Chi parla del Premio di Poesia “San Valentino d’Autore”


Ecco qui alcuni link ai magazine on-line che danno diffusione al Premio di Poesia San Valentino d’Autore.

Speriamo che siano in tanti a leggere e commentare le poesie in gara e, soprattutto, che l’intramontabile tema poetico dell’Amore” sia debitamente onorato.

L.S.

http://www.dols.it/2013/01/24/%E2%80%9Csan-valentino-d%E2%80%99autore%E2%80%9D/

http://donna.piazzagrande.info/GlamourTech/san-valentino-d-autore/2013/01/24

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Quando tradurre è regalare emozioni


Graditissimo regalo mi perviene oggi da una amica americana, Cheryl Ries: la traduzione della mia poesia UNO DI DUE (ASSOLO) che, fuori concorso, dà il via al Premio on-line di Poesia “San Valentino D’Autore”.

Thanks Cheryl, an unexpected precious gift.

Cara Lucia,

This is what I have come up with working on it a bit . . it is absolutely beautiful poetry! I hope to even have done it justice in English . . the sense of the words is quite clear to me! Thank you for sharing! If this doesn’t suit you, I am happy to give it more effort later on . . have a wonderful evening! Cheryl xo

ONE OF TWO ( ALONE )

Strange solitude cuts through the air
My pace, diligent on the pavement
Not resounding in the prolonged echo
Of the sweet bounce of your body.
A busy disturbance in the world
of tasks impregnated,
smiles and clasped hands between old friends.
Yet I miss your listening
Patient, your disappearing unexpectedly,
the stride of your step when you return.
I miss your playful smile
Your mockery, at times disrespectful
It is my problem and mine. Alone.

by Lucia Sallustio- translation by Cheryl Ries

(poetry out of competition)

PREMIO ON-LINE DI POESIA “SAN VALENTINO D’AUTORE”


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Siamo giunti all’appuntamento canonico con la festa di San Valentino che, non lo nego, è  tappa dalla forte connotazione commerciale, ma anche un giorno da dedicare a chi si ama, per esempio con un pensiero poetico.

Visto l’interesse che questa rubrica suscita tra i lettori o coloro che cercano versi d’amore attraverso i  motori di ricerca, come dimostrato dalle statistiche del mio blog, quest’anno ho deciso di lanciare un vero e proprio concorso di poesia.  Lo dedico a tutti noi perché, per fortuna,  non si smette mai di innamorarsi o, meglio ancora, di amare e certi appuntamenti servono proprio a ricordarcelo.

Good luck!

PREMIO ON-LINE DI POESIA “SAN VALENTINO D’AUTORE”

 

Regolamento

  • La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata di questo regolamento
  • Il concorso è completamente gratuito
  • Possono partecipare autori italiani e stranieri con poesie in lingua italiana o in lingua straniera purché provviste ditraduzione
  • Ogni autore è responsabile delle proprie opere, ne garantisce la paternità: accettando la partecipazione esonera il blog Lucia Sallustio da responsabilità o danni, diretti e indiretti, anche nei confronti di terzi, derivanti dai contenuti pubblicati
  • Saranno immediatamente escluse opere che contengono elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo
  • Per partecipare l’autore dovrà postare le proprie opere come commento entro la mezzanotte del giorno 14 febbraio a partire dalla data odierna
  • Le poesie, edite o inedite, dovranno  recare il nome dell’autore, se edite dovranno citare l’opera dalla quale sono state estratte, editore e anno di pubblicazione e non dovranno superare i 30 versi
  • Giuria: tutte le poesie saranno immediatamente pubblicate sul blog, saranno i lettori a votare con i loro commenti e Mi piace decretando la poesia vincitrice. La votazione parte dalla data stessa del post. I partecipanti possono votare le altre opere, tranne la propria.
  • L’autore della poesia vincitrice avrà diritto alla vetrina “San Valentino d’Autore” con poesia, fotografia e biografia  sul blog: www.luciasallustio.wordpresss.com

Ringrazio chiunque voglia partecipare, autori e giurati, sperando in una partecipazione numerosa.

L.S.


Nuovo post per la rubrica MangiAparole. Questa volta si tratta di poesia.

 

IMPASTO PAROLE

Sono qui che ingoio fiele,

Divora dalle sacche profonde

Del mio corpo offeso,

Brucia la glottide serrata,

asfissia di amaro le papille.

Ho cercato parole di miele

Aerei fiocchi di zucchero

Soffiati alla vampa del dolore

Assaporati ad intervalli brevi.

Ho impastato amore e rancore

Diluiti nell’attesa delle scuse

Con un pizzico di perfidia

E cucchiaiate di perdono.

Ho atteso quanto basta

il tempo della lievitazione

infornato e atteso ancora

fino al suonar del campanello:

era l’aurora di un dolce giorno.

Di Lucia Sallustio

Parole chiave per la poesia del giorno :

miele, zucchero, un pizzico di,  impastare, tempo di lievitazione

Inner surfing


INNER  SURFING

Ho chiuso il mondo fuori

Per mettermi in pantofole

Nella tana del silenzio.

Ho impedito che rientrasse

Attraverso tubi catodici,

Antenne e nuovi schermi.

Ho spento suonerie indiscrete

disattivato campanelli

reciso contatti tumultuosi.

Ho chiesto al vento di tacere

Il suo canto sussurrato

Che fa solo divagare

Dietro sibili d’aria

Che frantumano il pensiero.

Non ho tempo di volare

Dietro sogni disfatti

Da sagome iridescenti

Sequestrate dal giorno.

Spenta sulle labbra la parola

Navigo sopra onde mute

Tra surfisti indaffarati.

 

di Lucia Sallustio

L’antologia SOS Bangladesh alla libreria Il Ghigno di Molfetta


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Serata di poesia alla libreria Il Ghigno di Molfetta mercoledì 9 gennaio, 2013: il nuovo anno si apre in bellezza per gli autori dell’antologia e la curatrice, la poetessa Santa Vetturi che ha annunciato con soddisfazione al pubblico e agli autori presenti  i notevoli risultati in un solo mese  per la benemerita pubblicazione dalle  cui vendita è stato possibile istituire ben sei biblioteche  in Bangladesh.

 

 

La poesia: è tempo per la poesia civile


CUORE DI PIETRA

Ci vorrebbe un cuore di pietra
A guardare immagini di morte
Il boccone infilzato in una forchetta
La tavola imbandita del superfluo,
a sentire lamentele di povertà strisciante
tagli incomprensibili a pensioni e salari
a chi già trafficava con il poco
e giocava con cappelli di mago
a quadrare il bilancio d’una vita.

Ci vorrebbe una pietra al posto del cuore
Per non palpitare di livore
Quando invidiano chi studia
E i tuoi studenti fanno indigestione
Di numeri e parole, vomitano irriverenti
Concetti e disequazioni, abusi, pensano,
di professori a favore della vivisezione
di cui si sentono cavie più che fruitori.

Ci vorrebbe un cuore fatto a pietra
Per non sentire forte il dolore
Quando apprendi di famiglie sventrate
Dalla morte, dall’odio e dalla malattia,
quando occhi grandi di sofferenza e pudore
t’infilzano la milza e lacerano il cuore.
Allora, quando ci pensi e soffri e
Cerchi la soluzione se t’è in potere,
vorresti avere un cuore di pietra.

Di Lucia Sallustio (dal’antologia SOS Bangladesh, Wip edizioni, Bari dicembre 2012)

La quinta moglie: parte II


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Conosceva Giovanni da anni, conosceva ogni piega del suo corpo massiccio, il collo taurino, le spalle forti e ancora solide. Anni che gli cuciva e rattoppava camicie con l’amore della perfezione, anche con il procedere del tempo e l’abbassarsi della vista. Le sue mani andavano da sé, il metro sempre di traverso al collo a misurare e regolare, aghi di tutte  le dimensioni e spolette per cucito e ricamo che riponeva ogni volta, con ordine ossessivo, nel cesto di vimini foderato di cotone a fiorellini rosa e violetto e bordato di merletto a zig-zag.

Degli anni in cui aveva lavorato da camiciaia aveva conservato bei ricordi. Anni di affetto e premure da parte dei fratelli maggiori e delle sorelle, ma anche di gratificazione personale e di indipendenza. Era orgogliosa di entrambe le situazioni, una donna amata e stimata ad ampio raggio. Le sue camicie o le sole pettorine per farle durare più a lungo grazie ai ricambi, erano tutte cucite a mano con punti piccoli e perfetti come se fossero passate a macchina. Le spediva perfino al nord, a Milano, Roma, Venezia, Torino e dintorni dove i suoi fratelli e cugini man mano si erano trasferiti per occupare posti prestigiosi nella pubblica amministrazione e nei Conservatori di musica. Luigino, il fratello maggiore, era diventato un maestro di canto e strumento nelle Magistrali di Busto Arsizio e con lui e il suo Preside, una volta che era andata su a trovarlo prima delle vacanze di Natale, si era fatta la foto che custodiva nella vetrinetta della sala da pranzo. Aveva cucito camicie anche per gli amici dei fratelli e dei cugini che ne tessevano lodi ovunque andassero. Tempi felici, quelli.

Non era mai stata troppo legata al denaro, le bastava il necessario e detestava il superfluo. Il suo mestiere le permetteva di mettere da parte qualche soldo per la famiglia, visto che l’unica mondanità che si concedeva erano le visite ai parenti, le uscite in Chiesa e qualche ricorrenza familiare in occasione della quale non lesinava regali e aiuti economici. Viveva per loro. Viveva del sorriso dei nipotini che aumentavano, delle gioie dei parenti, sposalizi, battesimi, prime Comunioni, Cresime. Di tutti esibiva orgogliosa le foto. Tribolava dei licenziamenti dei fratelli, degli sfoghi per amministrare la famiglia con stipendi insufficienti a pagarsi le spese di qualche malattia o le tasse scolastiche e universitarie dei figli.

Per anni Bellina era stata la sorella forte, premurosa, sorridente alla quale aprire il cuore. Lei, ascoltava silenziosa e quasi sempre la soluzione era in quel denaro che metteva da parte in banca e al cui calcolo degli interessi dedicava parte del suo tempo libero, chiusa nella sua stanza da letto che, a suo tempo, era appartenuta ai suoi genitori. Era la sola, delle due sorelle nubili, a non condividere la camera con nessuno: un segno di rispetto riservatole sia per il suo carattere discreto che per permetterle di riposare bene e di affrontare con occhi e mente riposati la giornata di lavoro che richiedeva precisione.

Forza, non disperare. Dio vede e provvede erano le parole di incoraggiamento quando i suoi cari si lamentavano per qualcosa. Correva subito a prelevare una somma di denaro che, a farsi i conti bene, le aveva impegnato ore, giorni e mesi di lavoro piantata nella sedia della cucina, dietro alla finestra. Ma la sua generosità non badava a spese, che lavorava a fare se non per aiutare i suoi cari? Cuciva ore ed ore, le sorelle la rilevavano dal’incombenza delle faccende di casa e, così, riordinata la sua stanza all’alba e indossati gli abiti di casa, cuciva e sognava. Ogni tanto levava gli occhi dal biancore della tela e guardava giù, verso la strada. Il fruttivendolo lodava a squarciagola i suoi prodotti, il campagnolo rientrava sporco di terra dalla sua giornata di lavoro, il capo chino per la stanchezza, le massaie con le sacchette della spesa si affrettavano verso casa, i bambini giocavano a guardia e ladri, le bambine facevano il girotondo o cantavano Madama Doré.  Quel brusio, quell’affacendarsi nella strada, i litigi ad alta voce che si liberavano dagli interni dei palazzi o il richiamo un po’ invadente ma allegro dei robivendoli, degli arrotini di passaggio erano il diversivo, la giostra della vita che rallegrava le sue giornate.

Non si era mai lamentata di niente, anzi ogni sera e ogni domenica ringraziava il Signore per averle regalato quel nobile mestiere che la metteva in contatto con il mondo standosene comodamente a casa.

Per non disturbarla, Mariuccia e Pinella, le sorelle che vivevano con lei, avevano stabilito con i clienti l’orario delle prove.: il pomeriggio alle 5. A quell’ora Bellina faceva una ricognizione delle visite con Pinella, che un po’ le faceva da segretaria, ultimava le camicie per la prova definitiva prima della consegna e riponeva gli strumenti del mestiere. Poi si cambiava d’abito e profumava, vanità che, lei in particolare, aveva ereditato dalla mamma e dalla zia. Non stava bene accogliere i clienti in abiti da lavoro. Entro l’ora del vespero tutti dovevano essere andati via per il Rosario che recitavano a tono basso e cantilenante e, finalmente, si sedevano a tavola per una cena frugale. Di cosa doveva lamentarsi?

Non aveva mai pensato alla possibilità di rimanere sola, in quella casa troppo grande già per loro tre. Le soddisfazioni di una famiglia grande disseminata per l’Italia e in continua espansione non sarebbero mai mancate. I commenti degli altri non le interessavano, era zitella ma era autonoma, così rispondeva a conoscenti e  amici di famiglia quando le suggerivano  qualche vedovo da sposare. Li aveva respinti tutti. Finché non arrivò padron Giovanni.

Per leggere l’incipit leggere l’articolo: INCIPIT E… MANCO RIVISTO