RACCONTARE PER RACCONTARSI- LA MIA NUOVA PAGINA


Da oggi apro una nuova rubrica al mio blog. Raccontare per raccontarsi è lo spazio della condivisione della passione per la scrittura, della scrittura che indaga, fine come un bisturi, che scava e spala per fare riaffiorare, per liberare, per scacciare il proprio demone, fiamme che bruciano ancora, roghi che pur coperti non si spengono, alimentati da verità impronunciabili.

Scrivere è tutto questo, scrivere fa male ma aiuta, scrivere diverte e fa compagnia a chi lo fa, a chi legge.

Inviatemi le vostre storie come commento a questo post.  Non devono essere più lunghe di 4000 caratteri, Times New Roman carattere 12 .  Per ragioni di spazio ne pubblicherò solo alcune nella sezione riservata, non so se le più belle, e chi può dirlo? Sicuramente quelle che emozioneranno di più.

L’ordine da evadere – Un mini-racconto


Fissava il bigliettino giallo e sudava freddo. Leggeva e le gocce gli rigavano il volto. Quel ti lascio gli trapanava il cervello, con quella scrittura ondulata da stupida civetta qual era. E il non mi cercare più suonava di minaccia, con tutti quei punti esclamativi. Uno, due, tre, un’enormità sproporzionata. Dieci anni insieme e tutti i sacrifici che aveva fatto per lei e quella rognosa d’una figlia piagnucolona che si ritrovava sempre tra i piedi e che non era nemmeno sua. Non riusciva a staccare lo sguardo dal biglietto che, intanto, si accartocciava tra le mani, con il ti lascio che si sgranava e sbiadiva sotto le gocce di sudore. Cos’altro doveva darle per convincerla a restare con lui, come altro doveva dimostrarle che, dopotutto, l’amava ancora. L’aveva già convinta tante volte. L’aveva picchiata. Era sempre restata.

“20 relé per l’Edilcasa. Un’integrazione dell’ordine del dieci maggio. Gianni, è urgente. Gianni, lo spedizioniere è in partenza.”

“Subito.” Quella gallina in minigonna stava strombazzando da cinque minuti buoni dall’altro lato dell’inter-phone. Ce l’aveva anche con lei, anzi col mondo intero da quando Lisa era ritornata nel suo monolocale con la figlia. “Maledizione, piove a dirotto fuori e i relé sono nel magazzino nuovo. Venti relé, vogliono. Relé. Venti. Sì, venti.”

La pioggia gli sferzava il volto,  era inzuppato e sudato, ma non gli andava di correre. L’idea che gli era balenata era troppo accattivante. Ti lascio, ma come si permetteva? Chi era lei per decidere? Voleva umiliarlo, davanti a tutti.

Sì. Alle venti. Lei sarà a casa. Sola. La vicina a lavoro. I Favilla del piano di sotto sono ancora in Florida. Mercoledì che Paola va da suo padre, alle venti. Venti relé. Mi ha lasciato perché non mi ama più. Gliela farò pagare. E continuava a bersi stille di sudore acido.

“Gianni…”

di Lucia Sallustio

Premio “Levante”- Armando Rositani 2011


Ringrazio la Giuria (in foto) per avermi assegnato  il 1° premio, targa   RadarLevante- Fiera del Levante, alla poesia “Rimpatrio” . Presto sarà pubblicata nella rivista letteraria “RadarLevante”- direttore editoriale la prof.ssa Mariuccia Verrone, organizzatrice del premio.

Rimpatrio

Ho lasciato la terra nativa

un gelido tuffo a battesimo.
Avvolto in nero manto
Fisso sul divenire del giorno
Il tuo sguardo addolorato, madre,
dietro immagini abbozzate
campi di sole, lavoro e libertà.
Eroico nel malessere formicolante,
abbandonato al cullare del mare
impaurito come un bambino
al sollevarsi di onde cattedrali
che avvolgono agghiaccianti
vesti inzuppate d’acqua e paura.
Sogno sorrisi e gruzzolo pieno
Il ritorno dell’uomo vincente.
Lamenti si levano intorno,
pianti di fanciulli, imprecazioni,
io arroccato nel mio castello
illuminato da sogni lucenti,

echi le tue parole certezze,

il sacrificio fa l’uomo e non l’opposto.
Oltre il mare mi vengono incontro

il rifiuto ostinato, l’umiliazione

braccato come uno che ha usurpato.
Non il cibo negato o l’olezzo
Insopportabile e penetrante
mi hanno per sempre marcato,
quanto il disprezzo del rimpatrio
i miei sogni spezzati uno a uno,
chi ha finto d’ignorare che la morte
potesse reclamarmi suo cittadino.

di Lucia Sallustio

 

Premio Nazionale Martucci- Valenzano


Grande emozione ieri sera alla IX edizione del Premio Nazionale Martucci tenutosi in una affollatissima sala del Castello baronale Martucci a Valenzano (Bari). Sono stata felice e onorata di ricevere il 1° premio per la sezione Narrativa con il racconto E ci siamo conquistati il Paradiso. 

http://compagniadelmulino.blogspot.com/

 Ecco alcune foto della premiazione:

La poesia della vita, o meglio la vita in rime.


Come sei, ti amo

( a mio figlio D.)

Sei respiro lieve

D’un giorno assonnato

Sei presenza allegra

all’animo rabbuiato

dissapore che ha rattristato

ansia d’un momento

Sorriso d’un compagno

Tra negozi affollati

E battute scherzose

Pronte ad alleggerire

Il giorno greve di offese.

Luce su buio incombente

Motivo che riempie il niente

Il fratello desiderato

Sul bordo di una piscina.

E come sei ti amo.