Amélie Nothomb: il romanzo surreale


Mi sono imbattuta nella scrittura surreale di Amélie Nothomb per caso a Namur (Belgio), durante una visita a miei amici del posto. Michel, il mio amico, ci ha portati in libreria e alla mia classica domanda, quando viaggio, di chi fosse l’autore del momento in Belgio, non necessariamente nel senso di best-seller quanto di caso letterario o di autore locale più affermato, entusiasta dell’interessamento mi ha condotta verso scaffali che mettevano in bella mostra libri e autrice. Amélie ha un aspetto vagamente dark e ribelle, leggermente inquietante e mi ha subito interessata come giovane autrice della letteratura francofona. Michel mi ha regalato i suoi primi romanzi e dopo ha continuato ad inviarmi le nuove pubblicazioni e articoli e interviste su quotidiani e settimanali francesi e belgi. All’epoca i romanzi della Nothomb non erano ancora pubblicati in Italia dalla Voland e quindi dopo la lettura mi sono cimentata a tradurre qualcosa per conto mio, finché non mi sono informata e ho saputo che i diritti erano già stati acquistati. Be’, a volte si fa del lavoro inutile ma non importa.

Non farò commenti al momento sulla scrittura surreale che segue una tradizione letteraria francese del primo trentennio del ‘900, dico solo, però, che della scrittrice mi ha entusiasmato la sua lunga esperienza della cultura orientale  per avere vissuto in Cina e Giappone per lungo tempo in quanto figlia di ambasciatore. Attualmente la scrittrice vive a Bruxelles.

Di seguito troverete il primo capitolo di “Metafiscia dei tubi”

Metafisica dei tubi

In principio era il nulla. E questo nulla non era né pieno, né vuoto: richiamava semplicemente se stesso. E Dio vide che  la cosa gli calzava a pennello. Essere al mondo per nulla. Se no perché mai l’avrebbe creato. Il nulla gli si confaceva meglio: lo riempiva.

Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se fossero stati chiusi, non sarebbe cambiato niente. Non c’era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui condivideva rotondità e immobilità.

Dio era soddisfazione assoluta. Non voleva niente, non si aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e non si interessava a niente. La vita era così piena che non era nemmeno più vita. Dio non viveva, esisteva.

La sua esistenza  non aveva avuto per lui alcun inizio percettibile. Alcuni grandi libri iniziano con delle prime frasi così poco rumorose che le si dimentica subito lasciando l’impressione di essere nel bel mezzo della lettura dall’alba dei tempi. Parimenti, era impossibile comprendere il momento in cui Dio aveva cominciato ad esistere. Era come se fosse esistito da sempre.

Dio non aveva lingua e, pertanto, non aveva pensiero. Era sazietà ed eternità. Evidenza che non provava nulla, anche perché Dio s’infischiava vivamente di essere Dio.

Gli occhi degli esseri viventi possiedono la più sorprendente delle proprietà: lo sguardo. Non vi è più il  singolare: non si dice delle orecchie delle creature che hanno un “ udito”, né delle loro narici che hanno un “ sentito” o un “ olfatto”.

Che cos’è lo sguardo? E’ qualcosa d’inesprimibile. Nessuna parola può avvicinarsi alla sua strana essenza. Ciononostante, lo sguardo esiste. E tanto più che vi sono poche realtà che esistono fino a questo punto.

Qual è la differenza tra gli occhi che hanno uno sguardo e gli occhi che non ne hanno? Questa differenza ha un nome: è la vita. La vita comincia laddove comincia lo sguardo.

Dio non aveva sguardo.

Le sole occupazioni di Dio erano deglutizione, digestione e, conseguenza diretta, escrezione. Queste attività vegetative passavano per il corpo di Dio senza che egli se ne accorgesse. Il cibo, sempre lo stesso, non era abbastanza eccitante perché se ne accorgesse. Altrettanto dicasi per il bere. Dio apriva tutti gli orifizi necessari perché gli alimenti solidi e liquidi lo attraversassero.

Ecco perché, a questo stadio del suo sviluppo, chiameremo Dio il tubo.

Esiste una metafisica dei tubi. Slawomir Mrozek ha scritto sui tubi proposizioni di cui non si capisce se confondono per profondità o perché sono straordinariamente sconvolgenti. Forse sono entrambe le cose al tempo stesso: i tubi sono dei miscugli singolari di pieno e di vuoto, di materia forata, una membrana d’esistenza che protegge un fascio di non esistenza. Il manicotto è la versione flessibile del tubo : questa morbidezza non lo rende tuttavia meno enigmatico.

Dio aveva la flessibilità del manicotto ma rimaneva rigido e inerte, confermando così la sua natura di tubo. Conosceva la serenità assoluta del cilindro. Filtrava l’universo e non ne tratteneva nulla.

I capitolo del romanzoMéthaphysique des tubes” di Amélie Nothomb-Editeur : Albin Michel
Publication : 15/8/2000- traduzione del I capitolo di Lucia Sallustio (preciso che non si tratta di quella ufficiale pubblicata dalla Voland in Italia- questa pagina é disponibile anche nella sezione le mie traduzioni di questo blog)

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5 thoughts on “Amélie Nothomb: il romanzo surreale

  1. Mi dispiace, per disattenzione ho postato il commento qui, mi riferivo ai tuoi versi che compaiono nella recensione a ” E ti torce, l’amore” che erano scritti in corsivo.

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