Sempre sui personaggi: la maestra di ricamo


Continuando a discutere sui personaggi di un romanzo, ve ne propongo uno che s’inserisce in un’opera ancora in corso di scrittura. Non vi dico se questa donna é protagonista, antagonista o solo uno dei tanti personaggi nell’affresco della storia,  dico solo che si chiama Angelina.  Il resto lo lascio a voi, ai vostri commenti che non vedo l’ora di leggere, alla vostra condivisione di ricordi o soltanto di fatti narrati da testimoni veri e non ancora trasfigurati da amnesia sostenuta dalla fantasia.

A scuola di ricamo

Salirono in silenzio la stradina e, quando furono arrivate, Lisetta bussò. Scambiò qualche frettoloso convenevole con la cugina, rivolse a sua figlia uno sguardo che accennava ad un’altra sequela di raccomandazioni, salutò e se ne andò senza una parola di più. Un leggero senso di colpa le velava lo sguardo. Nello stanzone allungato e rischiarato da una finestra che filtrava la luce con avarizia, la maestra aveva schierato cinque file di sedie, cinque posti per fila. Nel giro di poco tempo le poche sedie vuote si riempirono. Le giovani ritardatarie si affrettavano con il capo chino, timorose della maestra. Le fu assegnato il terzo posto in prima fila. Era il primo giorno di lezione e Angelina voleva tenerla sott’occhio. Restava solo un posto vuoto. Angelina si sedette di fronte alle allieve con il cerchietto in mano, come una matrona. Era una donna di mezza età, con capelli crespi alzati in una crocchia voluminosa da nobildonna, ma scomposta come se si fosse appena alzata da letto. Da un grosso neo sulla guancia si allungava un pelo lungo. Aveva un volto sgradevole, non brutto ma popolano e grossolano, nonostante le arie da gran signora, con  occhi piccoli, torvi e cattivi e una fitta peluria sul labbro superiore. Infilava l’ago sottile nel lino e le guardava da sopra gli occhialini appoggiati sul naso. Bussarono alla porta. Entrò una bambinetta gracile con un vestito corto e stretto che le lasciava scoperte le ginocchia, due bozzi sulle gambe ossute. La maestra le lanciò un’occhiataccia di odio.  Fermò l’ago nella stoffa, posò il cerchietto sul tavolino e rimase seduta impettita. Poi si alzò e girò tra loro. All’improvviso, nel silenzio della stanza, si udì lo schiocco veloce di una mano sulle ossa di un viso. Sussultarono, ma nessuna smise di ricamare, come se non fosse successo nulla di grave. Era sbigottita per la ferocia della maestra e l’indifferenza delle altre.

“Tu, abbassa lo sguardo” le disse la maestra. Aveva pronunciato  queste parole con la forza di un Dio giustiziere, poi la vide, di sottecchi, che si  sistemava la pettorina del vestito e si ridava il contegno di nobildonna sprezzante.

di Lucia Sallustio

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5 thoughts on “Sempre sui personaggi: la maestra di ricamo

  1. Ciao Lucia,
    ora mi sono ricordata il motivo per cui il tuo nome mi suonava familiare: sei tra gli autori delle antologie di Perrone!
    Considerami senz’altro tra i tuoi “venticinque lettori” (che sono sicuramente più numerosi!)
    Buona giornata!

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  2. In punta di “bisturi” hai delineato con maestria, quindi in poche righe, questo personaggio. Riesco a “vederla” benissimo e qui sta il tuo talento. E poi, eccome se riporta indietro nel tempo! Per me, che da piccola ero costretta a fare cure ricostituenti, tanto ero magrina, mi ha colpito la descrizione della piccola esile scolara… quella è in punta di pennello, però! Certo che gli “strumenti” che hai li usi molto bene! Sì, rischio di ripetermi e sono tra le tue lettrici… peggio per te che ti fai leggere sempre bene! Un abbraccio. Stefy

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