Prima presentazione dell’antologia : “Il gioco dei quindici”. Il gioco continua a Roma


La prima presentazione dell’antologia si terrà venerdì 23 aprile ore 19:00, al Simposio, Via dei Latini 11 (zona San Lorenzo), a Roma dove la maggior parte degli autori, alcuni dei quali si conoscono soltanto virtualmente, s’incontrerà per un reading.  E poichè l’atmosfera del forum undiciparole nel quale si sono incontrati e si sono vicendevolmente letti, riletti e commentati è stata sempre scherzosa e amichevole, immancabile seguirà una  pizzata esibizionista. A quanto pare, questi autori preferiscono pasti più sostanziosi, pur sempre sotto l’egida della letteratura, al più tradizionale caffé letterario.

“Cara mamma…” – Lucia Sallustio (Rivelare)

Girava e rigirava la lettera tra le mani nodose e tremanti da un bel po’, senza aprirla. Provava una sgradevole sensazione di nausea, una stretta dolorosa alla gola. Si toccò il collo e se lo strofinò, poi ritrasse la mano, umiliata dalla stretta delle carni molli e rattrappite. Le facevano venire in mente la pelle cadente e porosa delle ali di un cappone. Come si era ridotta! Non era solo colpa della vecchiaia che pure, per quanta vanità le fosse rimasta in corpo, faceva la sua parte. Era proprio la maniera in cui aveva dissipato la sua vita, e non solo la sua.

Sobbalzò. Suonavano alla porta, un suono protratto, nervoso, di chi è stato lì a pigiare senza risposta. Erano arrivati. Avrebbe voluto che quella nuova mattina non fosse mai giunta, addirittura aveva farneticato, nell’incoscienza della notte, che l’avessero trovata morta nel suo letto. Bella morte quella che sopraggiunge leggera come il sonno, senza dolore, senza rumore, senza colore.

Vigliacca. Lo sei sempre stata. Al punto da negare mille volte la verità intorno a te. A che ti è valso, se dovevi ridurti così, Milady?

– Possiamo, signo’? le chiese spavaldo il giovane col cappellino bianco in testa che ruminava una chewingum sull’uscio. In altri tempi lo avrebbe apostrofato male, dall’alto della sua alterigia. Sciacallo, si limitò a pensare.

Non aveva perduto la sua aria arcigna, né la cura della persona, benché ormai le fosse restato ben poco anche nell’armadio.

Aveva conservato i capi più preziosi, quelli cui era legata per motivi sentimentali. Le venne da ridere al pensiero che nel suo cuore davvero potessero albergare dei sentimenti. Sì, qualcuno in effetti c’era. L’amore eccessivo per se stessa. Aveva ragione Irene.

Questo l’incipit del mio racconto.

… continua … sul libro

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