Nonne, donne e pensieri


…Quando le parlava con quel tono non lo sopportava. Le ricordava il nonno, un pecoraio di poche parole non avvezzo alla gentilezza ma sensibile alla bellezza della natura nella quale aveva speso in solitudine la maggior parte della sua vita. Arlind, invece, era solo bello ma aveva maniere spicce e gratuite. S’illudeva che lo avrebbe cambiato, poco a poco. Certo, Arlind sarebbe cambiato con lei, aveva pensato. Ci voleva solo molta pazienza e furbizia di donna. Lo avrebbe cambiato con la dolcezza della sottomissione. Fagli un bel sorriso e mandalo al diavolo nella tua testa. Così ti sentirai libera dal peso delle parole e lui se ne andrà convinto di essere il più forte, aveva sentito dire un giorno da sua nonna alla vicina che il marito picchiava ogni volta che lei osava ribattergli. Quando la nonna parlava, era come se sentenziasse e anche quella volta le sue parole si erano rivelate suggerimenti forti della saggezza secolare. Da allora le voci concitate di Mimoza e Bajuk non si erano più sentite nel vicolo, tanto meno le urla e quel lamento sommesso come una maledizione che seguiva le ire e le mazzate, per tutta la notte. Meglio le parole non dette. Basta pensarle per liberarsi dei pensieri cattivi, la mente li riassorbirà e quel veleno non riuscirà a penetrare gli animi e a uccidere– aveva continuato nonna Aminah. Avrebbe fatto così anche lei, ribellarsi non serviva…

da “La modella albanese” (titolo provvisorio) di Lucia Sallustio

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