Verso il terzo compleanno da blogger


Il 10 novembre questo blog compirà 3 anni.  Oggi, 4 novembre, il contatore di WordPress dice:

19.898

visite totali

Vorrei tanto raggiungere le 20.00 visite entro quella data. Mi aiutate?

L.S.

Incipit: proviamo a parlarne.


Oggi sono in vena di confronto, ho bisogno di sapere, di capire se questa pagina può funzionare come inizio di un romanzo o se, al contrario, non funziona, funziona male, solo a metà.

Se, per caso mi leggete, per favore lasciatemi un commento.

Grazie

Erano giorni che continuava ad arrovellarsi, senza trovare una soluzione, sia pure la più stupida, la più irragionevole, ma almeno una che gli acchetasse l’ansia che gli aveva ingrippato il cervello e tolto d’un tratto la serenità. Quello sguardo. Non riusciva a levarsi dagli occhi l’espressione miserevole e pietosa di quel volto cereo, d’una bellezza che non si smorzava neppure nello sguardo obliquo della penitente. Anzi, si accendeva d’una sensualità che incantava ed entrava dritta nelle vene dilatate dallo spasmo. Il volto afflitto della Maddalena, con quegli occhi grandi rivolti verso terra con verecondia, incorniciato dai lunghi capelli. Scivolavano lungo la schiena, le accarezzavano impudichi le natiche, ciocche avvolte a serpente come a ricordare Eva, la progenitrice delle peccatrici. L’aveva sognata perfino, nelle pochissime ore in cui, sfinito, s’era addormentato. Nel sogno gli aveva puntato gli occhi dolcissimi e sensuali dentro i suoi e si era sentito invadere da una sorta di veleno che lo aveva tenuto immobilizzato a letto per un bel po’. Ricordava ancora con fastidio la sensazione di paralisi quando aveva tentato di alzarsi e non ci era riuscito. Il corpo non rispondeva ai comandi, restava fisso, supino e un urlo di paura bloccato in gola lo soffocava. Si era svegliato fiacco, come se avesse fatto lavori pesanti tutta la notte. Quella statua lo stava facendo diventare pazzo. Per anni era rimasta chiusa nell’atelier dell’artista, gli aveva raccontato il parroco. Erano corse voci sulla modella che aveva posato per la sua realizzazione, si era gridato allo scandalo e quelli che erano riusciti a vedere la statua, nel privato del monolocale abbandonato alla sozzura e alla semi-oscurità, l’avevano chiamata la scandalosa. A tutti gli altri, ai credenti che durante la messa o nei giorni delle processioni affollavano le navate, non era mai stato concesso di fruire di tanta bellezza sublimata. I pochi che ne avevano avuto il privilegio avevano contribuito a depauperare la memoria già dubbia dell’artista. La scandalosa. Non era una novità per Maddalena che per secoli aveva conosciuto l’ostracismo della gente perbene, dei falsi moralisti, che era stata nominata nei testi accreditati e in altri rimasti sconosciuti, inserita nei Vangeli, apocrifi compresi, e, ancora vivente, era stata additata per strada. Tutti filistei, ipocriti, bisognosi di riversare il loro odio su qualcosa di tangibile o, meglio, su qualcuno, aveva concluso. Lei era stata un bersaglio e mai nessuno a scrutarle l’animo buono e generoso, quello stesso che si era preso il carico della colpa e della caducità dell’uomo. L’Uomo, appunto. Un uomo unico, straordinario, ma pur sempre dotato della stessa bassa carnalità di tutti i figli di Dio. Sermoni e pregiudizi a parte, quel volto gli diceva qualcosa, lo turbava fin nell’intimo, gli metteva un’eccitazione impudica, di quelle che aveva provato solo con certe donne.

tratto da “La modella albanese” di Lucia Sallustio

Vita da blogger: e sono 2!


Hello world!

Rate This

Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!

Eccolo qua il mio primo post  su questo blog: era il 7 novembre, 2009.  Domani questo blog festeggerà i suoi due anni e andare al più vecchio dei post mi ha fatto molta tenerezza. Ritornare al passato, sia pure recente,  lascia sempre un senso di nostalgia, nostalgia di quanto rimane dietro, nostalgia dell’innocenza che ogni nascita porta con sé, con gioie e illusioni e incoscienze, progetti di vita dai contorni sfumati, incerti, irregolari e per questo molto più stimolanti.

E ora passo ad un bilancio più concreto. A fronte dei detrattori dei blog e dei loro creatori, i controversi blogger , e giusto per disincantare un po’ chi su di esso, da neofita, conta per  incontrare un pubblico di lettori vasto e crescente, devo dire che avere un mio spazio virtuale gestito un po’ come vetrina e testimonianza a me stessa dei passi compiuti nel mondo della scrittura e un po’ come salotto nel quale ricevere e incontrare amici di penna, ha rappresentato un’esperienza di crescita, un completamento necessario alla parallela attività di scrittura, lettura, ricerca e documentazione.

Le statistiche del sito ad oggi contano quasi 14.500 visite dal quel primo post, con una crescita media mensile lenta ma progressiva soprattutto nel corso del secondo anno.  Molti dei visitatori erano amici provenienti da un forum di scrittura undiciparole  da me contemporaneamente e attivamente frequentato per 2 anni a tutt’oggi. Altri visitatori sono arrivati grazie alla stessa incrementata attività di blogger, attualmente  arrivano anche dal mio profilo FB e, soprattutto,  dai siti letterari di amici incontrati ai numerosi premi letterari ai quali ho partecipato per molti anni con grande entusiasmo e buoni riconoscimenti.  Per quanto se ne dica e se ne scriva io continuo ad essere grata agli Organizzatori dei premi letterari, almeno di quelli ai quali ho partecipato e devo dire con oculata e meditata selezione. Ho sempre incontrato e ancora frequento con amicizia e stima persone  instancabili, sognatori e fiduciosi nel valore aggregante e di promozione culturale e umana che questi spazi permettono soprattutto negli angoli più remoti e forse “ancora autentici”  di un’Italia che ogni giorno di più si sfalda, si scompone,  si pone nella sua contraddittorietà, incertezza, problematicità.

Ho vissuto questo blog per due anni come uno spazio reale, a smentita dei danni di frattura dell’Io che il virtuale può arrecare, ponendomi in relazione a persone che ho poi incontrato, alle quali ho stretto la mano, delle quali ho sentito la voce per telefono o con cui ho stabilito punti di contatto entrando fra le righe dei loro scritti, alla ricerca dell’anima dentro le parole.

Da quel 7 novembre, 2009 molte cose sono cambiate, naturalmente. Tutto evolve e l’evoluzione come segno del rinnovamento, del miglioramento, del progresso sono naturali e auspicabili. Forse è cambiata la mia scrittura, come stile e nel linguaggio, lo stesso blog è incrementato con minore regolarità in quanto la pubblicazione del mio romanzo “La fidanzata di Joe” a luglio mi ha portata ad aprirne un altro dedicato:

http://www.lafidanzatadijoe.wordpress.com

(parentesi, vi aspetto anche di là); ho aperto un profilo FB e incontrato moltissimi nuovi amici.  E’ proprio quest’ultima cosa che mi porta ora ad un doveroso confronto:  blog e FB non sono paragonabili, hanno due velocità diverse, due utilizzi diversi, sono come il salotto e la piazza, ma nella loro diversità sono complementari. La frammentarietà e compressione delle comunicazioni su FB è compensata da articoli più organici e distesi che il blog come spazio personale permette ancora. Come dire: rock-word contro slow-word.  Per ora mi sento di dire che a me servono entrambi e che continuerò a gestire questo spazio nella speranza e con l’impegno di ritrovarmi il prossimo anno a festeggiare ancora con le 3 candeline.

Grazie a tutti i lettori che, giorno dopo giorno, mi hanno dato la carica per continuare a scriverci.

Lucia Sallustio

Presentazione alla libreria Il Ghigno di Molfetta- 28 settembre 2011


 

venerdì 30 settembre 2011

 

«La fidanzata di Joe», Lucia Sallustio presenta il suo libro alla libreria Il Ghigno

 

 

MOLFETTA – «Una storia nata sfogliando un vecchio album di foto di famiglia», quella raccontata nel romanzo breve «La fidanzata di Joe» della scrittrice molfettese Lucia Sallustio (nella foto a sinistra), presentato alla libreria Il Ghigno. È la storia di Joe, emigrante pugliese degli anni ’20, costretto a lasciare la sua giovanissima moglie Teresa per trasferirsi in America. Qui s’imbatte subito nella compagnia di giovani “donnine” americane che si prodigano per confortare questi uomini, per ricompensarli della mancanza delle proprie famiglie e della lontananza dalla propria terra. Proprio durante una serata organizzata da Matteo, fratello di Teresa, conoscerà Lillibeth, che diventerà la sua amante per lunghi dieci anni.
La scrittrice Gabriella Genisi ha ricordato che in quegli anni molti dei nostri nonni sono emigrati in America e, proprio come Joe, hanno avuto dei legami forti con altre donne, coronati anche dalla nascita di figli. «Oggi sarebbe possibile dimenticare di avere un figlio in America? Sarebbe capace una donna, dopo aver dato tanto ad un uomo, di farsi da parte?»
«Una storia di altri tempi, un amore carico di tanti sensi di colpa, acceso da una passione che si trasforma in compensazione per la mancanza della moglie, della famiglia, ma che poi si sostanzia di vita propria, di misoginia, di disprezzo – così Lucia Sallustio ha definito la storia d’amore di Joe – In Lillibeth, invece, prevale l’amore istintuale, quello di una donna che, non sentendosi amata, sente il bisogno di proteggere il proprio figlio e, con un gesto tanto nobile quanto femminile, decide di mettersi da parte, senza far pesare questa sua scelta».
L’indagine che si propone la scrittrice è proprio quella di capire come vive un uomo lacerato tra due patrie, due amori, due famiglie, un uomo continuamente tormentato da un pesante senso di colpa, di insoddisfazione, di mancanza.
Gli scrittori si occupano spesso di sentimenti, di emozioni, di tutto ciò che coinvolge il nostro mondo interiore, ma, come ha osservato la Genisi, dal libro traspare anche una grande attenzione per i dettagli, per il mito (soprattutto quello classico di Ulisse e Penelope), oltre a un grande interesse nel descrivere l’ambiente degli immigrati italiani nell’America degli anni ’20 e nel a presentare piccoli particolari culinari.
«Qualità distintiva della Sallustio è proprio questa scrittura molto ricca, che abbraccia tutti gli aspetti della vita umana», secondo la Genisi. Infatti, la scrittura ha sempre avuto un ruolo molto importante nella vita della Sallustio. «Ci aiuta a conoscere gli altri e a ritrovare noi stessi proprio in relazione agli altri. La scrittura – ha concluso la Sallustio – è sempre espressione del pensiero, è, nello stesso tempo, astrazione e condensazione».

© Riproduzione riservata
Loredana Spadavecchia

http://www.quindici-molfetta.it/%C2%ABla-fidanzata-di-joe%C2%BB-lucia-sallustio-presenta-il-suo-libro-alla-libreria-il-ghigno_23840.aspx

RACCONTARE PER RACCONTARSI- LA MIA NUOVA PAGINA


Da oggi apro una nuova rubrica al mio blog. Raccontare per raccontarsi è lo spazio della condivisione della passione per la scrittura, della scrittura che indaga, fine come un bisturi, che scava e spala per fare riaffiorare, per liberare, per scacciare il proprio demone, fiamme che bruciano ancora, roghi che pur coperti non si spengono, alimentati da verità impronunciabili.

Scrivere è tutto questo, scrivere fa male ma aiuta, scrivere diverte e fa compagnia a chi lo fa, a chi legge.

Inviatemi le vostre storie come commento a questo post.  Non devono essere più lunghe di 4000 caratteri, Times New Roman carattere 12 .  Per ragioni di spazio ne pubblicherò solo alcune nella sezione riservata, non so se le più belle, e chi può dirlo? Sicuramente quelle che emozioneranno di più.