Festeggiamo insieme il 1° compleanno di questo blog


@cari amici lettori

fra qualche giorno, il 7 novembre, questo blog farà 1 anno. In fase di primi bilanci, posso dirvi che é stata un’esperienza bellissima e ricca di soddisfazioni che é corsa in parallelo alla mia esperienza di attiva forumista su undiciparole. Penso che entrambe le esperienze si siano date rinforzo e consolidate in una prospettiva di apprendimento continuo che se, per alcuni più giovani o più inseriti nel settore, può sembrare scontata e di basso profilo, per me é stata proficua e mi ha regalato una serie di sfumature nella paletta artistica della scrittura, dell’editoria, della saggistica e perfino della legislazione vigente e correlata a questi campi che non bisogna assolutamente trascurare.
E’ per questo che vorrei festeggiare il 1° compleanno del mio blog con tutti voi. Mi piacerebbe lasciaste qualche poesia, brano, racconto intero, qualche commento ad uno dei miei post andando a ritroso fino ai primi. Potrete farlo nello spazio Commenti di questo post da oggi stesso e per una settimana fino al 10 novembre.

Per me sarà una gioia immensa ospitarVi nel mio salotto letterario per modesto che sia.
Grazie mille per la pazienza e per la vostra collaborazione che sono certa non mancherà.

Happy Birthday my blog

Lucia Sallustio

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23 thoughts on “Festeggiamo insieme il 1° compleanno di questo blog

  1. Auguri per il compleanno, ti invio una satira, forse il tema non è nuovissimo ma sono certo che esordisce sul web.

    Il burqo

    Ora che il lifting
    è sul podio supremo della scala sociale
    ho una proposta
    per sfuggire all’asta del comandare
    agli analisti darò il malservito
    a politico furbo ora assurgo
    col burqo.
    Obbligatorio per ogni adulto, solo uomo
    può sembrare metà persona metà vestito
    sei un single ? ci puoi parlare
    è politically correct
    ed in fact piace tanto ai musulmani
    i più marziani del melting pot
    impoverisce i chirurghi estetici
    che sono miei nemici personali
    mi fan sentire sempre in debito
    per vivere di rendita
    il burqo ti nasconde dal tuo personal trainer
    vero carnefice tra i nuovi parassiti
    e libera un container
    stipato di scienziati
    destinati allo studio delle rughe
    in televisione ogni demiurgo avrà il suo burqo
    l’imitatore senza riferimenti
    imiterà il proprio niente
    il mare azzurro mito
    inseguito per l’abbronzatura
    farà sudare da impazzire
    così evitando la morte per plastica.
    Il burqo costa poco anche se forte di tessuto
    dentro annidato c’è un goniometro
    che misura the brain activity
    fa chicchirichì ad ogni pulsazione
    per i club del Q.I. sempre in agguato
    alla ricerca chic-demente del plusdotato
    così sarà evidente
    che anche il burqo non risolve niente.

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  2. Divertente idea, Andrea.
    Luciana, per non venire alla festa a mani vuote lascio anch’io qualche riga spiritosa che avevo mandato a un 30R tempo fa. Una cosa senza prtese, giusto per sorridere un minuto e scordarsene:

    Manuale di sopravvivenza per cuori infranti

    Con questo breve vademecum l’autrice intende fornire poche utili indicazioni alle donne che vogliano salvarsi dalle complicazioni della condivisione amorosa, che spesso si riduce a rimanere sveglie la notte al suono ritmico del russare di un uomo.
    Regola numero 1. Sono assolutamente da evitare le situazioni che possono scatenare quello stato psicotico – scientificamente riconosciuto come tale – che suole essere definito “innamoramento”. Per esempio, i luoghi d’incontro per single, anche virtuali, vanno banditi dalla vostra esistenza.
    Regola numero 2. Se, nonostante la scrupolosa osservanza della regola numero 1, cominciate a interessarvi a qualcuno, fuggite precipitosamente senza lasciare tracce; se vi siete spinte troppo oltre, cambiate la scheda del cellulare, fatevi ospitare da un’amica per qualche giorno, insomma, sparite!
    Regola numero 3. Se provate ogni tanto nostalgia per la vita di coppia, è utile ricordare quanto sono durati i bei tempi nell’ultimo rapporto stabile che avete avuto. Se non bastasse, fate un paio di telefonate a sorelle, cugine, amiche del cuore infelicemente accoppiate, ascoltatene le lamentele, e andate a dormire felici con un bel libro a tenervi compagnia.
    Regola numero 4. Se avete finito con l’innamorarvi, aspettate che vi passi. Dopo un tempo più o meno breve sarete guarite, o sarà guarito lui; nel secondo caso, leccatevi i lividi e tirate avanti, consolandovi con l’idea che ogni infezione amorosa aumenta i vostri anticorpi e che prima o poi vi immunizzerete del tutto, come l’autrice di questo manuale.
    Se, nonostante tutto, siete talmente temerarie o masochiste da volervi innamorare a tutti i costi, buona fortuna. Probabilmente approderete allo studio di uno psicoterapeuta. Cercate di non innamorarvene. Ma dubito che riusciate a evitarlo.
    ROSALIA MESSINA

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  3. mi piace, Rosalia, questo spirito assolutamente gioioso con il quale vi siete affacciati alla mia festa. Una serie di utili raccomandazioni se, ahimé, il cuore si mostrasse più gregario di spirito di quanto ci aspettiamo. Ma fa tutto per conto suo, senza chiederci il parere!

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  4. Auguri a questo florido BLOG, vero gioiello di una voce della nostra terra, che riesce a varcare i confini geografici, sapendo arrivare al cuore e alla mente di chi sa ascoltare. Un abbraccio. Elia

    La mia terra

    Profumo di tronchi d’ulivo
    avviluppati alla vita,
    colore di viti
    che velano la luce:
    la mia terra
    ha mani callose
    e schiene spezzate,
    voci roche
    che inflettono tenaci.

    Questa terra rubata
    e mai restituita,
    passata nella morsa,
    di chi l’ha sfigurata,
    ha urlato la sua rabbia
    nei campi di nessuno,
    cantato nenie antiche
    di lupi e pecorelle.

    Ed oggi nel silenzio
    attende il suo riscatto.
    Rifiuta maldicenze
    e sprechi di parole.
    Rinnova le promesse
    della sua gente onesta,
    che piega la sua schiena,
    ma avanza a testa alta.

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  5. Chapeau alla mia amica Elia, versi vibranti che affondano nella storia che di locale ha solo il sapore in quanto storia nazionale che festeggia i 150 anni proprio in quest’anno.
    Grazie Elia per essere passata e spero di incontrarti a breve e ,chissà, per condividere un altro alloro.

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  6. Lucia, che ospiti virtuosi e brillanti abitano il tuo salotto. Complimenti a te e a loro. Nel mio pacco argentato con il fiocco azzurro ho messo uno dei miei primi raccontini, non l’ho mai postato ma ci sono molto affezionata. Mi piace pensare che muova i suoi passi incerti in casa tua. Auguro a te e al tuo blog tanti anni di felici scritture. Un abbraccio. Mariella

    Margherite bianche e gladioli gialli

    Lei indossava un tailleur nero e reggeva tra le mani un bouquet di margherite bianche.
    Lui vestiva di grigio e armeggiava con un vaso, cercando di infilarvi un grande mazzo di gladioli gialli.
    Lei tolse i fiori secchi dall’anfora di peltro, cambiò l’acqua e dispose con cura quelli freschi.
    Era una domenica mattina, c’erano solo loro due nel piccolo cimitero di quel paesino in collina. Le tombe, a cui rivolgevano le loro attenzioni, erano a poca distanza l’una dall’altra.
    Sistemati i fiori rimasero fermi e assorti, come raccolti in una lunga preghiera.
    Lei con la testa china, e le mani intrecciate in basso, all’altezza del ventre, lui qualche metro più in là, a braccia conserte e con lo sguardo fisso davanti a sé.
    Fu lei la prima ad andarsene. Il biondo rame dei suoi capelli avvampò di rosso sotto il sole di maggio, che trapassava la fitta chioma dei cipressi posti lungo il cammino.
    Prima di uscire dall’ombra del viale, trasse dalla borsa gli occhiali per difendere dalla luce gli occhi, grigi e profondi, come una laguna d’inverno. Poi proseguì, verso la sua auto.

    Lui arrivò a casa dopo un po’. Si era tolto la giacca e aveva allentato la cravatta. Poggiò le chiavi sul tavolino ovale, nell’ingresso.
    La trovò accanto alla finestra. Seguiva il volo degli uccelli verso gli alberi, animati dal cinguettio chiassoso dei piccoli nati.
    Si avvicinò, la baciò sul collo e la strinse. “Non avrei mai potuto amare nessuna, che non sapesse amare come sai farlo tu” sussurrò.
    Piano, la girò verso di sé, per cercare il suo sguardo e vedere i suoi occhi, umidi e grigi. Come la laguna.

    Per quasi un anno si erano incrociati e ignorati lungo quel sentiero, odoroso di resina e di fiori appassiti. Tutte le domeniche sostavano lì, nella memoria dei compianti amori, separati da una siepe di lavanda. Rimanevano estranei e vicini, senza dirsi nulla, senza nemmeno un saluto.
    Un giorno, era novembre, forse perché quel giorno la loro solitudine non sopportava di risuonare in una casa vuota, si erano ritrovati nello stesso bar.
    Lei davanti ad una tisana, lui davanti a un caffè.
    Fu lui ad alzarsi e a chiederle di poter sedere al suo tavolo, lei rispose di sì, come se solo il rivedersi in un altro luogo, rendesse possibile il loro incontro.
    In quel silenzio infranto, ascoltarono le loro voci. Ne scoprirono i toni, le pause, i respiri, e liberarono tutte le parole soffocate nei soliloqui. Rimaste inespresse, come i sogni stroncati.
    Parlarono. Dell’amore perduto e di quello che dentro di loro era sopravvissuto.
    Si strinsero nei ricordi, si intesero nella nostalgia e si rivelarono in sorrisi che non avrebbero sospettato.
    Poi uscirono per strada, sorpresi dal crepuscolo che sommesso era arrivato in quel tempo, scivolato tra di loro agile e inavvertito.
    Quando lei gli tese la mano per salutarlo, lui la strinse tra le sue, poi la sfiorò con le labbra, come un gentiluomo d’altri tempi, sotto l’insegna del caffè dei Tigli.
    Così iniziò la loro storia. Nella penombra di un tramonto. Nel richiamo dell’amore che il dolore non aveva danneggiato. Nei sentimenti mantenuti vivi, con fiori rinnovati e appuntamenti ripetuti all’ombra dei cipressi.

    Continuarono a recarsi al cimitero ogni domenica, separatamente. Come avevano sempre fatto.
    Ritornavano in quello spazio sacro e assoluto di altri amori, ai quali d’amore raccontavano ancora.
    Dell’amore imparato, dell’amore vissuto, dell’amore custodito e di quello che adesso restava da vivere.

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  7. Bellissimo, struggente racconto con la dolcezza avvincente di Maria Alberta, il fascino delle sue parole dosate e scelte con pacatezza, la malinconia novembrina che aleggia.
    Grazie Maria Alberta per essere passata e per il tuo regalo. Un brindisi a tutti voi, a quanti si affacceranno nei prossimi giorni, alla scrittura e al blog che da tante belle persone non potrà che trarre vigore e stimoli creativi e critici.

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  8. Carissimi auguri per il 1° compleanno del tuo bel blog! Desidero dedicarti una poesia, con tanto affetto
    Daniela

    Perché ti amo

    Perché ti amo
    m’infiammo
    di vita
    e di splendore
    portami stille
    di rugiada
    per dissetare
    il cuore.
    Ti aspetto
    sempre
    al primo angolo
    a destra.

    Dalla Silloge “Cerco un pensiero” di Daniela Quieti, Edizioni Tracce 2008

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  9. ciao Daniela. Versi che cadono come “stille” di rugiada su questo blog che anche tu hai voluto allietare con la tua presenza, con la passionalità delle tue parole scelte con sobrietà e mai ridondanti per esternare i nobili sentimenti che si ammantano del giusto e del senso della misura.
    Grazie
    Luciana

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  10. Lascio anche io il mio poema. Troppo lungo, ma non avevo nulla di più breve. E forse nemmeno si intona alla festa, quindi mi si perdoni in anticipo.
    Auguri 😉 .

    “In un giorno di pioggia” di Giovanni Venturi

    In un giorno di pioggia può sempre spuntare il sole,
    radioso e raggiante rischiara di nuovo il sereno,
    con gioia, come un corridore che non si arrende,
    lui che riesce a tagliare il traguardo fiero e veloce.

    In un giorno di pioggia quel giorno buio sparisce, e
    il passo insicuro scompare dall’orizzonte, come una nube,
    densa, cupa e carica di pioggia, triste, agitata e nervosa,
    viene spazzata via da un vento furente e allegro, che corre,
    che ti ricorre per tagliare il nuovo traguardo, è lì,
    per rallegrare il cuore.

    Un orizzonte sereno, fatto di luce e colori luccicanti,
    che al mattino si incontrano e in un chiacchiericcio confuso
    fanno festa, si raggruppano nel cielo sereno e promettente,
    e una rondine spicca il volo dal nido.
    Naturale e non curante va in cerca del suo pasto.

    Il cane abbaia correndo più leggero, allegro, docile,
    quasi a suggerire i passi veloci di una corsa assieme,
    e il mondo torna a scorre con prontezza e velocità.
    La pioggia s’è arretrata, le nubi sono corse via dal cielo
    e il cuore è più leggero.

    In un giorno di pioggia che non c’è più ti rivedo appena;
    illumini il mio viso, il fresco spuntare del mattino;
    il tuo amore è raggiante e allontana il giorno di pioggia;
    mentre canti fai un passo qua e uno indietro e balli allegra.

    E in un giorno di pioggia che è andato via, sospinto dal sereno,
    vedo che amore ci può essere, ma come un giorno di pioggia che va via
    anche tu come la pioggia scappi via.

    23 Marzo 2007
    13 Settembre 2007

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  11. Giovanni,
    mi è piaciuto moltissimo questo poema, non sapevo scrivessi versi e ti ringrazio per averli dedicati a questo spazio. Mi piace anche l’apertura e la luce che un giorno di pioggia e di tristezza promettono, quella voglia di vivere sempre e comunque che mai ci deve abbandonare. Vedo che il mese non concilia in tutti noi un umore migliore e ci rende inclini alla malinconia, eppure in tutti gli scritti c’è quel guizzo di gioia, di speranza, nel tuo poemetto c’é un vento “allegro” e la pioggia, alla fine, “é sospinta dal sereno”. Tutti elementi che apprezzano e concorrrono, a loro volta, a creare quel clima di festa che dà nuova vitalità alla mia scrittura solitaria.
    Buona settimana a tutti.

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  12. Carissima Lucia, grazie per il passaggio nel mio blog e per l’invito a donarti dei versi, che mi ha fatto molto piacere. Vorrei avere più tempo per essere più presente, ma il lavoro mi assorbe in modo sempre più esclusivo. Auguri per questo primo compleanno, a presto.

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  13. Hi Lucia: Congratulations on the anniversary of your website. You do incredible writings and you are a beautiful person. You have accomplished many things for which you should be proud of. Keep up the beautiful stories.

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  14. Hi, dear cousin.
    It’s so nice to have you here among my guests. There is something written in English in the section “Mie traduzioni” ( read my translations) and surely I’ll add up in time.
    Thank you for your good words for me, but a cousin has to support a writer in the family.
    Big hugs
    Lucia

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  15. Arrivo in ritardo e spero sia possibile rimediare! Mille di questi blogcompleanni, LU!
    (anche perché, egoisticamente, sono certa di trovare sempre qualcosa di interessante da leggere!)
    I miei complimenti vivissimi anche a chi ti ha lasciato un dono: davvero tutti meritevoli di lettura! Mi unisco alla festa novembrina, con una cosina piccola, piccola. Eppure per me ha un significato speciale che voglio “posare” qui, ma sottovoce.
    Ecco, Lu, il mio

    “Connubio”

    Ora sta scritto in cielo,
    nella mia anima e nella tua.
    Ora so che scritto là
    di un legame indissolubile.
    Ora so che è scritto per sempre
    ciò che il futuro ci farà divenire.
    Saremo, della Vita, forze nel Tempo
    che nelle sue intemperie o giornate felici…
    … ci troveranno insieme.

    Stefania Mereu

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  16. “saremo, della Vita, forze nel Tempo”. Connubio profondamente lirico con l’apertura finale su di un futuro che promette divenire in positivo, riunione dopo il forzato distacco.
    Bella e intensa!
    Grazie, Stefy, so che ti è costato scriverla e pubblicarla.

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  17. Dimostri di conoscermi già un bel po’, ma la cosa non mi dispiace affatto, sai? Le cose che “costano” hanno un valore doppio, dentro di noi sicuramente, se è colto anche di fuori allora sì che diventa speciale… grazie, cara Lu. Un abbraccio. Stefy

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  18. Auguri di buon compleanno…!! ^^
    Ecco qualcosa di mio (anche se con un po’ di ritardo):

    Mi capita spesso di fermarmi in questo posto. Certi giorni mi manca qualcosa, ecco tutto.
    A voi potrà sembrare di rivivere sempre la stessa scena: gente che studia i tabelloni degli arrivi, gente che segue col dito le partenze; gente che corre alla biglietteria, gente che è lì da ore; gente che oltrepassa la linea gialla, gente che se ne tiene costantemente lontano perchè non si sa mai, dice.
    In effetti, non sono proprio i treni o i binari o gli orologi a definire una stazione. La stazione vera è fatta di gente. Gente che fuma l’ultima sigaretta e poi viene annunciato un ritardo di venti minuti e si scopre che quella non era l’ultima sigaretta. Gente che si saluta con affetto, gente che evita di farlo perchè odia gli addii. Gente che aspetta facendosi domande, gente che aspetta senza farsene troppe. Perchè desidera davvero. Gente di cui vi parlo, di cui ho rubato pochi istanti. Gente che non conosco, ma che ringrazio ora. E per sempre.
    Una volta, Nina è venuta con me in stazione. Voleva scoprire il mio grande segreto.
    La mia amica Nina passa intere ore davanti alla fontana del parco vicino casa. Quello è il suo luogo speciale. Lì ha trovato l’amore, anche se non si è mai fidanzata.
    “Cos’è successo qui?” mi guardò. “E’ questo il tuo luogo del cuore, vero?”
    Il principio è sbagliato. Tutti credono che ti piace andare in un posto perchè, un giorno, magari di tanto tempo fa, è successa una cosa straordinaria. Non necessariamente di quelle che ti fanno impazzire dalla gioia, come ricevere il bacio della persona amata, ma di certo una cosa che ti ha segnato e, nei casi più gravi, cambiato la vita.
    La signora Tania, la signora che abita accanto, aveva un figlio maschio. Poco prima di finire sotto quel camion, conseguì la laurea in lettere. Disse alla madre che avrebbe raggiunto altri mille traguardi con lo stesso impegno, con la stessa forza, disse che poteva fare tutto e che era pronto a tutto.
    Da allora la signora Tania trascorre ogni suo momento libero sulle scale dell’ateneo, quelle d’ingresso, dove suo figlio la salutò con parole felici. Parole che lei ripete agli studenti fuori corso, ai ragazzi delusi e amareggiati, ai giovani che credono di non riuscirci. Con una laurea puoi fare tutto e sei pronto a tutto. Anche alla morte, forse. Cattiva e ingiusta. Suo figlio era pronto, signora Tania.
    Ad ogni modo, non sapevo come rispondere alla domanda di Nina.
    Avrei dovuto raccontarle di quella donna che correva, con i tacchi.
    “Un biglietto, per favore. Devo andare via da qui” disse. E, senza riprendere fiato, scappò verso il binario 3.
    Il treno del binario 3 l’avrebbe portata via. Le avrebbe dato la certezza di un percorso, l’avrebbe cullata per un po’. Nel treno del binario 3, la donna avrebbe avuto la sua giornata libera. Dalla vita.
    Il biglietto di quel treno, però, la fece tornare a casa. Vicino al binario 3, quella donna capì che senza il suo mondo non avrebbe provato più nulla. Non avrebbe più corso, disperata, per prendere il treno di una destinazione lontana. Lontana dai problemi e dai suoi guai. Pensò che non avrebbe più pianto per un motivo, ma per l’assenza di esso. E perciò tornò a casa. Correndo.
    A Nina sarebbe piaciuto sapere di un signore anziano, che non sale sugli aerei. Era un tipo molto buffo, di quelli testardi, che non cederanno mai all’evoluzione dei tempi. Domandava se ci fosse un treno per Parigi, se ci fosse ancora un treno disposto a tante e lunghe ore di viaggio, in questo triste ambaradan di aerei. Lui non sarà fregato. Lui no. Andrà sempre da suo figlio in treno, perchè così ha viaggiato tutta la vita. Così vorrà viaggiare fino alla fine. Non tradisce i suoi ricordi, lui.
    Grazie di cuore allo studente che sognava il suo futuro. Qualche familiare chiacchierone, qualche bagaglio di troppo, qualche lacrima nascosta.
    “Questo viaggio è importante, lo so”
    “Fatti valere e torna vincitore!”
    Grazie a tutti gli studenti che partono in quel modo. Pochi soldi in tasca, tante mete da raggiungere. Che possano tramutare i sogni in realtà, che possano avere il meglio. E, se dovessero fallire, di loro si parli come eroi. Perchè, in una terra di codardi, chi ci prova, chi lotta… ha già vinto.
    Grazie infinite alle ragazze innamorate, alla paura nei loro occhi, al coraggio di fingersi dure e giurare di lasciarlo, semmai dovesse tradirle. Gli ricorderanno che con loro non si scherza, fino alla chiusura delle porte. Gli urleranno di tornare presto. Lo fisseranno a lungo. Allora lui, sul treno, penserà di odiare la ragazza con cui è uscito. Penserà di non farsi sentire mai più. Oppure chiamerà un’altra e le dirà di essere libero. E chissà che non telefoni proprio alla bimba in stazione, ancora in stazione, speranzosa di un indizio. Mi piaci, saranno le sue parole. La bimba non le scorderà.
    Nina avrebbe dovuto conoscere la storia di molti altri. Avrebbe dovuto conoscere l’ansia di chi non sa ancora dove andare. Di chi si chiede, tra i binari e le persone, se partire sia la cosa giusta.
    Qualcuno, nel frattempo, fuma una sigaretta. Spera di svanire, Nina, come la sua nuvola di fumo. Questo, però, lo sperano tutti. Siamo tutti un po’ fumatori, quando non sappiamo scegliere.
    .A Nina non seppi raccontare nulla di tutto questo. Le feci solo una domanda.
    “Ti sei mai chiesta perchè qui è pieno di artisti?”
    Lei restò in silenzio per un po’. Poi disse: “Forse perchè qui è più facile raccimolare soldi”
    Risi. “Beh, a me piace pensare che ci sia qualcos’altro che vedono. Le infinite emozioni di infiniti volti. Che si fermano, che passano. Che basta un solo istante e sono lì. Sulla tela di un pittore, nelle note di un violinista, dietro gli occhi dei pensatori e nell’inchiostro di chi scrive. Perchè è questo che fanno gli artisti. Rubano emozioni. Nina, se mi manca l’ispirazione giusta… è in stazione che vengo”.

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  19. Hai proprio ragione, Manu. Il viaggio é fonte inesauribile per la letteratura, per le storie, é esso stesso metafora della vita e la letteratura ti fa viaggiare senza dover comprare il biglietto.
    Proprio ieri viaggiavo, in treno. Beh, preferisco sempre l’aereo, comodo, rapido, decisamente con la testa tra le nuvole. Ma il treno conserva il suo fascino e viaggiare é sempre bello, se lo si fa con lo spirito della scoperta e la gioia nel cuore.
    Mi piace questo regalo, lo aspettavo da un po’. Tratteggi le storie in punta di pennello, narri con leggerezza della vita che leggera non é.
    Complimenti e manda il racconto a qualche concorso, se non lo hai fatto già, ti darà belle soddisfazioni.

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