Ancora su “A perfect Day” a scuola Holden- Parte terza- La scrittura come ascolto della voce interiore


ore 14,45 Milena Agus ovvero Alice nel paese delle Meraviglie.
E’ questa la lezione – o meglio la non-lezione come più volte dice lei stessa- che più mi riconcilia col mio senso della scrittura e mi fa capire finalmente perché sono qui. Sono qui in fondo per capire se ho qualcosa in comune con gli altri quando mi affaccio sulla pagina bianca – rectius sulla tastiera- e cerco di capire perché scrivo, perché voglio scrivere. La Agus è una persona dolce e timida che emana però un entusiasmo incontenibile per questa nostra passione. Perché per lei è soprattutto passione, qualcosa che la fa stare meglio, l’unica cosa che riesce a fare bene nella vita- dice lei- poiché è una frana in tutte le cose che convenzionalmente devono essere fatte bene (guidare, cucinare, insegnare). E’ la sua rivincita ed è anche il suo modo di spiegare quello che a suo dire non sa affatto capire: dice di non capire molte cose del mondo, del mondo degli adulti, del mondo con le sue regole e prassi dai perché misteriosi, dunque lo guarda e lo descrive con la sua voce interiore che è quella di una giovane o di un’adolescente (i personaggi dei suoi romanzi). Ma capirete che la cosa che più mi ha abbagliata è stato l’esordio : ‘ io sono un caso anomalo. Non so perché mi abbiano chiamato qui come scrittrice perché io non amo qualificarmi tale. Sono anomala perché ho pubblicato per la prima volta a 45 anni, continuo a fare il mio lavoro – insegno in una scuola – e quello che voglio dirvi soprattutto è quello che significa per me la scrittura’. Capirete che ci sono alcune assonanze con la mia vita che finiscono col diventare una serie di straordinarie coincidenze quando lei continua col dire che scrive perché la fa stare meglio, che non bisogna scrivere per pubblicare ma conservare la sana e incoercibile spinta verso l’espressione di quella che è la nostra ‘voce’ interiore e che quando si è trovata questa ‘voce’ allora tutto viene fuori da sé, che il proprio lavoro, il romanzo, è po’ come un figlio che avrà la sua propria vita e non dobbiamo avere troppe aspettative su di lui perché i romanzi come i figli non sono nostri ma sono per il mondo. Mi riconosco persino quando parla del rapporto con i personaggi: anche lei come me li conosce benissimo, sono vivi e veri in questo mondo parallelo che è il nostro romanzo e quando finiamo di scriverlo sappiamo da un lato che dovremo lasciarli andar via ma anche che in realtà per noi sono come persone care che non dimenticheremo mai. Ed io che pensavo di essere matta! Non vi sembra una visione alla Alice?
Concludo che se quelle sensazioni che conosco così bene producono letteratura, forse sono sulla strada giusta. Perché è per questo che sono qui, per trovare la strada.
La parte tecnica della lezione è sulle lezioni americane di Calvino che lei rende molto bene col suo dolce sorriso: parla di leggerezza intesa come togliere peso alle cose pesanti e dare peso alle cose leggere: questo bilanciamento suscita il sorriso nel lettore che in quello attento non è appunto risata ma solo sorriso perché il senso profondo delle cose è già lì in quel contrasto. Adesso voi penserete che io ho letto tutto della Agus: non è vero, non ho letto nulla di lei ma c’è da scommettere che al rientro mi fiondo in libreria.
Anche il commiato è dolce e sincero: mi sembra di aver trovato una persona vera in questo mondo di egocentrici e quando le porgo il mio romanzo mi sembra di fare cosa buona e giusta. Esco dalla stanza domandandomi se sia più grande chi firma autografi e fa lezioni pompose o chi si metta a nudo – e credetemi era sincera- davanti al suo pubblico: la risposta forse è nella differenza di genere – intendo proprio il maschile e femminile- che si riflette nella visione del mondo. Nel corridoio non vorremmo farla andare via, rubiamo un ultimo sorriso, un ultimo consiglio da questa donnina dolce e timida che sembra la mamma di tutte le scrittrici. Ma devo correre, stanno per chiudere la porta dell’ultima lezione, quella con Giordano e dopo la Agus, chissà perché, che un brillante ragazzo sotto i trenta possa insegnarmi qualcosa mi pare veramente molto strano. Ma di questo più in là.

scritto da Dirce Scarpello (autrice del romanzo “Angulus Ridet”- Perrone Lab luglio 2010) il 29/09/2010

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