Alla ricerca di ispirazione in montagna.


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…La sveglia ha interrotto anche oggi ufficialmente il sonno. In realtà non ho chiuso occhio per il caldo umido della stanza. Ho spalancato la finestra per lenire l’asfissia. Lo stupore mi ha dato una sferzata immediata di energia. Una trasfusione di sublime alla vista degli alti pioppi verdi che stringevano a cerchio l’albergo. Dall’ottavo piano non scorgevo ancora il cielo. Mi sono fatta strada con occhi avidi a ricercarne lembi e, alla fine, un azzurro terso ha squarciato le fronde serrate tra l’uno fatto moltitudine nel bosco.

Ho inalato aria fresca. Una, due, più volte fino a riempirmene i polmoni e provare, d’incanto, una sensazione di benessere dopo giorni di angoscia.

Scaricavo veleno e mi imbevevo di grazia. Ho sentito la fisicità della vita nelle narici. Ho percepito l’odore del bosco e, d’un tratto, compreso che era quello lo strano sapore che la sera prima, nella trattoria del borgo dove ho cenato con Gianni prima che riprendesse la strada per Viterbo, ritrovavo nello strano retrogusto delle pietanze. Funghi e tartufi restituivano ai piatti il sapore del bosco al quale, io persona nata in una città di mare, ero aliena. La gente è parte dei luoghi di origine che ne permeano il dna una volta per sempre. Poi si complica, lasciandosi marcare dai luoghi che attraversa o lotta per lasciarsene libera se non li ama. Io, invece, sia pure di passaggio, sentivo di amare quel posto. Mi piaceva mescolare gli odori testimoni di presenze vitali a quelli del mare, che regnavano principi dentro di me.

La compattezza degli alberi, nella calura del giorno estivo senza il minimo alitare del vento, rendeva la corona naturale impenetrabile. Non distinguevo il singolo albero, anche perché a quell’altezza, non era visibile il tronco. Incespugliati in quel modo si levavano al cielo e dovevo faticare per scorgere tratti di azzurro nel verde intenso. Tutto intorno il silenzio aveva suoni che rimandavano a quadretti settecenteschi di paesaggi  arcadici. La sera prima avevamo raggiunto la locanda percorrendo la strada con mucche e vitellini. Avevo riso divertita come una ragazzina quando Gianni aveva fatto il verso alla nostra curiosa compagna di strada. Non ero mai stata in montagna, ma sentivo man mano una sensazione di benessere invadermi. L’avevo associata a Gianni immediatamente, godendomi ancora abbracciata a lui nella passeggiata il tempo dell’amore nella stanza d’albergo.

Nel silenzio di prima mattina, mi arrivava il muggire delle mucche, il belare delle pecore, lo scampanellio festoso. Un’orchestra divina che faceva da sottofondo ad un quadro sublime. Mi sporsi per guardare verso il basso. Il terrazzo dell’albergo, dipinto grossolanamente di verde, cinto della biancheria stesa al sole, riportava alla banalità del quotidiano, con i vili affanni che riempiono gli spazi dei sogni infranti.

di Lucia Sallustio ( dal romanzo in stesura Rewind: per me che non sognavo l’amore).

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Loredana Simonetti su Inter-city


INTER-CITY, POESIE IN VIAGGIO

Intercity racconta lo sguardo della poetessa, occhi che interrogano la vita delle persone che ci scorrono vicino, veloci come il tempo.

Migranti, pendolari, vite comuni spinte a viaggiare, più per necessità che per piacere; le soste, le attese, le partenze sono momenti di vita per una forzata riflessione, per riscoprire un’identità forse perduta o per trovare risposte a domande rimaste inespresse a lungo.

La parola “speranza” compare in molte sue poesie, speranza che accende sorrisi, speranza che affievolisce perplessa, speranza delusa da un ideale che si trova altrove. L’autrice sembra ricercare la parola “speranza” nella gerla da cui coglie poesie, come esprime nella sua bellissima liricaInterpretazioni”, in cui i versi, fedeli compagni dei suoi viaggi e ogni volta svuotati di senso, attendono nuove interpretazioni.

Così, alla ricerca della speranza, si supera la sensazione d’incomunicabilità che si temeva all’inizio del libro, ed è proprio il desiderio di scrivere che placa le tensioni della poetessa, anima combattuta che trova pace e ristoro nella scrittura.

E in questo andirivieni generale, io sono ancora qua.”.

di Loredana Simonetti

http://www.loredanasimonetti.eu/

1° maggio in poesia


Miniature

Sfumare la rabbia

quando infesta la bile

e appigliarsi forte

a un orizzonte terso

di sensi in-versi.

Lillipuziani s’agitano inutili

davanti ad occhi miopi

strillano e litigano muti,

sagome ammorbidite

come gomme pane.

E quando il riso striscia

sulle tue labbra livide,

ti accorgi incredula

Che sono spariti

Con lo schermo nero

I Giganti della rabbia.

di Lucia Sallustio

Inter-city in trasmissione radiofonica “Passi d’arte” di Anita Nuzzi


anita nuzziIl 1 aprile, alle 20.05,  sono stata  ospite della trasmissione radiofonica “Passi d’arte”, ideata e condotta da Anita Nuzzi su Radio Regio. Ho conversato di  poesia e in particolare della mia ultima silloge, Inter-city.
La trasmissione è stata seguita da tutta Italia in streaming su www.radioregio.it!https://www.facebook.com/events/429264007235087/

Oltre a presentarmi e intervistarmi, Anita ha dato splendida voce ad alcune delle mie poesie, tra le quali Intercity, Prospettive, Reti, Il ricordo dei giorni e Verrà.

Grazie, cara amica poetessa Anita Nuzzi  e ti auguro un gran successo per la tua trasmissione radiofonica.

Lucia Sallustio

 

Intervista di Anita Nuzzi a Lucia Sallustio 

  1. Come nasce il titolo di questo libro? Perché Intercity?

La scelta del titolo è stata per me piuttosto banale o scontata. Dal mese di settembre del 2013, per una progressione di carriera, ho preso a fare vita da pendolare su un tratto di strada  lungo, prevalentemente sull’Intercity per Bologna o da Bologna per Lecce o Taranto. E’ su questo mezzo di trasporto che sono nate le mie composizioni poetiche e, tra le prime, proprio Intercity che apre la raccolta e ha dato il la al progetto di comporre poesie per un poemetto del viaggio, cioè di una raccolta di poesie coerenti tra loro per scelta tematica. Tra la prima poesia e il titolo, però, c’è una variante grafica voluta, un trattino che vuole evidenziare la matrice composta della parola risultante da un latinismo, Inter e un anglismo, city, due lingue che amo profondamente perché fondono lingue classiche con quelle moderne e un po’ rappresentano la mia formazione culturale.  Il titolo, dunque, sintetizza questo spostamento tra luoghi e nel tempo attraverso stazioni, topos emblematico.

  1. Il tuo lavoro ti porta ad essere spesso in viaggio. Fino a che punto arriva la percezione del proprio sé in questo costante movimento , visto quasi come un “tunnel creativo”?

Il viaggio, abbastanza lungo per una pendolare, più di quattro ore al giorno tutta la settimana con molte tappe, ritardi, cambiamenti, dona, tuttavia, molte opportunità per la riflessione. Una sorta di spostamento del pensiero avanti verso la progettazione, la speranza, il sogno e indietro verso il ripensamento e la metabolizzazione di fatti accaduti nella giornata, esperienze passate o del passato prossimo. Momenti in cui l’Io si raccoglie, si isola, si scava nel profondo, si recupera, a volte si coccola per rigenerarsi e aprirsi agli altri in maniera più empatica e serena. Il viaggio, per me, è occasione per fare incetta di sensazioni, emozioni che sono fonti di ispirazione poetica e saranno, senz’altro recuperati in futuro per dei racconti o capitoli di un romanzo.

  1. La sensibilità di un poeta viaggiatore è indiscutibilmente diversa. Osservando fuori dal finestrino la realtà in tutto il suo divenire, quale visione dell’esistenza si inquadra nella tua dimensione?

A questa domanda vorrei rispondere che il finestrino o la finestra sono un “topos letterario” soprattutto della letteratura del novecento. Ricorre molto frequentemente nella produzione della scrittrice inglese a me cara Virginia Woolf, the window  è elemento del romanzo Gita al faro ma anche ricorrente nel romanzo Mrs. Dalloway. Il finestrino offre al viaggiatore, spettatore, un paesaggio in continuo cambiamento nello spazio, appunto da una città all’altra, da una regione all’altra, e nel tempo. Spazio e tempo sono le coordinate dell’esistenza ma anche quelle della letteratura che, come dice il critico Lukacs, ne è specchio. E questo coprire con il pensiero il presente del viaggiatore, immerso nel suo contingente, anzi invischiato in esso e per questo poco critico,  il passato recuperato attraverso la memoria, l’occhio del cuore e il domani con anticipazioni di domani sognati, delineati nel dormiveglia del mattino o nelle ore tarde e stanche della sera, danno varietà e spessore all’esistenza, anche a quella più banale e la rendono “condizione umana” da condividere all’esterno del pensiero solitario.

  1. La solitudine, nonostante lo stretto contatto con la gente ogni giorno, può generare una creazione interiore, poco esprimibile all’esterno, secondo te?

Il viaggio da sempre ha caratterizzato l’uomo che per sua essenza è migrante, sempre alla ricerca di migliorare la propria condizione di vita o esistenziale. Per me, quindi, la solitudine del viaggiare non è mai  intesa nella sua accezione negativa. A parte che la condizione di viaggiatrice mi riporta alla gioia e alle risate spensierate dei tempi da studentessa, e anche nella mia attuale situazione il viaggio è spesso condiviso con una collega e in allegria, sottolineo ancora che il viaggio è per me opportunità da cogliere. Il pensiero in corsa che dal viaggio scaturisce, dall’osservazione, dall’ascolto, dal dialogo con altri viaggiatori che, almeno per quel tratto di strada, sono compagni di viaggio e di destino, nasce nel silenzio e in solitudine momentanea per concentrarsi, ma poi,  quando esternato all’altro, al lettore  è per questo più facilmente condivisibile perché cristallizza situazioni di vita ed emozioni che appartengono ad un sentire comune. E, infatti, molto lusinghieri sono stati gli apprezzamenti di lettori che mi hanno detto di rispecchiarsi nelle mie poesie, se non altro in un viaggio inteso come metafora della vita.

  1. Il viaggio è fatto spesso di partenze ed arrivi che determinano assenze e mancanze, che valenza assume il tempo nel contesto della mancanza?

Come ho già detto, il tempo del viaggio offre spunti per ripensare a momenti passati anche in compagnia di persone che sono momentaneamente distanti da noi o perdute per sempre. Il tempo dilata sensazioni, sedimenta conflitti, lenisce amarezze e dolori oppure, al contrario, li fissa per sempre in un momento, nello stato del rancore che si inasprisce proprio perché viene a mancare il punto d’incontro, il dialogo, per la comprensione e la risoluzione del conflitto. E ancora vorrei appigliarmi alla letteratura alta, al metafisico irlandese del ‘600 John Donne e alla sua immagine poetica della relazione d’amore vista come un compasso con il braccio fermo di chi resta e quello di chi si allontana che gli gira comunque intorno senza mai abbandonarlo. E’ l’immagine di un legame forte che non si spegne ma si intensifica nel tempo e nel ricordo. Se il legame è debole, invece,  la distanza e il tempo lo sfocano e quel sentimento si esaurisce.

  1. Leggendo i tuoi testi affronti, oltre ai temi sociali, il tema della Morte e della Fede. È la caducità delle cose, il senso di inquietudine che il viaggio solitario determina a sviluppare queste tematiche?

No, certamente sono dei temi esistenziali a me cari indipendentemente dal viaggio. Il viaggio permette solo di fermarsi a pensare e mettere un punto momentaneo al tran-tran della vita. Mi piace pensare che il viaggio mi metta finalmente seduta e mi obblighi a pensare per ritrovarmi e meglio definirmi anche in relazione agli altri.

  1. Pensi di essere una poetessa “tormentata”?

certo. Il tormento è il fuoco della composizione artistica, è presente e imprescindibile in ogni artista. E’ indice della sua sensibilità. Si crea nella sofferenza propria o colta empaticamente immedesimandosi nell’altro. Quanto più slegata dal personale e dal contingente, tanto più la produzione artistica sarà condivisibile da parte degli altri per  i suoi temi comuni.

  1. A quale dei tuoi testi poetici di questo libro ti senti più legata?

Tra tutte, a parte Intercity alla quale sono legata dal suo diritto di primogenitura, vi sono molte poesie che sono nate prima della raccolta ma che sono state inserite perché per me importanti e tematicamente ad essa legate, anzi vi rappresentano appunto il collante. Per esempio: Rimpatrio, primo premio assoluto RadarLevante 2011, sul tema dell’emigrazione dei nostri giorni che è stata recentemente tradotta dalla poetessa Kristina Blushi in albanese. Vi sono poi Transumanza, che pur sollecitata geograficamente dallo stesso percorso di viaggio alcuni anni fa durante un altro incarico di lavoro, è sintesi della condizione umana, Accadono così, Verrà, Indifferenza, Vaghezza metropolitana che bene esprimono la condizione dell’uomo del XXI secolo, assorto in cellulari, omologato, fiumana che scorre come un tapis roulant nell’indifferenza e incomunicabilità.

  1. A quale dei tuoi testi poetici di questo libro ti senti più legata? 9. Sei un dirigente scolastico, con quale poesia vivi il tuo lavoro?

Come dirigente, mi sono meglio espressa in Pensieri in  corsa, Controverse verità dove l’idea che ha assorbito i miei ultimi anni è quella di riuscire a contemperare bene le opposte richieste di diritti, tanti, troppi e spesso in conflitto tra loro,  la necessità di mediare, di dirimere conflitti, di ascoltare, di prendere decisioni giuste. Noto che oggi sempre più viene a mancare lo spirito di sacrificio e di rinuncia per fare trionfare il bene comune e come siano prevalenti i personalismi e forte l’immagine di sé.

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Inter-city: Andata e Ritorno in poesia al Torrione angioino di Bitonto


Splendida location per parlare di poesia, sabato 28 febbraio 2015 alle ore 18.30. Atmosfera raccolta rispettosa del luogo, ma grande verve e professionalità al tempo stesso da parte dell’amico poeta Natale Buonarota che ha accettato l’invito a salire sul mio Inter-city come capotreno culturale per uno scorcio di serata. Concetto forte veicolato e da me apprezzato: arte e creatività viste nella loro unicità come esperienza emotiva trasfusa in segno, indipendentemente dalla forma utilizzata. E per questo, riferimenti ai Grandi dell’Arte e del pensiero Umano come Caravaggio o ai poeti alti della letteratura italiana e internazionale fino al poeta e critico contemporaneo da poco scomparso  Gianmario Lucini e alla sua visione di Poesia come Impegno, hanno offerto spunti di riflessione e incoraggiamento a continuare.

Grazie alla poetessa Kristina Blushi che ha dato voce e lingua albanese alla poesia “Rimpatrio” con traduzione e lettura duettando con me e la mia versione italiana, a dimostrazione che  la parola è segno che permette comunicazione e se si trasfonde sentimento nei versi qualsiasi segno è in grado di veicolare emozione.

Un ringraziamento a Gianluca Rossiello, promotore culturale bitontino della Libreria del Teatro, che mi ha inclusa nell’elenco degli eventi organizzati presso il parco delle Arti di Bitonto che comprende il suggestivo contenitore culturale del Torrione angioino.

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Recensione di Inter-city a cura di Ester Cecere


Recensione della raccolta poetica INTER-CITY di Lucia Sallustio

Questa splendida raccolta di versi di Lucia Sallustio è un ritratto lucido, critico, profondo, spietato quasi e, tuttavia, doloroso, della società attuale, che l’autrice percepisce come insieme delle solitudini dei singoli individui. E’ un’aperta denuncia dell’umanità perduta e, al contempo, un’invocazione accorata al suo recupero.

Il titolo, “Intercity”, richiama immediatamente alla mente il viaggio, tradizionale metafora della vita, che l’autrice rivisita abilmente, adattandola ai giorni nostri. E’ questo un “viaggio” caratterizzato da un’insuperabile incomunicabilità tra i “viaggiatori” che porta ad una solitudine profonda e disperata che priva di significato il viaggio stesso. Emblematica, quasi una sinopsi dell’intera opera poetica, è la prima lirica, STAZIONI:

Attraverso stazioni

e scorre una vita

che non m’appartiene.

Un cappuccio sul capo

un velo sugli occhi

un laccio asfissiante

non lasciano urlare

un cuore straziato.

La folla scorre,

mi guarda, non mi vede.

Attendo, forse invano,

un giorno migliore

ma ho perso di vista

il perché di ogni cosa

e il calcolo delle ore

non ha più ragione.

Nel fluire del tempo

s’arena in confusione.

Alienati, soli nella folla che non ci vede, impegnata a sua volta in una frenetica corsa verso una meta sconosciuta, la nostra stessa vita non ci appartiene più, non ne comprendiamo il significato, il fine, ci guardiamo viverla come se fossimo al di fuori di noi stessi, tanto che anche il portare il conto dei giorni che trascorrono convulsi perde di significato. E’ un treno lanciato a folle velocità, la nostra esistenza, che non ci lascia il tempo di chiedere aiuto, un treno in cui i viaggiatori “guardano ma non vedono un cuore straziato”. Quanta dolorosa verità in questi versi, se solo pensiamo ai quotidiani fatti di cronaca!

Eppure, l’autrice non perde la speranza: Attendo, forse invano, / un giorno migliore…

Ed ecco che viene introdotto l’altro tema fondamentale della raccolta, l’attesa. Del resto, non sono forse le attese alle stazioni gli altri elementi caratterizzanti di un viaggio? E cosa attendiamo nelle soste di questo frenetico viaggio percorso in angosciosa solitudine? Attendiamo pause in cui abbattere il muro dell’indifferenza:

Cuori di speranza

accendono sorrisi

in visi tesi d’incertezza.

Si serrano amicizie

in cordame d’acciaio

che imbraga fragilità

C’è, dunque, questa speranza pur nell’incertezza e nella fragilità della condizione umana, ma…vele ardite vengono lacerate da scossoni e restano ombre di sopravvissuti / sulla spiaggia indifferente. (da INDIFFERENZA). E non è forse vero che gli “scossoni della vita” attentano ai nostri rapporti interpersonali determinandone spesso il naufragio?

Il tema della vita frenetica, che priva l’uomo della sua umanità rendendolo simile ad un automa, Tapis roulant / di gente meccanica (da TAPIS ROULANT), è ricorrente nella raccolta ma è sempre esaminato, sviscerato da punti di vista diversi.

In ANCORA, con attenzione non comune, la poetessa affronta un argomento raramente oggetto di poesia, quello della tecnologia che può anche essere nemica dell’uomo, contribuendo al suo isolamento, allontanandolo da coloro che fisicamente gli sono vicini: Assorta dentro cellulari / la fiumana scorre.

E, tuttavia, si tenta sempre un approccio, in condizioni che magari facilitano l’incontro e il dialogo:

Tra i profumi invadenti

di croissants e cappuccini

e tintinnio di tazze al bar… (da ANCORA) ché l’uomo ha pur sempre bisogno dei suoi simili ma, quando sembra che ci si stia avvicinando, che si possano mettere le basi per un rapporto duraturo, si riparte ancora. Non c’è tempo per un sorriso, per uno sguardo di solidarietà, d’intesa, di comprensione… Eppure, raramente si viaggia da soli: A guardar bene, è semipieno (il bus) / non si è mai soli nel viaggio (da RAMINGA).

E ogni tanto ci sono delle soste; ogni viaggio è da esse caratterizzato, ma la sosta, ammonisce l’autrice, non deve essere momento preparatorio alla nuova partenza, bensì “pausa di riflessione”, perché è indispensabile fermarsi per capire dove siamo diretti affinché il nostro viaggio, quindi la nostra vita, abbia un senso:

… metto a fuoco il cammino.

E riprendo cognizione

del mio destino. (da PAUSA).

In verità, quanti di noi si fermano, creano volontariamente pause di riflessione per chiedersi se la nostra vita ha un senso e quale esso sia?

E il treno corre, corre e attraversa città, paesi, campagne che si uniformano in un grigiore desolante, dove è completamente assente qualsiasi presenza di vita, metaforicamente rappresentata dall’assenza del colore. E questa corsa folle in un mondo divenuto tutto uguale, ci ipnotizza e scuri pensieri emergono dal nostro inconscio:

…Ipnotizzati, scuri pensieri

sfogano rabbie inaudite

scatenate da appetiti.

Conflitti che non rallentano

al rallentare della corsa.(da GRIGI).

E, pur andando di corsa, siamo sempre in ritardo, nel rincorrere obiettivi che restano vaghi, ché abbiamo perso di vista i veri valori: l’amore, l’amicizia, l’accoglienza…

Richiama il ritardo perenne

d’una vita scomposta

che rincorre scadenze,

obiettivi dai contorni vaghi. (da ANNUNCIO RITARDO). Quanti significati racchiude in sé l’aggettivo “scomposta” riferito alla vita che conduciamo! Ci dice di un’esistenza priva di equilibrio, moderazione, correttezza, decoro…

La poetessa con i suoi versi ci mostra come questo modo di vivere, alienato e alienante, ci abbia incattivito, ci abbia privato di ogni briciola di benevola umanità. Preda dell’incomunicabilità e dell’incapacità di guardarci attorno, non riusciamo più a provare empatia, a vedere la sofferenza altrui, non siamo in grado di accogliere il bisognoso, il migrante disperato, il ragazzo afgano con profonda tristezza / nel volto smarrito (da AFGHANISTAN) e, di conseguenza, non siamo capaci di accogliere Cristo neonato, ché il rancore erge muri e divide. / Vuote sono ancora le culle nei presepi, nonostante siano tornate a suonare le campanelle (da SONO TORNATE A SUONARE LE CAMPANELLE).

Interamente concentrati su noi stessi, siamo ormai solo capaci di pretendere:

Tra diritti reali,

soggettivi, acquisiti…

…esiste ormai qualcuno

che reclami, o proclami,

i suoi doveri? (da PENSIERI IN CORSA).

E l’autrice vorrebbe gridare, urlare la sua ribellione (fiamme lancinanti / divorano dentro) contro un modus vivendi anomalo divenuto ormai regola:

Non c’è fine

alla vanità feroce

all’appetito che chiede,

all’ignavia che crea danno.

ma muto di stupore / l’urlo si dibatte (da CONTROVERSE VERITA’).

Avverte, Lucia Sallustio, la sua incapacità di sovvertire uno status quo che percepisce aberrante ma non trova in sé la forza sufficiente neanche per parlare!

E ovunque aleggia la foschia che impietosa divora il cielo del mattino apertosi in un angolo negletto (da FOSCHIA).

E’ un susseguirsi di alti e bassi, questo nostro viaggio, di effimeri sprazzi di luce e persistenti zone d’ombra (e non sono forse queste le caratteristiche della vita di ciascuno di noi?), zone d’ombra nelle quali tuttavia la “speranza” resiste, la speranza che riacquisti valore tutto quello che è ora denigrato, deriso:

Si scalderà infine il cuore

al colore dei frutti boicottati

nati dai grani persistenti.

Sbocceranno saperi ora bocciati. (da GERMOGLI).

Corriamo, corriamo, ci ammonisce la poetessa, sul nostro folle treno, senza voltarci indietro, e tutto diventa una amalgama grigia:

Rimpiango, delle immagini passate

la certezza del momento.

…………………………………

Suprema la bellezza

di attimi a malapena apprezzati,

a scudo protegge dagli assalti,

sbiadisce paure e defezioni. (da IMMAGINI).

Dimentichiamo così attimi vissuti, preziosi, che costituiscono il nostro passato, le fondamenta della nostra vita e che ci riparano dalle avversità future, dandoci la forza per affrontarle.

Quanto di grande e prezioso perdiamo in questo frenetico correre di formiche impazzite, sembra ricordarci amareggiata Lucia Sallustio! Ma siamo ormai vittime di una routine spietata, immutata e immutabile, che logora povere vite senza più annunci, logora l’animo dell’autrice incapace ormai anche di sognare, logora l’alba e la sera, ormai sempre uguali e, persino, il silenzio non è più tale, ma è coperta di feltro / stracciata dal passo del rientro. (da E…).

Tutto sembra essere ormai perduto, l’uomo pare divenuto un “pezzo” di una catena di montaggio, eppure durante il viaggio, c’è sempre qualche attesa, nella quale si fa strada, timida ma decisa, la speranza di qualcosa di meglio.

E attesa e speranza formano un binomio inscindibile in questa pregevole raccolta di versi, rappresentando l’altro grande tema dalla poetessa mirabilmente affrontato in liriche incisive ed arrivanti. E in questo andirivieni generale, io sono ancora qua (da SONO ANCORA QUA), ci rassicura l’autrice, con la voglia di abbattere le barriere e di ritrovare il mio prossimo, compagno di viaggio, perché è sufficiente avere discusso con passione / di arte, scrittura, enogastronomia che la carrozza prenda ritmo nuovo verso la meta. (da ANDATA E RITORNO). Solo se capiremo il valore della condivisione, individueremo la giusta meta e la raggiungeremo con passo rinnovato!

Ma quando imperiosa la stanchezza prende il sopravvento (chi di noi non l’ha mai provato?) attesa può significare anche aspettare la fine del viaggio, la fine della TRANSUMANZA (questa carcassa stanca di andare), può voler dire aspettare di giungere all’ultima meta: Resto, di speranza attesa / che finiscano alfine / i giorni del viaggio. (da DI SPERANZA ATTESA).

Ma la poetessa è forte e riesce sempre a trasmetterci un messaggio di speranza e, pur essendo preda della tormenta che è in lei, riesce a fuggire dalla polvere che soffoca e annebbia e si ferma

sotto l’ulivo contorto

dal secolare trambusto, sotto l’azzurro

squarciato da raggi d’oro e d’argento…

………………………………………………………

Mi aspettava

come quelli arrivati prima di me.

S’è fatto carta e intinto un ramo in linfa

mi ha detto: “Scrivi ora e non fermarti”.

E allora è svanita la tormenta

si è riversata sulle pagine la piena

l’occhio s’è colmato d’azzurro

e, voltata la pagina, è tornata la pace. (da PASSA LA TORMENTA).

E infine, quando ogni speranza sembra essere svanita, il tormento, la ribellione che erano in lei, l’incapacità di urlare il suo no, diventano Canto, Poesia. E cos’è dunque la poesia per Lucia Sallustio? Altro grande tema di questa composita raccolta. La poesia è terapia dell’anima, di chi la scrive e di chi la legge, è catarsi, è irrefrenabile bisogno:

 

E tornò irrefrenabile,

di colpo la parola,e si fece immagine,

pensiero e poi verso.

Esprimeva voglia

del perduto amore

di raccontare, di ricordare.

E fu incanto di un’ora sola

e ticchettare e recitare.

Con il silenzio che si riempiva

di note arcane in armonia. (da E FU POESIA).

E la poesia diventa riconciliazione, con se stessi, con il prossimo, con l’universo tutto, per mezzo di misteriose note in armonia. Ed è voce universale ché in INTERPRETAZIONI la poetessa afferma:

Ho colto poesia

a gerle intere

riempite di versi stracciati.

…………………………………….

Ho tenuto la gerla per me,

dei versi riserva di viaggio.

Sono qui, fedeli compagni,

svuotati di senso attendono

nuove interpretazioni.

E quella gerla di versi che la poetessa conserva può essere riserva di viaggio per ognuno di noi, chè ogni verso svuotato di senso si riempirà delle nostre sensazioni, delle nostre emozioni scaturite dal nostro personale vissuto.

Il poetare di Lucia Sallustio è sobrio, privo di ridondanze, asciutto, semplice ma non semplicistico, intenso. Nelle sue liriche, piuttosto brevi e, comunque mai esageratamente lunghe, la poetessa fa un uso sapiente delle metafore e delle allegorie, in grado di evocare profonde emozioni, suggestioni e riflessioni. L’autrice sceglie con cura le parole che, spesso, racchiudono molteplici significati. Si pensi al termine armonia, che pur se riferito alla poesia, richiama subito alla mente l’attributo “scomposta”, relativo ad una condizione di vita che “disumanizza” l’essere umano, con cui il termine “armonia” è in netta contrapposizione.

La raccolta poetica di Lucia Sallustio si legge come un romanzo, il romanzo che narra in versi la vita dell’uomo contemporaneo afflitto da mali subdoli dai quali non riesce a guarire perché spesso non ne è consapevole. Un romanzo che si legge con sofferenza eppure con la certezza di trovare spazio per la speranza e per l’amore, intenso, gioioso, vissuto lontano dal clamore in una felicità rinnovata (vedi BAGLIORI DI UN AMORE).

Ester Cecere

Taranto, 25 Gennaio 2015