Duellare con le parole


Il percorso tortuoso verso la sala lettura le dava ora un senso di vertigini, sbandamento onirico, pura sospensione tra secoli e pensieri. Sotto i riflessi policromi della lampada Tiffany, il metro-boulot-dodot era chiuso alle spalle.  Aprì il Moleskine in pelle vinaccia. Il rituale partì.  Srotolò  il laccio, distese le pagine, inforcò gli occhiali e si tuffò nel bianco ipnotizzante del foglio. Quel biancore sembrava respingere ogni pensiero, ogni parola, ogni segno. Duellava sempre con le parole per inserirle in un puzzle che sarebbe diventato alfiere di sentimenti. Lasciò andare la ciocca arrotolata intorno al dito medio, un capello cadde e un ghirigoro a o segnò il candore della pagina. Subito una folata di parole si susseguì: ormai, ora, orrido, opera, orbene, ognuno. Ecco: Ognuno sta solo. Se lo appuntò.

Sotto l’ala del grande poeta, le parole fluivano più facilmente, senza che tornasse indietro a tirare una linea per annullare un intero pensiero. Senza scarabocchi. Le parole si accomodavano gentili nello spartito che andava delineando nel turbinio della memoria che confonde tempi, luoghi e persone. Una spirale che le dava il batticuore, le mescolava rabbia con gioia, dolore con felicità, incertezza con determinazione, ignoranza con sapere.

“Signorina Anna, eccola finalmente” si girò ubriaca di parole, alzò il capo e rimase a guardarlo svuotata. Scrivere le dava sempre quella forte sensazione.

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