L’amica ritrovata: la scrittrice Francesca Palumbo


No, non sto parlando del romanzo “Reunited” di Uhlman divorato con le lacrime agli occhi da adolescenti di quasi tre generazioni ormai e ancora valida lettura per la riflessione e la memoria storica.

Parlo del piacevole ritrovamento di una mia cara amica dei tempi dell’Università con la quale ho condiviso ansie da esame, risate spensierate nei momenti di pausa tra una lezione e l’altra, sogni e idee su un futuro che fosse un po’ meno “allineato” e monotono di quello dei genitori, denso di viaggi, scoperte e incontri.

Ho ritrovato la grinta del suo sguardo per caso alcuni giorni fa su questo sito:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/01/04/news/passaparola-10844048/

e non ho avuto dubbi: la bellissima intervista era alla mia amica Francesca Palumbo, corso M-Z della facoltà di Lingue e letterature straniere di Bari, anglista come me. Stessi sogni, stessa fisima di andarcene in giro per il mondo, stesso percorso nell’insegnamento e ora scopro che la passione prima sotterranea dello scrivere, soprattutto dettata dall’interesse per la letteratura di genere femminile con attenzione al dato umano, psicologico e interrelazionale, ora ci porta a ritrovarci in libreria.

Dopo lo sguardo, ieri ho ritrovato la sua voce al telefono: stessa grinta di sempre, voglia di fare o, in questo caso, di scrivere, di  scambiare opinioni con i lettori, di esternare i nostri pensieri o le nostre ansie attraverso le voci impostate di attori o la nostra voce carica di emozione e paura di rivelarsi che poi si distende davanti allo sguardo rassicurante e curioso del pubblico e ritrova il suo piglio sicuro o si fa di nuovo flebile e incerta laddove certezze non può dare. Ogni presentazione è un arricchimento, ha risvolti umani e di crescita inattesi, si parla, si tirano fuori gli spettri o i critici si affannano con il meta-pensiero, il meta-testo, l’inferito, il non detto, l’inespresso, l’inesprimibile. Si condividono emozioni con gli altri, si ha l’impressione di non essere soli, almeno non sempre e si ritrovano… amiche, come nel nostro caso.

In bocca al lupo, Francesca, per il tuo romanzo “Il tempo che ci vuole“!

In bocca al lupo anche a te, Luciana!

Poi una risatina da parte di entrambe e silenzio. Come ai vecchi tempi prima di un esame, per scaramanzia all’augurio non si risponde nulla!

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