PERFECT DAY THE END, 4° ED ULTIMO ATTO: PAOLO GIORDANO OVVERO IL GIOVANE HOLDEN FA SCUOLA


E con questo quarto atto Dirce Scarpello, autrice del romanzo Angulus Ridet edito da PerroneLAB nel mese di giugno 2010, ci sollazza con le emozioni vissute alla Scuola Holden in occasione dell’ambitissima esperienza di “A perfect Day”. Come dire che, dovessero ripetere l’iniziativa, non facciamoci scappare l’occasione di incontrare gli autori dei libri che ci hanno fatto sognare, adirare, emozionare sotto il soffitto pieno di nomi illustri della scuola Holden di Torino.

Grazie Dirce per averci dedicato le tue attenzioni socializzando la tua esperienza.

Lucia Sallustio

Del personaggio del romanzo ha solo lo sguardo tenebroso e tormentato ma come sappiamo lui, Giordano, è invece una specie di piccolo genietto che ha bruciato tutte le tappe – credo che sia laureato in qualcosa come fisica o ingegneria e che abbia pure vinto un dottorato prima dell’avventura letteraria- approdando al premio Strega prima dei trent’anni. Sebbene si atteggi – non in maniera arrogante, in verità ma piuttosto impacciata- a docente finisce presto col sembrare proprio un ragazzo che sta sostenendo un esame: non guarda dritto il suo pubblico, non domina la platea ma cammina avanti e indietro abbassando a tratti lo sguardo e ripete la sua lezione- ancora una volta un autore americano, ancora una volta gli anni sessanta, società piccolo borghese americana, mille film già visti- dalla quale, per la verità, traggo qualche spunto interessante. Del racconto analizzato ‘Undici solitudini’ di Yates, ricavo una interessante tecnica, cioè quella di introdurre quello che sarà il conflitto, il dramma interiore forte dei personaggi, attraverso piccoli accenni, in sé però abbastanza completi a quello che sarà l’acme della vicenda sicché il lettore è preparato- come in un crescendo Rossiniano, e questo è un paragone mio- allo svolgersi finale, non più a sorpresa ma solo d’intensità diversa dall’accenno iniziale. Grace si sposa con un uomo mediocre, anche lei è mediocre e recita una pantomima dell’amore e della passione: dov’è il dramma? Nella strisciante consapevolezza di questa mediocrità che hanno i personaggi, nella resa a questa mediocrità che se il racconto non fosse continuamente velato da un’ombra di dramma, potrebbe a tratti divenire caricaturale. Altra cosa interessante dall’analisi testuale è quella del modo che ha l’autore di calarsi nei personaggi pur lasciando l’io narrante in terza persona e vi riesce utilizzando linguaggi, similitudini e espressioni di basso profilo, adeguate ai suoi personaggi: sicuramente l’autore avrebbe potuto usare un registro più elevato ma invece ha scelto di fare un passo indietro e di adeguarsi al suo personaggio, scendendo al suo livello.
Adesso Giordano è più rilassato. Ha detto la sua lezione e può cercare di sfoderare il suo fascino che a me, purtroppo ben più grande di lui, finisce col sembrare un po’ adolescenziale, anche se ormai mi sono fatta l’idea che la stragrande maggioranza dei trentenni, soprattutto maschi – ahimè in questo caso anche i quarantenni a volte- si sentano ancora degli adolescenti incompresi. L’occhio ceruleo sta per colpire nel segno la platea – a stragrande maggioranza femminile- quando vien fuori con un’osservazione da neofita della scrittura – o almeno così a me è parsa- che si domanda come fare a dare i nomi ai luoghi e ai personaggi. Lui dice che proprio i nomi italiani gli stonano e che tendenzialmente gli suonano bene quelli americani. Un’esterofilia da letteratura commerciale, da globalizzazione culturale, da sudditanza ai modelli anglosassoni che oltre a saltare buona parte della nostra ottima letteratura contemporanea è come rinnegasse- o almeno così a me pare- quella passione per la scrittura di cui parlava la Agus, per degradarla a creazione di un prodotto. Questa ultima sua esternazione mi è parsa piuttosto una ingenuità, come l’ammissione della mancanza di una sua voce interiore ben i identificabile al di là di quella che ha drammaticamente riempito il suo primo brillante esordio. Bah, vedremo, concludo. Se quello sarà solo l’avvio di una brillante carriera letteraria o se sarà l’opera irripetibile di un enfant prodige. Insomma vedremo se il suo numero primo rimarrà solo oppure no. La giornata didattica è ormai finita, una specie di melanconia mi prende, considerando che di lì a poco ho l’aereo per ritornare a casa: mi congedo dagli amici di forum e dai nuovi conoscenti con caldi abbracci e la speranza di rincontrarci un giorno chissà dove, mi congedo dalla stessa Scuola guardando finalmente il soffitto pieno di nomi illustri, sperando che un giorno ci sia un angolino con il mio nome. Vado via come una ladra, come un’amante dopo un incontro fugace ma intenso che lascerà il segno ma come un’amante ho la consapevolezza che un’altra sarà la mia strada, che l’abbraccio che ho un po’ mitizzato di cui ho goduto oggi non sarà altro che un’esperienza di vita e che la strada è lunga, faticosa e non è detto che mi porti da qualche parte ma, come dice non ricordo chi, l’importante in fondo non è la meta ma il viaggio.

di Dirce Scarpello

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