Recensione di Inter-city a cura di Ester Cecere


Recensione della raccolta poetica INTER-CITY di Lucia Sallustio

Questa splendida raccolta di versi di Lucia Sallustio è un ritratto lucido, critico, profondo, spietato quasi e, tuttavia, doloroso, della società attuale, che l’autrice percepisce come insieme delle solitudini dei singoli individui. E’ un’aperta denuncia dell’umanità perduta e, al contempo, un’invocazione accorata al suo recupero.

Il titolo, “Intercity”, richiama immediatamente alla mente il viaggio, tradizionale metafora della vita, che l’autrice rivisita abilmente, adattandola ai giorni nostri. E’ questo un “viaggio” caratterizzato da un’insuperabile incomunicabilità tra i “viaggiatori” che porta ad una solitudine profonda e disperata che priva di significato il viaggio stesso. Emblematica, quasi una sinopsi dell’intera opera poetica, è la prima lirica, STAZIONI:

Attraverso stazioni

e scorre una vita

che non m’appartiene.

Un cappuccio sul capo

un velo sugli occhi

un laccio asfissiante

non lasciano urlare

un cuore straziato.

La folla scorre,

mi guarda, non mi vede.

Attendo, forse invano,

un giorno migliore

ma ho perso di vista

il perché di ogni cosa

e il calcolo delle ore

non ha più ragione.

Nel fluire del tempo

s’arena in confusione.

Alienati, soli nella folla che non ci vede, impegnata a sua volta in una frenetica corsa verso una meta sconosciuta, la nostra stessa vita non ci appartiene più, non ne comprendiamo il significato, il fine, ci guardiamo viverla come se fossimo al di fuori di noi stessi, tanto che anche il portare il conto dei giorni che trascorrono convulsi perde di significato. E’ un treno lanciato a folle velocità, la nostra esistenza, che non ci lascia il tempo di chiedere aiuto, un treno in cui i viaggiatori “guardano ma non vedono un cuore straziato”. Quanta dolorosa verità in questi versi, se solo pensiamo ai quotidiani fatti di cronaca!

Eppure, l’autrice non perde la speranza: Attendo, forse invano, / un giorno migliore…

Ed ecco che viene introdotto l’altro tema fondamentale della raccolta, l’attesa. Del resto, non sono forse le attese alle stazioni gli altri elementi caratterizzanti di un viaggio? E cosa attendiamo nelle soste di questo frenetico viaggio percorso in angosciosa solitudine? Attendiamo pause in cui abbattere il muro dell’indifferenza:

Cuori di speranza

accendono sorrisi

in visi tesi d’incertezza.

Si serrano amicizie

in cordame d’acciaio

che imbraga fragilità

C’è, dunque, questa speranza pur nell’incertezza e nella fragilità della condizione umana, ma…vele ardite vengono lacerate da scossoni e restano ombre di sopravvissuti / sulla spiaggia indifferente. (da INDIFFERENZA). E non è forse vero che gli “scossoni della vita” attentano ai nostri rapporti interpersonali determinandone spesso il naufragio?

Il tema della vita frenetica, che priva l’uomo della sua umanità rendendolo simile ad un automa, Tapis roulant / di gente meccanica (da TAPIS ROULANT), è ricorrente nella raccolta ma è sempre esaminato, sviscerato da punti di vista diversi.

In ANCORA, con attenzione non comune, la poetessa affronta un argomento raramente oggetto di poesia, quello della tecnologia che può anche essere nemica dell’uomo, contribuendo al suo isolamento, allontanandolo da coloro che fisicamente gli sono vicini: Assorta dentro cellulari / la fiumana scorre.

E, tuttavia, si tenta sempre un approccio, in condizioni che magari facilitano l’incontro e il dialogo:

Tra i profumi invadenti

di croissants e cappuccini

e tintinnio di tazze al bar… (da ANCORA) ché l’uomo ha pur sempre bisogno dei suoi simili ma, quando sembra che ci si stia avvicinando, che si possano mettere le basi per un rapporto duraturo, si riparte ancora. Non c’è tempo per un sorriso, per uno sguardo di solidarietà, d’intesa, di comprensione… Eppure, raramente si viaggia da soli: A guardar bene, è semipieno (il bus) / non si è mai soli nel viaggio (da RAMINGA).

E ogni tanto ci sono delle soste; ogni viaggio è da esse caratterizzato, ma la sosta, ammonisce l’autrice, non deve essere momento preparatorio alla nuova partenza, bensì “pausa di riflessione”, perché è indispensabile fermarsi per capire dove siamo diretti affinché il nostro viaggio, quindi la nostra vita, abbia un senso:

… metto a fuoco il cammino.

E riprendo cognizione

del mio destino. (da PAUSA).

In verità, quanti di noi si fermano, creano volontariamente pause di riflessione per chiedersi se la nostra vita ha un senso e quale esso sia?

E il treno corre, corre e attraversa città, paesi, campagne che si uniformano in un grigiore desolante, dove è completamente assente qualsiasi presenza di vita, metaforicamente rappresentata dall’assenza del colore. E questa corsa folle in un mondo divenuto tutto uguale, ci ipnotizza e scuri pensieri emergono dal nostro inconscio:

…Ipnotizzati, scuri pensieri

sfogano rabbie inaudite

scatenate da appetiti.

Conflitti che non rallentano

al rallentare della corsa.(da GRIGI).

E, pur andando di corsa, siamo sempre in ritardo, nel rincorrere obiettivi che restano vaghi, ché abbiamo perso di vista i veri valori: l’amore, l’amicizia, l’accoglienza…

Richiama il ritardo perenne

d’una vita scomposta

che rincorre scadenze,

obiettivi dai contorni vaghi. (da ANNUNCIO RITARDO). Quanti significati racchiude in sé l’aggettivo “scomposta” riferito alla vita che conduciamo! Ci dice di un’esistenza priva di equilibrio, moderazione, correttezza, decoro…

La poetessa con i suoi versi ci mostra come questo modo di vivere, alienato e alienante, ci abbia incattivito, ci abbia privato di ogni briciola di benevola umanità. Preda dell’incomunicabilità e dell’incapacità di guardarci attorno, non riusciamo più a provare empatia, a vedere la sofferenza altrui, non siamo in grado di accogliere il bisognoso, il migrante disperato, il ragazzo afgano con profonda tristezza / nel volto smarrito (da AFGHANISTAN) e, di conseguenza, non siamo capaci di accogliere Cristo neonato, ché il rancore erge muri e divide. / Vuote sono ancora le culle nei presepi, nonostante siano tornate a suonare le campanelle (da SONO TORNATE A SUONARE LE CAMPANELLE).

Interamente concentrati su noi stessi, siamo ormai solo capaci di pretendere:

Tra diritti reali,

soggettivi, acquisiti…

…esiste ormai qualcuno

che reclami, o proclami,

i suoi doveri? (da PENSIERI IN CORSA).

E l’autrice vorrebbe gridare, urlare la sua ribellione (fiamme lancinanti / divorano dentro) contro un modus vivendi anomalo divenuto ormai regola:

Non c’è fine

alla vanità feroce

all’appetito che chiede,

all’ignavia che crea danno.

ma muto di stupore / l’urlo si dibatte (da CONTROVERSE VERITA’).

Avverte, Lucia Sallustio, la sua incapacità di sovvertire uno status quo che percepisce aberrante ma non trova in sé la forza sufficiente neanche per parlare!

E ovunque aleggia la foschia che impietosa divora il cielo del mattino apertosi in un angolo negletto (da FOSCHIA).

E’ un susseguirsi di alti e bassi, questo nostro viaggio, di effimeri sprazzi di luce e persistenti zone d’ombra (e non sono forse queste le caratteristiche della vita di ciascuno di noi?), zone d’ombra nelle quali tuttavia la “speranza” resiste, la speranza che riacquisti valore tutto quello che è ora denigrato, deriso:

Si scalderà infine il cuore

al colore dei frutti boicottati

nati dai grani persistenti.

Sbocceranno saperi ora bocciati. (da GERMOGLI).

Corriamo, corriamo, ci ammonisce la poetessa, sul nostro folle treno, senza voltarci indietro, e tutto diventa una amalgama grigia:

Rimpiango, delle immagini passate

la certezza del momento.

…………………………………

Suprema la bellezza

di attimi a malapena apprezzati,

a scudo protegge dagli assalti,

sbiadisce paure e defezioni. (da IMMAGINI).

Dimentichiamo così attimi vissuti, preziosi, che costituiscono il nostro passato, le fondamenta della nostra vita e che ci riparano dalle avversità future, dandoci la forza per affrontarle.

Quanto di grande e prezioso perdiamo in questo frenetico correre di formiche impazzite, sembra ricordarci amareggiata Lucia Sallustio! Ma siamo ormai vittime di una routine spietata, immutata e immutabile, che logora povere vite senza più annunci, logora l’animo dell’autrice incapace ormai anche di sognare, logora l’alba e la sera, ormai sempre uguali e, persino, il silenzio non è più tale, ma è coperta di feltro / stracciata dal passo del rientro. (da E…).

Tutto sembra essere ormai perduto, l’uomo pare divenuto un “pezzo” di una catena di montaggio, eppure durante il viaggio, c’è sempre qualche attesa, nella quale si fa strada, timida ma decisa, la speranza di qualcosa di meglio.

E attesa e speranza formano un binomio inscindibile in questa pregevole raccolta di versi, rappresentando l’altro grande tema dalla poetessa mirabilmente affrontato in liriche incisive ed arrivanti. E in questo andirivieni generale, io sono ancora qua (da SONO ANCORA QUA), ci rassicura l’autrice, con la voglia di abbattere le barriere e di ritrovare il mio prossimo, compagno di viaggio, perché è sufficiente avere discusso con passione / di arte, scrittura, enogastronomia che la carrozza prenda ritmo nuovo verso la meta. (da ANDATA E RITORNO). Solo se capiremo il valore della condivisione, individueremo la giusta meta e la raggiungeremo con passo rinnovato!

Ma quando imperiosa la stanchezza prende il sopravvento (chi di noi non l’ha mai provato?) attesa può significare anche aspettare la fine del viaggio, la fine della TRANSUMANZA (questa carcassa stanca di andare), può voler dire aspettare di giungere all’ultima meta: Resto, di speranza attesa / che finiscano alfine / i giorni del viaggio. (da DI SPERANZA ATTESA).

Ma la poetessa è forte e riesce sempre a trasmetterci un messaggio di speranza e, pur essendo preda della tormenta che è in lei, riesce a fuggire dalla polvere che soffoca e annebbia e si ferma

sotto l’ulivo contorto

dal secolare trambusto, sotto l’azzurro

squarciato da raggi d’oro e d’argento…

………………………………………………………

Mi aspettava

come quelli arrivati prima di me.

S’è fatto carta e intinto un ramo in linfa

mi ha detto: “Scrivi ora e non fermarti”.

E allora è svanita la tormenta

si è riversata sulle pagine la piena

l’occhio s’è colmato d’azzurro

e, voltata la pagina, è tornata la pace. (da PASSA LA TORMENTA).

E infine, quando ogni speranza sembra essere svanita, il tormento, la ribellione che erano in lei, l’incapacità di urlare il suo no, diventano Canto, Poesia. E cos’è dunque la poesia per Lucia Sallustio? Altro grande tema di questa composita raccolta. La poesia è terapia dell’anima, di chi la scrive e di chi la legge, è catarsi, è irrefrenabile bisogno:

 

E tornò irrefrenabile,

di colpo la parola,e si fece immagine,

pensiero e poi verso.

Esprimeva voglia

del perduto amore

di raccontare, di ricordare.

E fu incanto di un’ora sola

e ticchettare e recitare.

Con il silenzio che si riempiva

di note arcane in armonia. (da E FU POESIA).

E la poesia diventa riconciliazione, con se stessi, con il prossimo, con l’universo tutto, per mezzo di misteriose note in armonia. Ed è voce universale ché in INTERPRETAZIONI la poetessa afferma:

Ho colto poesia

a gerle intere

riempite di versi stracciati.

…………………………………….

Ho tenuto la gerla per me,

dei versi riserva di viaggio.

Sono qui, fedeli compagni,

svuotati di senso attendono

nuove interpretazioni.

E quella gerla di versi che la poetessa conserva può essere riserva di viaggio per ognuno di noi, chè ogni verso svuotato di senso si riempirà delle nostre sensazioni, delle nostre emozioni scaturite dal nostro personale vissuto.

Il poetare di Lucia Sallustio è sobrio, privo di ridondanze, asciutto, semplice ma non semplicistico, intenso. Nelle sue liriche, piuttosto brevi e, comunque mai esageratamente lunghe, la poetessa fa un uso sapiente delle metafore e delle allegorie, in grado di evocare profonde emozioni, suggestioni e riflessioni. L’autrice sceglie con cura le parole che, spesso, racchiudono molteplici significati. Si pensi al termine armonia, che pur se riferito alla poesia, richiama subito alla mente l’attributo “scomposta”, relativo ad una condizione di vita che “disumanizza” l’essere umano, con cui il termine “armonia” è in netta contrapposizione.

La raccolta poetica di Lucia Sallustio si legge come un romanzo, il romanzo che narra in versi la vita dell’uomo contemporaneo afflitto da mali subdoli dai quali non riesce a guarire perché spesso non ne è consapevole. Un romanzo che si legge con sofferenza eppure con la certezza di trovare spazio per la speranza e per l’amore, intenso, gioioso, vissuto lontano dal clamore in una felicità rinnovata (vedi BAGLIORI DI UN AMORE).

Ester Cecere

Taranto, 25 Gennaio 2015

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Inter-city alla libreria Zaum di Bari.


10410333_844533885606577_4689308622142820600_nBella  e distensiva l’atmosfera salottiera che ci ha regalato la libreria Zaum di Bari ieri sera per la presentazione di Inter-city. Autrice, editore, curatore, lettori e una stupenda giovanissima rappresentanza dell’Associazione teatrale Rapsodi di Bari che, guidata dall’impareggiabile Angela Cardanobile, ha declamato alcune poesie della silloge si sono raccolti intorno a un tavolo ad ascoltare ed ascoltarsi.

Tra serio e ironico, abbiamo parlato di poesia, del ruolo del poeta oggi in una società nella quale i temi novecenteschi più che mai attuali dell’incomunicabilità e dell’indifferenza si sono spinti ai limiti della intolleranza e del conflitto.

Il topos letterario del viaggio ha offerto lo spunto a riflessioni, curiosità circa la genesi della raccolta o della singola poesia, interpretazioni come quella del Prof. Tanzi che si è soffermato sul significato del termine “stazioni” nella religione cattolico-cristiana e sulla valenza mistica dell’attraversare stazioni tra una città e l’altra, appunto Inter-city come evidenzia il titolo dell’opera.

Una ricchezza interpretativa densa di sfumature personali resa possibile dalle diverse età dei lettori, ciascuno avvicinatosi alla lettura e al confronto con la condizione soggettiva del limite del proprio vissuto confluito ben presto in un comune denominatore: la condizione umana. E’ emerso il bisogno perpetuo di conoscere, condizione che il viaggio assicura, al di là dello svantaggio dell’andare Raminghi, con andate e ritorni che all’apparenza non approdano a molto  ma che ti cambiano, ti plasmano, sicché un Poeta come Lord Alfred Tennyson possa affermare per bocca del suo Ulisse  I am a part of all that I have met- Io sono una  parte di tutto ciò che ho incontrato.

L.S.

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ascolto Alessandro alla Zaumcon Donatella prisco e Alessandro lattaruloCon Mariella Binetti e Angela Cardanobile alla Zaumalla Zaum il 22.01.2015 con kristina BlushiCon Kristina Blushi alla Zaum10410333_844533885606577_4689308622142820600_n10527613_844533385606627_1870597799328535759_n10407576_844533992273233_4822820632086738932_n10940598_844534115606554_5717101290821380522_ncon Angela Cardanobile e  i Rapsodi

10945036_844534282273204_5235654064326405537_nCon Alessandrocon il curatore della collana Spazio tempo, il prof. Alessandro Lattarulo

in famigliaCon Donatella e maristelladedicheCon KristinaDediche a inter-cityCon Stefanocon l’editore Stefano Ruocco- Wip edizioni

Presentazione di Inter-city alla libreria Zaum- Bari


Oggi alle ore 18.00 alla libreria Zaum di Bari avrà luogo la prima presentazione ufficiale del mio ultimo libro “Inter-city”. Parleremo di viaggi, di poesia, di meta-viaggi, di emozioni. Raccoglierò spunti, come in ogni buon incontro con i lettori, per le prossime pagine che scriverò.

Un grazie a tutti in partenza e che sia la prima di una lunga serie di incontri con il pubblico. Al mio fianco come moderatore ci sarà il curatore del libro, il prof. Alessandro Lattarulo. Lettura della speciale e bravissima Angela Cardanobile e della sua Associazione Rapsodi.

E’ il caso di dire “Let’s think pink”. 🙂

L.S.

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Quando i semi germogliano


Condivido quasi in diretta una nuova recensione appena ricevuta su inter-city. Mi ha riempita di orgoglio e… di EMOZIONE!!

L.S.

Dalla lettura di INTER-CITY
“E fu poesia” racchiude la poetica del quotidiano di Lucia Sallustio che lancia sfide all’indifferenza e al grigio di esistenze che si rincorrono sui binari delle scadenze, dei click e delle scritture virtuali.
Esistenze raccontate, vissute, barattate, abbozzate…nostre immagini riflesse in scenari plumbei dove ritrovare la parola è sfida al non ascoltato, al letto e cancellato, al conosciuto e dimenticato.
La scrittura della poetessa si fa analitica e tagliente tanto quanto appassionata e accogliente, ricordi si mescolano ad immagini e il viaggiatore come un personaggio di Joyce va incontro ad epifanie che rivelano il senso del viaggiare come vivere e cercare.
“[…] Un giorno viaggerò in tutti i luoghi che ho visto nella mente/viaggerò senza valigia a ogni ora e per niente/ Sola, fingerò compagnia/ Stanca, penserò in allegria[…]”. (p. Un giorno viaggerò p.70)
Dunque la scrittura si fa vortice e viaggio, direzione quotidiana per la “Bologna andata e ritorno” (Andata e Ritorno p.51) che l’autrice immagina di raggiungere correndo su versi che incrociano lo sguardo del lettore. È proprio il lettore, infatti, a riscoprire tra i binari delle parole un pensiero condiviso, un desiderio quotidiano analogo di andare oltre, di incontrare e abbracciare, sorridere e camminare, raccontare…
Il viaggio, incipit della creazione, ci accomuna tutti in un incessante andare in cerca di cittadinanza dove negli asili dell’indifferenza dimori ancora la speranza.
Oggi arrivo all’ultima pagina e sospiro di una soddisfazione assaporata tra righe che raccontano una persona incontrata, lei è sempre in corsa e con la penna pronta a raccontare volti e parole che non lascia andare senza aver detto:
– “Provaci ancora e non disperare!!!”.
Grazie Prof!
Antonella Zezza