seppur limitatamente a qualche incontro, si conoscono di persona.
Così undiciparole prende subito una piega giusta, fatta di critica costruttiva e di confronto sereno, di amicizia e di rispetto, di divertimento. E, pur nella assoluta indipendenza da PerroneLAB, questo luogo virtuale ci convince da subito, e con piacere lo vediamo crescere di mese in mese, per qualità di scritti e numero di partecipanti.
Finché, a un certo punto, quindici autori decidono di scrivere qualcosa insieme. O meglio singolarmente – perché l’anima della narrativa è comunque individuale – eppure insieme. Approfittano delle undici parole che danno il nome al forum, ne aggiungono altre quattro, ed ecco che nasce l’idea: scrivere quindici racconti a tema, uno su ciascuna parola, legando i racconti con un filo sottile fatto di immagini, personaggi, citazioni.
Ogni racconto è dunque indipendente eppure, a leggere bene, si scorgono tracce, spesso impercettibili, momenti di incontro disseminati qua e là, che costellano tutta la narrazione.
Il risultato è questa antologia, un’opera che ci convince e che abbiamo piacere a pubblicare.
E ora, non resta che augurarvi buona lettura.

Rime aspettando l’autobus


COME FUOCHI D’ARTIFICIO

Neri fuochi d’artificio s’aprono radiosi
Nella distesa aerea sopra i passanti
Fibrillano e s’irradiano gioiosi
ora fitti, ora radi si mescolano pulsanti.

L’occhio, non più distratto o indifferente,
cerca di imprimerli nella mente.
Si contendono, le nuvole animate,
L’esiguo spazio tra le due balconate.

Incantan ora le garrule rondinelle
l’ignaro spettatore annoiato
che alla fermata con altre sentinelle
attende l’autobus nell’anonimato.

Decideranno mai, si chiede intanto,
qual è la direzione che agevola l’incanto?

di Lucia Sallustio

Haiku d’auguri


Questa volta gli Auguri di Buona Pasqua agli amici li formulo con un Haiku e una “scarcella”, dolce tipico pasquale che io stessa ho preparato per tutti voi.

L’AMICIZIA

Sostituto è

D’amore, l’amicizia.

Con me brinda.

di Lucia Sallustio