Anni ’60: un primo giorno di scuola come un altro o forse no.


Non ricordo quanto tempo sia rimasta in quella condizione, sognante, seduta faccia al muro, in una sospensione inspiegabile ancora oggi, tra sogno e realtà, stordimento da panico e incredulità di essere mai giunta tra quelle bambine e una donna che, in linea orizzontale con le mie spalle, continuava a  parlare. Nella mia bolla d’aria, non mi giungevano echi delle sue parole espresse certamente a voce alta. Non ricordo né suoni né spezzoni di quei discorsi, ero chiusa in una forma che oggi definirei di autismo, a confrontarmi con il crocifisso senza proferire preghiera, muta e immobile io che zitta non me ne sapevo stare e che mi ero guadagnata l’appellativo di “acqua di mare” da parte di mio nonno per quanto mi muovessi in continuazione a casa.

Quell’aula che sapeva di vecchio e candeggina, con il cordone di vernice marroncina che correva intorno alle pareti, in più parti scalfita e scrostata, era un luogo a me estraneo e non capivo come e perché ci fossi finita.

Per quanto, nel tempo, abbia amato e nutrito una forma di devozione per le mie maestre delle elementari e, negli anni successivi, per quanti hanno concorso alla mia formazione e a dare risposte alla mia insaziabile voglia di conoscere, ai miei “perché”, ai mie “se”; per quanto mi sia presto affezionata e guadagnata la stima delle mie compagne di classe, molte dimenticate, altre con un posto ancora fin troppo vivo nel mio cuore, di quel primo giorno di scuola il ricordo che serbo è di uno stato confusionale assimilabile allo stupore. Non si stupisce solo per la meraviglia, per cose belle, impreviste o mai viste, lo stupore ti prende e stordisce quando non riesci a dare un significato razionale alle cose.

Era questa la scuola alla quale mi ero preparata con i nonni e con la mamma per tutto quel tempo? I capelli puliti e tirati da un frontino, il vestito della domenica sotto il grembiulino, tutto predisposto per presentarmi in maniera decorosa e iniziare a meritarmi il rispetto. Dov’era la festa e la gioia di un primo giorno di scuola così decantato?

Se penso a quel concetto di scuola, se mi chiedo perché fossi stata messa a ridosso del muro e dovessi girarmi per ascoltare la maestra, se razionalizzo il mio desiderio di uscire da quella condizione indesiderata nella quale mi trovavo perché mi procurava fastidio, non trovo risposte.

Quello che spero è soltanto che i miei studenti, nel primo giorno di scuola come in tutta la loro carriera scolastica, non si trovino mai a gestire situazioni di disagio che potrebbero farli disamorare dal mondo scuola.

Da quel primo giorno di scuola, salvo per una breve pausa durante la quale ho fatto incetta di esperienze e realtà professionali che mi sono tornate utili in seguito, dalla scuola non sono mai uscita. E qui ci vuole mio: perché? Perché la scuola è il luogo delle libertà, della conoscenza, della socializzazione, del rispetto e dell’amore. Ma perché non sia percepita come luogo delle costrizioni, è bene sia quanto più accogliente possibile, sappia di vecchio e moderno insieme, di regole e libertà, un puzzle di anime e bisogni dalle forme diverse che si incastrano tutti perfetta-mente.

Dallo stupore di quel primo giorno è nato l’incanto di una vita.

Riflessioni- Lucia Sallustio

Una micro-storia per Milò7


Milò7- micro storia 23 Lucia Sallustio

 

 

Giorni di sorprese letterarie. Questa è l’ultima di questa mattina: alle ore 7 la mia micro-storia era già pubblicata per la puntata 23 del romanzo collettivo Milò7.

Partecipate anche voi, un’avventura che vale la pena.  Dieci righe per 8oo caratteri (spazi inclusi, ahimé) su un tema settimanale lanciato dalla Redazione, la stessa del Goldenbookhotels che già mi ha lasciato bei ricordi con la pubblicazione e traduzione del mio racconto “La bisnonna francese”.

Portale on-line: il corrierino dei piccoli


Vi suggerisco di dare uno sguardo ad un portale fresco fresco per i più piccoli. Lo ha creato la mia amica Felicita Scardaccione, giornalista del Corriere del Mezzogiorno di Bari.

Fiabe, filastrocche, poesie per i più piccoli, siti consigliati e laboratori creativi con illustrazioni coloratissime e da sogno della docente barese Liliana Carone.

Interessante anche per gli amici scrittori che possono dare il loro contributo per pubblicazioni on-line.

Un sito da linkare per scuole, blog e blogger.

L.S.

http://www.corrierinobimbi.it

 

 

 

 

Verso il terzo compleanno da blogger


Il 10 novembre questo blog compirà 3 anni.  Oggi, 4 novembre, il contatore di WordPress dice:

19.898

visite totali

Vorrei tanto raggiungere le 20.00 visite entro quella data. Mi aiutate?

L.S.

Duellare con le parole


Il percorso tortuoso verso la sala lettura le dava ora un senso di vertigini, sbandamento onirico, pura sospensione tra secoli e pensieri. Sotto i riflessi policromi della lampada Tiffany, il metro-boulot-dodot era chiuso alle spalle.  Aprì il Moleskine in pelle vinaccia. Il rituale partì.  Srotolò  il laccio, distese le pagine, inforcò gli occhiali e si tuffò nel bianco ipnotizzante del foglio. Quel biancore sembrava respingere ogni pensiero, ogni parola, ogni segno. Duellava sempre con le parole per inserirle in un puzzle che sarebbe diventato alfiere di sentimenti. Lasciò andare la ciocca arrotolata intorno al dito medio, un capello cadde e un ghirigoro a o segnò il candore della pagina. Subito una folata di parole si susseguì: ormai, ora, orrido, opera, orbene, ognuno. Ecco: Ognuno sta solo. Se lo appuntò.

Sotto l’ala del grande poeta, le parole fluivano più facilmente, senza che tornasse indietro a tirare una linea per annullare un intero pensiero. Senza scarabocchi. Le parole si accomodavano gentili nello spartito che andava delineando nel turbinio della memoria che confonde tempi, luoghi e persone. Una spirale che le dava il batticuore, le mescolava rabbia con gioia, dolore con felicità, incertezza con determinazione, ignoranza con sapere.

“Signorina Anna, eccola finalmente” si girò ubriaca di parole, alzò il capo e rimase a guardarlo svuotata. Scrivere le dava sempre quella forte sensazione.