Commenti critici incoraggianti, perché per scrivere ci vuole anche coraggio.


Ogni tanto, anche una gioia. Questa volta grazie ad uno storico, poeta, scrittore, giornalista, docente di altissimo profilo: Marco Ignazio de Santis, orgoglio tutto molfettese.
Grazie, Marco Ignazio de Santis.

Cara Luciana,
nel mare magno della vita e degli impegni, finalmente sono riuscito a ritagliarmi un po’ di tempo per me e per te!
Ho letto con grande partecipazione il romanzo L’equilibrio imperfetto e l’ho trovato ben costruito e ben articolato, con i capitoli dal giusto respiro e i titoli sempre indovinati.
Nella storia d’amore di Rossella e Max hai saputo ben miscelare autobiografismo, buone letture, etnografia, appunti di viaggio, femminilità e flusso memoriale.
Ho trovato molto intenso e delicato specialmente l’ottavo capitolo, “Un dolore grande, grande”.
Un immenso, affettuoso abbraccio, amica mia!
Marco Ignazio de Santis

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Per San Valentino


Oggi una maledetta nostalgia mi prende di te. Fa a pugni nello stomaco, mi attraversa le viscere e il groppo alla gola si fa sempre più intenso fino a stomacarmi. Odio l’uggiosità dei giorni di pioggia. Un’avversione che viene da lontano, dai giorni di cantiere chiuso, dalle imprecazioni degli operai non pagati, dall’ansia di schiarite che tardano ad arrivare. Oppure da tragedie che ti hanno inciso l’anima. Pioveva anche il giorno in cui Giacomo si è tolto la vita. Ora che ricordo, mi accorgo della strana coincidenza. Pioveva anche quando zia Luisa è spirata nel suo letto di ragazza, serafica come una santa. Pioveva il giorno del tuo incidente. Il trafiletto di giornale strapazzato tra le mie mani e intriso di lacrime e rabbia è sepolto tra le nostre cose, nel baule in soffitta.

Penso a te, alla fortuna perduta di un amore felice e mi chiedo come avrei potuto essere se lo avessi realizzato. So soltanto che, per quanto respinga l’immagine di te e finga di non averti mai incontrato, di non averti mai amato, mi ritorni in mente nei momenti più inattesi, quando più deboli sono le mie capacità di difendermi dai rimpianti. Debole, debole come una bambina smarrita nella folla al luna park, confusa e incredula di ritrovarsi sola tra tanta gente. Sono qui, attraversata dai giorni, apparentemente coriacea all’azione usurante del tempo, una donna mai sazia dei suoi giorni, eppure fagocitata da un rimpianto che, a tratti, si fa senso di colpa. Chi ti ha distratto quel giorno, mentre guidavi? A cosa o a chi pensavi? Avevi già letto la mia lettera nella quale ti dicevo che non ti avrei più raggiunto a Parigi? Chi di noi due è stata il tuo ultimo pensiero? So di essere egoista e malvagia. È in questo tuo ultimo pensiero la chiave del nostro amore. Se solo fosse lei, allora sarei più rassegnata. Ma se fossi io, più acuto e sofferto sarebbe il senso di colpa. In questo dilaniarmi, preferisco da anni la rimozione. Fuori piove, rimuoverei anche la pioggia se potessi. Unica soluzione è scrivere storie di vite diverse e ricomposte, di sole e di successi, piene di positività e di leggerezza. Leggerezza che, per quanto sia sempre stata un peso piuma, mi è mancata per educazione. Uno spiraglio di sole e mi giuro che l’ora dei rimpianti può terminare. Lo stomaco brucia ancora, ma modello le labbra in un sorriso aperto e mi guardo allo specchio. Ho letto da qualche parte, in qualche rivista dal parrucchiere, che sorridere apre l’anima, la alleggerisce e che dovremmo fare spesso questo esercizio facciale con incidenza sullo spirito. Continuo a sorridermi nello specchio. Mi sento stupida ma non demordo. Devo rifuggire dal vuoto maledetto che mi hai lasciato dentro, amore.

inedito di Lucia Sallustio