Requiem di archetti

A Gabriella
Non vibrerà il tuo violino
Nei teatri orfani di te
Nessuna dissonanza
Si leverà decisa dal coro
Quando non ti convincerà
L’umano agire del grande
Dal quale ti sottrai, critica.
Inseguivi armonie ideali
Ricevevi meschine smentite.
Risalivi decisa, ogni volta,
sfogando rabbie con l’archetto
estranea per quel tempo
Al mondo che fuori strideva.
Provavi e riprovavi all’infinito
Sinfonie ostili a piegarsi
Al tuo rigore professionale
Finché la casa non si riempiva
Di note celestiali evocatrici.
Suonano ancora gli archetti
dai muri della tua stanza
echi che riempiono le orecchie
sorde alla tua voce di ragazza.
di Lucia Sallustio

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Return carriage: poesia o prosa poetica?


Insomma così?

E…

…e attraverso ancora
stazioni fetide di vita
logorate da storie
raccontate sottovoce
su piattaforme abusate
in attesa di annunci
che stentano ad arrivare.

E… mi logora il tempo
mentre diramo pensieri
rotti da folate di sogno
attraversata dalla brezza
di un gelido vento
che non vuole cessare
all’incalzare delle stagioni.

All’alba, sospinge spavalda
la massa di studenti
che sfida il nuovo giorno.
A sera, un latrato lontano
sveglia i randagi in stazione.
Di rimando, abbaia feroce
il branco, difende il territorio.

Si stende greve il silenzio,
coperta di feltro stracciata
dal passo inquieto del rientro.
di Lucia Sallustio

 

o come proposto da Caterina Della Torre Dolls  nella sua rivista on line?

 

http://www.dols.it/2014/04/14/stazioni-della-vita/

 

A proposito, grazie Caterina per la scelta dell’emblematico titolo di presentazione: “Le stazioni della vita”.

 

Ispirata da Espiazione (Atonement) di McEwan


SPOSA DEL SILENZIO

Né voci, né echi di sirene
Precedono il coprifuoco,
la guerra lacera, dilania,
strappa anime e corpi,
stupra e ammonticchia
in piazze e nei sentieri sterposi
delle campagne affollate.
Smorfie allungate sfigurano
Volti dalle bocche afone.
Megafoni annunciano morte,
ciascuno ha la sua lingua
per chi ascolta con tremore.
Del clamore delle piazze,
del rumore delle cose,
del dolore urlato o soffocato,
del grido della puerpera,
del vagito di un neonato,
della nascita urlata che
riconferma la vita smorzata
sotto il fragore delle bombe,
nulla giunge a me.
Nella bolla di effimera levità
Ho creato un’oasi di silenzio,
un cuscinetto tampona il mondo
che guardo da qui dentro,
libera da ogni velleità.
Empatizzo col dolore,
immagino e cancello le parole,
ignoro proclami di guerra,
statistiche di morte e di feriti.
Non odo dichiarazioni di pace,
vivo le vite di chi osservo,
muto sentiero e pensiero,
soffro, piango e godo,
mi esimo dal giudizio.
Son poeta, sposa del silenzio.

di Lucia Sallustio

e questo è il passo del romanzo di McEwan che mi ha ispirato i versi sul silenzio assordante del poeta.

” Si scusa di non avere scritto nulla sulla guerra. Le invieremo una copia della nostra ultima pubblicazione, con un editoriale di estrema rilevanza sull’argomento.  Avrà modo di notare che noi non riteniamo in maniera assoluta che gli artisti debbano sentirsi obbligati ad affrontare il tema della guerra.  Al contrario,  sono estremamente nel giusto e mostrano saggezza nel momento in cui la ignorano dedicandosi ad altri argomenti. Dato che gli artisti sono impotenti sul piano politico, devono utilizzare il loro tempo a sviluppare la loro emotività a livelli sempre più introspettivi. Il suo lavoro, la sua guerra,  consiste nel coltivare il talento e andare nella direzione che esso stesso Le richiede.  La guerra, come Lei giustamente afferma, è nemica dell’attività creativa.”

(dal romanzo “Atonement” di  Ian McEwan, 2001- pag. 315- traduzione di Lucia Sallustio)

La poesia del Natale 2012


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UN ALTRO NATALE

Il Bambinello ha guance rubiconde
C’è tepore nella capanna, è l’amore.
Fuori si gela.
Il finto abete dagli aghi di plastica
Occhieggia di luminose intermittenze.
Non riscaldano.
Rosso, oro e argento si mescolano
In un fasto che illude solo gli occhi
Dentro il cuore il ghiaccio.
Le risate della festa risuonano nell’aria
Toccano il cielo e si spengono, stanche.
Non sono di felicità.
I Magi traballanti percorrono sentieri,
quelli del presepe sono impervi, cadono.
La Verità è dura.
Campane allegre come cornamuse
Annunciano il Natale e i cori stonano
Canti popolari per le strade bagnate.
Qui io sola ad aspettare.

di Lucia Sallustio

Verso il terzo compleanno da blogger


Il 10 novembre questo blog compirà 3 anni.  Oggi, 4 novembre, il contatore di WordPress dice:

19.898

visite totali

Vorrei tanto raggiungere le 20.00 visite entro quella data. Mi aiutate?

L.S.

Estate e un personaggio femminile di un possibile romanzo


Ho aggiunto un pensiero al racconto “Rewind”. Breve, ma abbastanza per continuare a raccontare di Maria Luisa, un personaggio d’altri tempi e moderno insieme che mi affascina.  Quante donne ingegnere c’erano negli anni ’70? E come si sposavano in una donna di quei tempi spirito pragmatico e l’innegabile romanticismo che ogni donna, al di là dei tempi, si porta dentro in ogni particella del suo essere? E, infatti, il sottotitolo del racconto, non a caso, è : per me che non sognavo l’amore. E’ mai possibile, umano, non sognare l’amore? Figuriamoci per una come Maria Luisa, ce l’ha solo nel nome il bisogno di sogno e d’amore.

Fatemi sapere se vale la pena continuare. Se avete idee, richieste, suggerimenti ditemelo pure. Buona estate di pensiero e in-azione.

C’è qualcosa di romantico nell’impigrirsi d’estate al calore dell’aria che fonde il pensiero. Intorno si spande il silenzio e ho l’impressione che la gente rimasta in città si sforzi a tenere basso il volume della propria voce. Ogni tanto arriva un urlo di madre da lontano, seguito dallo schiocco di una mano su di un viso e da un pianto di un bambino. Compresso pure il pianto, sommesso, come se si vergognasse di farsi sentire dal mondo sonnecchiante.

C’è qualcosa di sacro nel paesaggio d’estate, rarefatto sotto il sole e sfocato dal bollore che evapora. Sfugge davanti agli occhi l’ossessione mercantile dei giorni del resto dell’anno. Una tregua dal daffare, dal commercio d’ogni cosa, il tempo di ricaricarsi con altri pensieri, sogni fatti e rifatti e ancora in cantiere.

In questa pigrizia del corpo la mia mente vola e insegue immagini di realtà possibili. Sono certa che ne raggiungerò alcune ma so anche che non è la vittoria che mi esalta, se non per il tempo che basta a metabolizzarla. M’interessa il senso della sconfitta, foraggio per nuove galoppate verso destinazioni più complicate.

L.S.