Mitica Virginia Woolf, mitica letteratura.

DIstrazione


Traduco da “Gita al faro” di Virginia Woolf No comment. Ricordo solo che ho tradotto alcuni anni fa per delle mie studentesse di V classe, per il pranzo dei 100 giorni. Poi ho aggiunto pensieri di K. Gibran. Chissà perché me ne rammento solo ora…

Poi si apriva la porta ed entravano loro, fresche come rose, lo sguardo intento, già sveglie, come se entrare nella sala da pranzo dopo colazione, cosa che facevano ogni santo giorno della loro vita, fosse un evento straordinario per loro e, così, per una cosa o per l’altra, si stupivano tutto il giorno fino a quando lei saliva nelle loro stanze ad augurare la buona notte e le trovava raggomitolate tra le lenzuola, come uccellini tra ciliegie e bacche, ancora ad inventarsi storie su qualche sciocchezzuola- qualcosa che avevano sentito, o che avevano raccolto in giardino. Avevano i loro piccoli tesori nascosti. E così se ne tornava giù e diceva al marito: “Ma perché devono crescere e perdere tutto ciò? Non saranno mai più così felici.” E lui si arrabbiava e ribatteva: “Perché guardi la vita da questa prospettiva così negativa? Non ha senso.
V. W.

I figli non sono nostri. Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Vengono al mondo attraverso noi ma non da noi. E benché ci assomiglino non ci appartengono. Possiamo donare loro il nostro amore ma non i nostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro. Possiamo dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime. Giacché le loro anime albergano nella casa del domani, che noi non possiamo visitare neppure in sogno. Possiamo tentare d’essere come loro, ma non di renderli come noi stessi. Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato. Noi siamo gli archi dai quali i nostri figli, frecce viventi, sono scoccati per andare avanti. L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’Infinito, e vi tende con tutta la sua potenza affinché le sue frecce possano andare veloci e lontano. Sia gioioso il tuo tenderti nella mano dell’Arciere; poiché se ami il dardo sfrecciante, così ami l’arco che saldo rimane……”.

K.G.

Christmas 2013: food for thought


Bells jingle back
Bells jingle back

Behind the watery crying glass

The air breathes most and onions

Reminiscent to the heart of days gone by.

Not so far away is, of the summer,

The long claimed boiling,

Evaporated into the mists of dawn

Numbing thick thoughts .

Twinkle lights and silver ribbons

In the haunting shop-windows

Of more and more desert stores

Echoes of better harvest and vanity.

Parading the new Magi in stations

Do not bring gifts, they do not tend hands

Has now passed all shame

And resentment rises walls and divide.

Empty cots are still in cribs

Arid hearts of hope get angrier

sometimes violence screams in the streets .

Ring the bells, it’s Christmas.