Scrivo, ergo…


Anche oggi ho scritto. Felicità nel vedere parole e pensieri fermarsi sulla pagina. Un filo che si riannoda come quando, dopo lungo tempo, s’incontra un vecchio amico e, dopo pochi e imbarazzanti momenti di esitazione, si riprende a parlare e sorridere come allora, senza interruzioni o falsi pudori.

Bello ricominciare a radiare le parole inutili sulla pagina, cancellare in un istante il pensiero faticoso che, a rileggerlo, sembra troppo artefatto o impenetrabile.

Non importa che procedo ancora a rilento. Scrivere non è una gara, piuttosto un difficile lavoro di scavo, di maieutica, tanto più difficile quanto più hai perso familiarità con il mestiere di scrivere.

Scrivere è un mestiere e, come tutti gli altri, richiede esercizio costante, coraggio di guardare in faccia la realtà, di immergersi in vite che non ti appartengono ma che, a compenetrarsi, ti fanno soffrire e ti fanno capire quanto sei fortunata con quella che disdegni o di cui ti lamenti.

Non sono certa che il blocco non ritorni, forzato da altre, troppe e gravose occupazioni.

Sono certa, però, che oggi e nei giorni precedenti ho scritto e i personaggi del mio romanzo stanno prendendo sempre più corpo. Si animano e, insieme a loro, anch’io mi sento sempre più viva e dentro le storie. O sono le storie dentro di me?

Domani scriverò e se non sarà domani sarà un altro domani e un altro ancora. Non si vive, forse, di illusioni?

 

L.S.

Lettere d’antan


Amore mio,

ieri non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutarci. Sono corsa via come una ladra divincolandomi dal tuo abbraccio con uno scossone che ti ha fatto barcollare facendoti rischiare una caduta. I tuoi baci sotto il gelso moro continuavano a invadermi come fiamma viva,  a lacerarmi le carni, avvampandomi tutta. La bimba è arrivata all’improvviso saltellando e la sua voce ha riempito il silenzio. Era trillo di canarino tra gli alberi, festa di un campanile a primavera. Adoro Maria Luisa per il suo essere forza viva e sincera. Ma, ieri, sotto il nostro gelso, ho provato un sentimento che, soltanto a scriverne, mi fa rabbrividire. L’ho detestata, dal profondo del mio animo. Ha interrotto l’incanto così a lungo cercato. Il solo timbro della sua voce, ci ha fatti ripiombare nella certezza del peccato. Ma io ti amo e lo giurerò fino al tribunale divino. Dio sa che non è amore impuro. L’amore è vita, è purezza, è dono divino, per questo Dio non lo negherebbe. Non ho paura delle critiche della gente. Anzi, mi divertono. Ho solo dispiacere per le mie sorelle, per mio padre. In quanto al buon nome della mia famiglia, sono chiacchiere dell’ottocento dure a morire ancora oggi.

Ti prego, non giudicarmi. Mi umilia il disprezzo dei miei genitori nei tuoi confronti. Mi ha fatto male vedere come lo sguardo di Angelina ti abbia penetrato come spada, mentre richiamava la bambina che ci guardava felice di averci finalmente trovati.

Avevamo architettato la nostra uscita con cura. Come potevamo immaginare che mio padre si sarebbe sentito male e che tua madre sarebbe venuta a chiederti soccorso? Nella confusione di casa, le avevano lasciato la bambina e lei, che non si perde mai d’animo come te, si era fatta accompagnare da Michelangelo in calesse in campagna a cercarti. Ti avrebbe trovato in capo al mondo.

Per fortuna, papà ha ripreso conoscenza e sembra che ce la farà.

Mi sono fatta promettere da Maria Luisa di non dire a nessuno che ero in campagna a raccogliere i gelsi con te. Ma credo che lei abbia visto tutta la scena, mentre arrivava correndo. Tu che mi imboccavi, un gelso rosso e un bacio sulle mie labbra sanguigne rese ancora più tumide dal frutto succoso. Un gelso e un bacio, sempre più lungo, fino a levarci il fiato. I nostri corpi fusi, vicino alla cesta traboccante. Avremmo continuato fino a sera, stretti fino al calare del sole, a contare le stelle, ad affidare le nostre promesse al cielo.

Aspetteremo ancora, amore mio. Per me, nonostante tutto, quella giornata passerà al ricordo come il giorno dei gelsi mori, come il giorno dell’amore.

A presto.

Tua

Maria

inedito di Lucia Sallustio

Lucia Sallustio, il treno metafora dell’esistenza


GIOVINAZZO – DOMENICA 13 MARZO 2016CULTURA

Marzo… i colori delle donne

Lucia Sallustio, il treno metafora dell’esistenza.

 

  • “Inter City”, la presentazione del libro di poesie di Lucia Sallustio

    Il momento dedicato all’intermezzo musicale

di LA REDAZIONE
Inter city, la presentazione del libro di Lucia Sallustio
Inter city, la presentazione del libro di Lucia Sallustio© Sonia Cortese

È stata un successo la presentazione del libro di poesie “Inter-City” di Lucia Sallustio, venerdì sera presso la sala San Felice. All’evento, inserito nel programma “Marzo…I colori delle donne”, hanno partecipato la professoressa Rosanna Salvemini, presidente UCIIM, Anita Nuzzi, poetessa anche lei e conduttrice radiofonica e l’assessore alle pari opportunità Antonia Pansini. Il lungo e ben articolato programma è stato intervallato dalle letture di alcune poesie da parte della giovinazzese Fabiana Aniello e da dei piacevoli accompagnamenti musicali a cura del pianista Roberto Fasciano e di Luciana Visaggioall’oboe, tra cui “Oblivion” del compositore argentino Astor Piazzolla, di cui ieri ricorreva l’anniversario della nascita, un fatto che ha emozionato la poetessa stessa.

La Sallustio, di origine molfettese, ha lasciato la professione di insegnante d’inglese per dedicarsi a ciò che la appaga di più e di cui non può far a meno: la poesia. Ma è stato proprio il suo lavoro a far nascere in lei le riflessioni contenute nelle sue opere. L’esperienza comune del pendolarismo, per recarsi sul posto di lavoro lontano da casa, l’ha portata a conoscere il mondo del treno e dei suoi viaggiatori, che proprio come i treni, sono di fretta, sono in ritardo. «È il ritardo di una vita scomposta, che rincorre sempre qualcosa», scrive la poetessa. Tanti volti che si incontrano alle stazioni, nel treno, che sembra ti guardino ma nessuno lo fa, sono volti vuoti. «La folla scorre, mi guarda, ma non mi vede.[…] Il treno, è ferraglia d’acciaio che imbarca tanta fragilità», osserva la Sallustio nel suo libro.

Infatti il suo dramma si identifica nell’ indifferenza trionfante, un valore da rifuggire, seppur tanto presente oggi.  «Il male di vivere si manifesta in tante sfumature che vanno dall’inquietudine, alla malinconia, alla solitudine della gente che genera l’incomunicabilità, ed è questo che strugge la poetessa – osserva Rosanna Salvemini– e che viene espresso attraverso l’uso di una scrittura densa, articolatissima ma semplice».

«E’ sempre bello per un poeta vedere tanta gente, perché il poeta ha bisogno del pubblico, cerca il pubblico, se no il suo lavoro non avrebbe senso – spiega Anita Nuzzi-. Il libro di Lucia resta il più bello che abbia mai letto: le parole sono “cristallizzate sulla carta”», fresche di sentimento appena provato. «La poesia contemporanea si sta evolvendo – conclude la Nuzzi – sia nella forma che nei contenuti, perché si fanno sempre più spazio i temi della mancanza, che la società moderna avverte sempre di più».

«Anch’io in passato sono stata una pendolare verso Milano, ed ho incontrato tante storie, soprattutto di madri che lasciavano la famiglia e i loro figli per recarsi sul posto di lavoro lontano. – svela l’assessore Pansini –. Le donne devono essere unite e tenersi per mano per risolvere soprattutto le problematiche del nostro territorio.»

A proposito della nostalgia, altro tema delle sue riflessioni poetiche, la Sallustio dice: «La nostalgia è “un tarlo che rode” e cerco di non farmi prendere da essa. Sono una persona che opera nel passato ma mi proietto nel futuro, perché i ricordi passati sono i depositari della nostalgia». Ma il centro gravitante di “Inter-city” è il viaggio. «In fondo, viaggiare in treno è romantico. – commenta la poetessa – Prima del tunnel ho vissuto la gioia ed ero entusiasta della nuova esperienza, perché lì, seduta, avevo tempo di osservare e dare spazio alle riflessioni e alla meditazione che non si fa sempre. Il viaggio è attraversamento dello spazio e del tempo. Proprio come fa il treno».

 

http://m.giovinazzolive.it/mobile/news/Cultura/416805/news.aspx

Presentazione Inter-city a Giovinazzo: rassegna stampa


Lucia Sallustio presenta il libro “Inter-City”

Lucia Sallustio presenta il libro Domani nuova serata dedicata a “Marzo… i colori delle donne”

GABRIELLA SERRONE
Giovedì 10 Marzo 2016 ore 10.00

Secondo interessante appuntamento con la rassegna “Marzo… i colori delle donne”, organizzata anche quest’anno dall’Assessorato alle Pari Opportunità, guidato da Antonia Pansini, e dallaConsulta Femminile di Giovinazzo.

Domani pomeriggio, alle ore 19.00, presso la Sala San Felice, la scrittrice e poetessa Lucia Sallustiopresenterà il suo libro “Inter-City”, in un evento organizzato in collaborazione con le associazioniUCIIM e Il Simposio.

Al centro della chiacchierata tra l’autrice e Anita Nuzzi, poetessa e conduttrice del programma radiofonico “Passi d’arte”, e Rosanna Salvemini, Presidentessa della sezione UCIIM di Giovinazzo, ci sarà un mondo ovattato eppure assai particolare, con i suoi ritmi, i suoi tempi ed il suo vivere: il treno ed il viaggio in senso più assoluto. L’autrice è stata capace di passare in rassegna gli stati d’animo dei viaggiatori, comprendendo che, dietro quel microcosmo, si nasconde l’interiorità degli individui.

Quella stessa interiorità che spesso cela piccole e grandi quotidiane angosce. Sono i volti e gli sguardi che vengono messi in luce, facendo cogliere alla scrittrice l’intricato e spesso incomprensibile dipanarsi della vita di ciascuno. «Malgrado la negatività del presente – è scritto nella presentazione dell’evento -, la poesia diventa anche anelito alla speranza e all’armonia con se stessi e il prossimo».

Fabiana Aniello leggerà alcuni versi, mentre il duo oboe e pianoforte, composta da Luciana Visaggio e Roberto Fasciano, darà vita all’accompagnamento musicale.

da http://www.giovinazzoviva.it