Hhttp://www.youtube.com/watch?v=AVNoeRdlVL0

Ho voglia di scrivere. Scrivere mi fa pensare e pensare mi fa sognare. Ma non ce la faccio, mi sento debole, sfiaccata. Resterò a guardare seduta alla finestra dell’abbaino. Da questa altezza il mondo si rimpiccolisce, prende le sue distanze. Io, ho sempre cercato di non farmi influenzare dalla gente, dai luoghi comuni, dai pettegolezzi, aborti dell’invidia e della noia. Ho ben altro da pensare e tutto un mondo da disegnarmi, spazi da ristrutturare o edificare dal nulla. Oggi resterò a guardare. Quassù i rumori della strada arrivano attutiti, i passi della gente sgravati di echi anche quando, in altri momenti dell’anno, si allungano frenetici scavalcando i passi lenti degli anziani o quelli pigri di chi non ha nulla da fare.

Mi tornano in mente versi di una poesia scritta in uno degli intervalli dei nostri incontri. Me ne ricordo ancora il titolo Uno di due: assolo. Pian piano si affacciano i versi, non li ho mai dimenticati. Scrivo spesso poesie, ma non ho mai avuto l’abitudine di tenerle a mente. Non tengo a mente i versi dei poeti, figuriamoci se mi prendo la briga di ricordare i miei. Ma quelli erano fissi dentro di me e me li ripetevo ogni volta che partivi. Dialogavo con me stessa.  Split, e  mi dividevo in

due per trovare compagnia ad una solitudine che mi pesava anche se non l’avrei ammesso mai.

Strana solitudine fende  l’aria, il mio passo solerte sul selciato non risuona dell’eco prolungata, del molleggiare dolce del corpo tuo. Indaffarata turbino nel mondo, gravida d’incombenze, ricambio sorrisi e stringo mani,  divincolandomi tra vecchie conoscenze.

Mi manca il tuo ascoltare paziente, il tuo sparire inaspettato, la falcata del tuo passo quando torni. Mi manca il tuo sorridere giocoso, il tuo scherno a volte irrispettoso. L’affanno mio non condiviso è solo.

Forse non era proprio così in origine, il mio sonetto. Lo cerco  in uno dei miei taccuini stipati nei cassetti chiusi della libreria. Me lo ricordo, era  un taccuino nero con l’elastico rosso. I margini dei fogli dorati sono un po’ sbiaditi. Un regalo prezioso delle zie, quasi un breviario. sapevano della mia passione di scrivere e me ne portavano sempre dalle loro gite con il gruppo della chiesa. Eccolo qua, trovato. C’è pure la data e l’ora, non mancavo mai di appuntarmele. Leggere il tempo significa dare contorni squadrati ai ricordi, eliminare le sfumature che ingannano l’occhio sognante. 23 agosto, 1974. Alle ore 13.30. Un giorno d’estate, di ferie. Ero sola  a casa, stranamente pigra a trastullarmi negli stanzoni vuoti. Le zie dovevano essere a Montecatini Terme, con le amiche, in vacanza. Conoscevo Gianni da un anno.

Uno di due (assolo)

Strana solitudine fende  l’aria

Il mio passo solerte sul selciato

Non risuona dell’eco prolungata

Del molleggiare dolce del corpo tuo.

Indaffarata turbino nel mondo

di incombenze ingravidata,

sorrisi e mani strette e

mi divincolo tra vecchie conoscenze.

Eppure mi manca il tuo ascoltare

Paziente, il tuo sparire inaspettato,

La falcata del tuo passo quando torni.

Mi manca il tuo sorridere giocoso

Il tuo scherno a volte irrispettoso

L’affanno mio non condiviso è solo.

23 agosto, 1974.

Alle ore 13.30.

M. L.

Sono diverse le parole disposte in fila su di un foglio, senza alcuna simmetria, senza ritmo. Perdono musicalità. La poesia è musica, la prosa è racconto. Racconta chi ha da raccontare, chi non vuole dimenticare, chi vuole prolungare la vita attraverso chi legge o chi ascolta.  Non sono fatta per i lunghi racconti, sono fatta per le vibrazioni della buona musica e della poesia, per l’annotazione dei pensieri sparsi. Niente aforismi, per carità. Sono solo presunzioni o astrazioni, tentativi di assolutizzare il magma slittante del quotidiano.

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One thought on “

  1. Lucia, poliedrica amica mia…
    in questo dialogo con te stessa, che sa di molle abbandono, di reale stanchezza, ma presenta le stilettate narrative alle quali ci hai abituati,
    crei una sorta di contagio collettivo. Siamo tutti nell’abbaino, osserviamo tele di invisibili ragni, tessaiamo trame di ricordi…
    La tua lirica pervasa di saudade e densa di potere immaginifico conferma la tua capacità di cimentarti in ogni stile con la stessa rara levità e con il respiro dei Grandi.
    Ti ammiro moltissimo e ti abbraccio!

    Mi piace

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