Dal “Discorso sulla felicità” di Madame du Châtelet: qualche riflessione prima del Nuovo Anno


Si crede comunemente che sia difficile essere felici e ci sono molte ragioni per crederlo, ma sarebbe più facile esserlo, se gli uomini facessero precedere le loro azioni dalla riflessione e da una progettualità. Ci si lascia coinvolgere dalle circostanze e ci si abbandona alla speranza di qualche cambiamento che non avverrà mai. Ancora, si valutano con chiarezza i mezzi per ottenere la felicità soltanto quando l’età e altri impedimenti diventano, per noi, degli ostacoli seri.

… Per essere felici dobbiamo sconfiggere i pregiudizi, essere virtuosi, stare bene in salute, avere dei desideri e delle passioni ed essere sensibili alle illusioni, perché da esse traiamo la maggior parte dei nostri piaceri, e infelice é colui che le perde.  Non dobbiamo allontanare con la ragione l’illusione, ma anzi, inspessire quella vernice che essa posa sulla realtà e, questo, é più necessario delle cure e degli ornamenti che possiamo dare al nostro corpo…

Dall’incipit del “Discours sur le bonheur” di Emilie du Châtelet-1779 Paris

Oggi, mentre ero alla ricerca affannata di un altro libro, mi sono imbattuta in un libricino edito dalla Sellerio, ricevuto in dono quale bomboniera di nozze. Una edizione maneggevole ed elegante, alla maniera della casa editrice palermitana già menzionata. Ho riletto l’incipit e mi è sembrato quanto mai appropriato alla giornata, forse è stato un caso ritrovarlo e confermare l’idea che, in fondo, una parte della felicità dipende proprio da noi.  Sfrondando lo scritto da considerazioni troppo storicamente connotate e che ignoravano quello che un decennio dopo proprio fra le strade di Parigi si sarebbe verificato, ritroviamo nello scritto due concetti fondamentali: che l’uomo é artefice del suo destino e che un vita felice dipende da una progettualità, aggiungerei sana e convinta, e dalla sensibilità alle illusioni, quindi dal nutrire ideali per i quali vale la pena vivere.

Allora, stasera quando brinderemo al 2011, non limitiamoci passivamente a sperare in un anno migliore, ché senza un progetto di vita e senza perdersi nelle illusioni che sappiano anche bilanciare un pragmatismo e razionalismo troppo freddi ed esasperati, quel cambiamento che ci attendiamo molto probabilmente non avverrà.

Buon 2011 a tutti!

Lucia Sallustio

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12 thoughts on “Dal “Discorso sulla felicità” di Madame du Châtelet: qualche riflessione prima del Nuovo Anno

  1. Lascio anche qui un augurio per te, cara Lu, e a quanti passeranno di qui.
    A tutti giunga un augurio di Buon Anno 2011! Con uno sguardo al cielo, ma con i piedi ben radicati a terra, tra passioni coltivate, tra speranze che ci vedano senza mai spegnere ciò che siamo, ciò che vorremmo essere per fare sempre al meglio, nel rispetto di noi e degli altri, in salute che sempre è la benvenuta, in sensibilità da portare come un abito degno di essere indossato ogni mattina. Serena prima giornata del neo nato Anno. Stefy

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  2. … e allora lavoreremo per trasformare i sogni in progetti e i progetti in successi, quelli che auguro a te, letterari e non solo. Che sia un 2011 sereno, per tutti. Un abbraccio. Mariella

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  3. Sarà pure vero che BabboNatale viene in silenzio. C’è chi dice che per non far rumore mette le calze alle sue renne. Le befane però vengono sempre con gran clamore.
    Scusa, ma cosa ha detto Stefy? che non ciò capito un calzettone.
    Pensieri felici:
    1- mangiare il panettone talvolta è meglio che scrivere calzette
    2- appendere le calze al camino sperando di non trovarle piene di carta o di carbone è assai pericololo. E se prendessero fuoco?
    3- meglio accendere lumi che accendere speranza. Chi di speranze accese campa coi lumi spenti muore.

    ciao Lu’

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  4. Eh si. Le befane sono tante, mica tu pero’. Io dico delle altre che son befane coi denti storti e le mutande a pezze.
    Tu sei befana diversa anche se non hai la scopa sottopezze.
    sERENITUDINE A TE

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  5. Ciao Luciana,

    ti lascio questo aforisma sulla felicità, mi piace particolarmante:

    “Quando si ride ci si lascia andare, si è nudi, ci si scopre. Quando uno ride, vedi un po’ la sua anima.”
    Benigni

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  6. Mi ritrovo con Emilie du Châtelet che dice che bisogna sperare con la praticità di fare qualcosa. Sperare per sperare è un semplice ingannarsi. Ne so qualcosa personalmente. Eppure sperare per cambiare a volte è difficile perché deve nascere da una serie di eventi, magari anche di forzature, almeno per me, che sono abbastanza statico. Ogni anno si spera in qualcosa, ma alla fine mi rendo conto che solo le persone che fanno della loro vita un modo unico di vivere riescono. Impegno e costanza. Tirare dritto come un treno e accogliere tutti come alle fermate del treno. E arrivare a destinazione con un sorriso sulle labbra anche se la destinazione non era esattamente come se la immaginava. Non so quante persone ci riescono. Io devo ancora imparare.

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  7. grazie a Giovanni per il bel commento. Sono contenta che questa citazione abbia suscitato un dibattito interessante e rivelatore dei vari approcci alla vita e al domani. Sono sempre stata convinta che, se non in toto, in buona parte l’uomo é fautore del suo destino.

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