Come una Pigotta


I primi giorni senza di lui non furono lo strazio e la disperazione che aveva temuto. Aveva riassaporato la pienezza della vita da single, senza orari, senza impegni, senza l’assillo della cena da preparare, di quel compromesso tra cucina madrilena e cucina italiana del sud che avevano raggiunto. Si sentiva libera dal difficile compito di mediare sempre e comunque, tra sé e lui, il femminino e il maschile, l’italiana e lo spagnolo, la provinciale e il cittadino, per di più un borioso madrileno. Un’eccitazione nuova s’era impossessata di lei che faceva piani, accettava impegni di lavoro senza porsi limiti, nemmeno quelli della fatica fisica ristorata solo da pochissime ore di sonno. Una sensazione pervasiva di efficienza, di quasi onnipotenza le forniva la giusta molla per andare avanti, la spingeva a saturarsi di lavoro fino all’inverosimile. Aveva tradotto e inviato pagine e pagine, limato, cesellato, redatto glossari, ricercato sinonimi e contrari, partecipato instancabile al forum della community dei traduttori. Nemmeno al suo computer aveva fatto chiudere un occhio. Bisognava battere le offerte concorrenti sul tempo, altrimenti il lavoro prendeva altre strade. Poteva ritenersi soddisfatta dell’accresciuto volume di bids vinte.

Sulle prime si era semplicemente ubriacata di lavoro. Come la prendeva in giro Max “il lavoro è l’oppio dei popoli”. Proprio vero, lo era anche dell’amore. No, non aveva pensato a lui. O, almeno, non razionalmente. Aveva finto con se stessa di non averlo mai incontrato, di non avere mai convissuto con lui, semplicemente che nella vita di Rossella non ci fosse stato mai nessuno di nome Max.

Ma tutte le droghe hanno effetti limitati nel tempo e, anche questa sua mania di tradurre senza fermarsi, finì con il perdere il suo effetto terapeutico. La bolla era scoppiata, la fune si era lacerata, il corpo accusava i primi colpi e il cuore, si era spezzato.

dal romanzo inedito “Il Tatami di Max” di Lucia Sallustio

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One thought on “Come una Pigotta

  1. Moderno e lieve il tuo racconto. E’ la disamina dei tempi che viviamo. Tempi del ‘qui e ora’ , per dirla con il Sociologo Bauman… Mia cara Amica, sai introdurre ogni argomento con il tuo stile serico, nel quale distilli dal lirismo la creatività per rendere vasto il respiro della narrazione e per attenuare gli urti provocati dagli eventi dolorosi.
    Adoro l’andamento morbido del tuo narrare e… attendo il concerto a più voci con infinito affetto!

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