Lettere d’antan


Amore mio,

ieri non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutarci. Sono corsa via come una ladra divincolandomi dal tuo abbraccio con uno scossone che ti ha fatto barcollare facendoti rischiare una caduta. I tuoi baci sotto il gelso moro continuavano a invadermi come fiamma viva,  a lacerarmi le carni, avvampandomi tutta. La bimba è arrivata all’improvviso saltellando e la sua voce ha riempito il silenzio. Era trillo di canarino tra gli alberi, festa di un campanile a primavera. Adoro Maria Luisa per il suo essere forza viva e sincera. Ma, ieri, sotto il nostro gelso, ho provato un sentimento che, soltanto a scriverne, mi fa rabbrividire. L’ho detestata, dal profondo del mio animo. Ha interrotto l’incanto così a lungo cercato. Il solo timbro della sua voce, ci ha fatti ripiombare nella certezza del peccato. Ma io ti amo e lo giurerò fino al tribunale divino. Dio sa che non è amore impuro. L’amore è vita, è purezza, è dono divino, per questo Dio non lo negherebbe. Non ho paura delle critiche della gente. Anzi, mi divertono. Ho solo dispiacere per le mie sorelle, per mio padre. In quanto al buon nome della mia famiglia, sono chiacchiere dell’ottocento dure a morire ancora oggi.

Ti prego, non giudicarmi. Mi umilia il disprezzo dei miei genitori nei tuoi confronti. Mi ha fatto male vedere come lo sguardo di Angelina ti abbia penetrato come spada, mentre richiamava la bambina che ci guardava felice di averci finalmente trovati.

Avevamo architettato la nostra uscita con cura. Come potevamo immaginare che mio padre si sarebbe sentito male e che tua madre sarebbe venuta a chiederti soccorso? Nella confusione di casa, le avevano lasciato la bambina e lei, che non si perde mai d’animo come te, si era fatta accompagnare da Michelangelo in calesse in campagna a cercarti. Ti avrebbe trovato in capo al mondo.

Per fortuna, papà ha ripreso conoscenza e sembra che ce la farà.

Mi sono fatta promettere da Maria Luisa di non dire a nessuno che ero in campagna a raccogliere i gelsi con te. Ma credo che lei abbia visto tutta la scena, mentre arrivava correndo. Tu che mi imboccavi, un gelso rosso e un bacio sulle mie labbra sanguigne rese ancora più tumide dal frutto succoso. Un gelso e un bacio, sempre più lungo, fino a levarci il fiato. I nostri corpi fusi, vicino alla cesta traboccante. Avremmo continuato fino a sera, stretti fino al calare del sole, a contare le stelle, ad affidare le nostre promesse al cielo.

Aspetteremo ancora, amore mio. Per me, nonostante tutto, quella giornata passerà al ricordo come il giorno dei gelsi mori, come il giorno dell’amore.

A presto.

Tua

Maria

inedito di Lucia Sallustio

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