Le interviste


Questa la mia ultima intervista, oggi 12 febbraio 2013 sul sito women@work. Una splendida compagnia!
LUCIA SALLUSTIO

 

FOTOAUTRICE  
Lucia Sallustio
LIBRO SUL COMODINO
Sempre più di uno alla volta. Irrequieta pure nella lettura. Al momento ci sono ATONEMENT (Espiazione) di McEwan, LA CURA DELL’ATTESA della mia amica Maria Pia Romano,
L’ABITUDINE A CUI NON RINUNCI MAI
Leggere, of course, e scrivere, come fossero una cosa sola.
UN BUON PROPOSITO
Devo essere meno vulcanica, più rilassata. Self-control prego!
PUNTI DI FORZA
Intuito, empatia, comunicazione, mediazione, creatività, molteplicità di interessi e apertura agli altri supportate da notevole energia e voglia di fare.
PUNTI DEBOLI
Direi che derivano dal ribaltamento dei punti di forza quando non dosati o portati all’eccesso, per la buona componente ansiogena che ne consegue.
DOMANDE O RISPOSTE?
Domande, a partire dai continui Perché che affliggevano i miei quando ero piccola
CASA DOLCE CASA?
Sì, sono una cancerina, è nel mio segno e non ce la farei a fare tante cose insieme senza una base fissa. Ma…ecco una delle mie contraddizioni, amo viaggiare, conoscere, confrontarmi per poi tornare ancora più innamorata della mia casa.
PAURA DI?
Fare delle magre figure, non farcela.
AL LAVORO PROBLEMI DI?
Direi di personalità. Nel senso che ho una personalità troppo forte e, pur evitando di mettermi in luce e abbracciando il punto di vista dell’altro, tendo a comunicare con determinazione il mio pensiero. Inoltre le mie idee spesso risultano troppo innovative data la mia creatività e allora o si ama o si odia. Benché l’età abbia plasmato molto la mia irruenza di un tempo, non sempre riesco a non rispondere alle provocazioni, soprattutto se frutto di piccole invidie. Mi sto attrezzando per la beatificazione…
I SOLDI FANNO LA FELICITÀ? banale sarebbe dire di no di primo acchito. Aiutano molto, permettono di evitare umiliazione, di concentrarsi sui bisogni secondari. Tuttavia non è un mistero che le popolazioni più emancipate e più ricche registrino un più alto tasso di depressioni e suicidi. Il male di vivere nasce con l’uomo, è frutto del pensiero razionale e più il pensiero è sviluppato e sofisticato più cresce il male di vivere.
PROSA O POESIA?
Prosa, per il mio gusto di raccontare, affabulare, viaggiare, vivere le vite dei personaggi, tanti e diversi. Poesia per comunicare sentimenti forti, per condividere emozioni condensate in attimi, per riflettere al suono delle parole ordinate in stringhe brevi dal significato mutevole ad ogni lettura/lettore.
SCONTRO O ESCAMOTAGE?
La ragione detta escamotage, lo scontro lascia troppi feriti sulla scena e confusione sui vincitori reali.
BOTULINO O ZAMPE DI GALLINA?
Niente botulino ma attenuerei le zampe di gallina. Le rughette danno profondità allo sguardo, sono quasi una garanzia di maggiore assennatezza, in ogni caso meglio contrastarle con altri sistemi.
I SOGNI SON DESIDERI?
Certo, sono programmi di vita, mai smettere di sognare. Chiesto così, mi viene subito in mente la canzoncina di Maga Magò, anzi è come se me la canticchiassi continuamente Salaga dula…
AMORE O SUCCESSO?
Ma per forza così bianco o nero? Tutti e due, la mancanza di uno dei due segna, purtroppo. Si sta sempre male per ciò che ci manca, dunque non facciamoceli mancare, meglio tenerli sempre in equilibrio tra loro. Ora che ci penso, ho scritto un romanzo su questo punto e il titolo provvisorio è stato per molto tempo Im-perfetto equilibrio. Ma ora l’ho cambiato,  troppo didascalico.
TACCHI O PIANELLE? 
Tacchi, aiutano a slanciare l’immagine.
CIBO PREFERITO
Solo uno? Magari! Dolci, comunque, aiutano nei momenti di tristezza.
META PREDILETTA
Città d’arte con il mare vicino, tipo Nizza.
LA GIOIA PIÙ GRANDE
Sempre più complicate, queste domande. Come madre, le gioie più grandi sono quelle che danno i figli, quella di vederli nascere e crescere sani, innamorarsi, realizzarsi.
IN BORSA HO SEMPRE… 
Una casa a rimorchio. Di tutto, dal necessaire per il trucco, a quello per la scrittura, qualche libro per le mie studentesse, agendine dei contatti, cellulare, sciarpe e un borsellino con almeno dieci pen-driver con file di romanzi, racconti, saggi, studi, documenti di lavoro, foto.
SONO FELICE QUANDO… 
Viaggio con mio marito, mi prendo i miei spazi, coltivo gli affetti, coccolo i miei cari, amici compresi, intorno a una bella tavola elegante, con fiori, pietanze ricercate o della tradizione, rigorosamente preparate da me. Questo nei miei momenti comunicativi e di socialità. Sono felice quando solo sola in casa, con una bella tazza di caffè o tè al fianco, dei cioccolatini o dei biscotti al burro, le pianelle e il pigiama, lo schermo del PC che riflette i miei pensieri, legge la vita o riporta i miei ricordi più intensi.
SEDUZIONE È… 
Sorprendere con grazia e decoro, dare di sé l’immagine più curata con un pizzico di trasgressione.
SE FOSSI UN UOMO…
Non sarei molto diversa, ho imparato a fondo la psicologia maschile vivendo a contatto con tre uomini, tra figli e marito. Sarei meno complicata, più volta al Carpe diem. Sarei più diretta, con meno retro-pensiero. Ma mi va bene così, credo che il femmineo e il maschile debbano compendiarsi in ciascuno di noi.
COME TE NESSUNO MAI…
eh, a volte capita che lo pensi. Ma bisogna intervenire subito a correggere questa naturale Fiera delle Vanità, altrimenti sarebbe penalizzata la socializzazione.
UNA FRASE CHE TI RIASSUME
Rapida, efficace, compendiosa (recita il mio profilo nella community dei traduttori), il mio slogan nella vita.

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Intervista a Lucia Sallustio

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Eccoci con un’intervista carina. Sarà l’ultima? Chissà :) . Ne attendo ancora 5, ma purtroppo il grado di sensibilità degli intervistati è diverso.

Bando alle ciance. Vi presento Lucia Sallustio.

Giovanni: Ciao, Lucia, benvenuta nel mio piccolo spazio internet, accomodati pure :) .
Lucia: Grazie, Giovanni, mi sento lusingata anche perché ho letto con grande interesse tutte le tue interviste.

Giovanni: Lucia, raccontaci qualcosa di te, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Lucia: dentro di me prima che sul foglio. Ho sempre amato ascoltare racconti, storie di vita, di persone vere. Storie che continuavano nella mia mente dove sono rimaste acquattate prima di essere ripescate dalla memoria. Facevo altrettanto con i libri che leggevo, li continuavo a modo mio, li riscrivevo, facevo vivere altri episodi ai personaggi che più mi avevano colpita. Ecco, memoria, lettura e immaginazione sono state il mix esplosivo che mi ha avvicinata alla scrittura negli ultimi anni del liceo. Ho interrotto per un lungo periodo, durante il quale ho utilizzato la scrittura in senso professionale per le traduzioni, e poi sono ritornata a scrivere per raccontare.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo?
Lucia: parto da un’esclusione. No di certo artista, anche se una propensione alla creatività mi ha sempre accompagnata. Opero quasi sempre per associazione di idee, per cui il termine scribacchina mi fa pensare a scribbler, mi ricorda i Grub Street writers e un concetto dispregiativo di scrittura. Scrittrice, invece, è una definizione meno connotata, si riferisce con tranquillità a chi scrive, non ne attribuisco un valore in termini di arrivo ma di attività e impegno costante e puntiglioso.

Giovanni: Dai qualche aggettivo che definisca la tua novella “La fidanzata di Joe”. Ce ne parli brevemente senza svelare retroscena fondamentali per chi vorrà leggerla?
Lucia: me ne concedi più di uno? In questo caso direi che si tratta di un romanzo breve ma intenso.
Mi sorprende come, una logorroica come me che da sempre ha subito il fascino delle parole, possa riuscire ad esprimersi secondo codici verbali più rapidi, specchio della società rock in cui viviamo. I limiti di caratteri e parole per narrare o di tempi per comunicare sono sempre stretti, ma talvolta ne scopro l’intensità, trovo le emozioni meno diluite e più d’impatto. Qualche tempo fa ho partecipato a Twitteratura, un’iniziativa letteraria del Sole 24 ore. Mi hanno pubblicato un auto-Twitter. Un’esperienza importante che mi ha fatto riflettere molto sulle modalità di scrittura oggi.
In quanto al romanzo cercherò di fare la sinossi in poco più di un  Twitter: Joe ha due patrie e due amori, come tanti altri emigrati, piedi e cuore in due staffe e il rimorso di non amare mai abbastanza. Lillibeth è una ragazza romantica e sola che all’amore si aggrappa con forza. La baia di San Francisco, popolata da personaggi alla ricerca di un’identità sociale nell’America tra proibizionismo e dopoguerra, fa da sfondo alla loro storia d’amore.

Giovanni: Sei alla tua prima pubblicazione?
Lucia: ho pubblicato numerosi racconti e poesie in antologie di autori vari, questa è la mia prima opera monografica.

Giovanni: È  stato facile trovare un editore che credesse in te? Quanto tempo hai impiegato da quando hai iniziato a pubblicare nelle antologie?  Ci parli un po’ di questa fase? Come ti sei imbattuta in Faligi Editore?
Lucia: la ricerca dell’editore è una parte complessa e, talvolta, estenuante della scrittura. La pubblicazione di questo manoscritto è avvenuta quasi per caso. Cercavo un editore per un mio romanzo più corposo e l’estate scorsa ho fatto una selezione di editori potenzialmente interessati almeno a prenderlo in considerazione. Faligi mi ha subito incuriosita perché chiedeva traduttori, (ho fatto per molti anni questo lavoro), nuovi autori e ha un catalogo  e-book. Il digitale mi sembra una nuova sfida, una strada da percorrere senza rinunciare al piacere tradizionale di sfogliare un libro. Ho chiamato, l’editrice è stata straordinariamente gentile e durante la lunga chiacchierata mi ha chiesto se avessi scritto qualcosa di più breve e a carattere storico, per rispondere  alle scelte editoriali del momento. Ho proposto “La Fidanzata di Joe”, già vincitore di premi letterari per l’inedito. Sono proprio soddisfatta anche della realizzazione grafica e i primi riscontri sono molto positivi. È già attivo il sito, anzi lasciatemi qualche commento!

Giovanni: Quali sono i tuoi autori preferiti? Se lo fai, a chi ti «ispiri» col tuo stile? Segui delle regole mentre scrivi, oppure ti viene naturale evitare trappole e elementi narrativi che allontanano e confondono i lettori?
Lucia: Ho un background umanistico completato dagli studi nelle letterature straniere. Dunque, tutti gli autori classici italiani e stranieri per me sono imprescindibili, una miniera interminabile da scoprire o rivisitare. Per la tecnica narrativa sicuramente sono in debito con i modernisti, Woolf, Joyce, Svevo, Eliot in poesia, e la scrittura a flusso di coscienza, con epifanie come colpi di scena improvvisi e “illuminanti”. Adoro la letteratura nata da donne, tempo rubato alla scrittura, segreto nascosto a volte dietro pseudonimi maschili, l’ironia di Jane Austen, il proto-femminismo di Charlotte Brontë. E, non storcete il naso, da ragazza ho letto tanta letteratura rosa, quella intramontabile di Liala, degli Harmony che sono lo sviluppo moderno dei romanzi di Jane Austen e continuano a riscuotere successo.
In quanto alle regole e ai tecnicismi, per formazione professionale ed educazione non riesco a farne a meno, mi piace la scrittura composta, il linguaggio elegante e rifinito.
Finora non ho mai scritto pensando a un mio lettore, né ritengo esista un modello di lettore. Forse pensavo a me come lettrice e di certo la scrittura deve essere chiara per non allontanare e intrigante per tenere sempre desta la curiosità nella lettura.

Giovanni: Sei soddisfatta di questa novella? Pubblicare e farsi conoscere tramite ebook è difficile in Italia, se fossi stata in Gran Bretagna o Stati Uniti avresti sicuramente ottenuto un riscontro in uno o due mesi, ma in Italia è ben noto che il mercato ebook non lo si vuol davvero lanciare. Come pensi di promuovere questo tuo lavoro?
Lucia:  che sono soddisfatta, l’ho già detto. La scelta dell’e-book è comoda. Non penso che il cartaceo sparirà mai e non me lo auguro. Ma leggere un e-book ha i suoi vantaggi quando si viaggia e ci si sposta. Per questo la formula breve è consigliabile, per non affaticare la vista. Per quanto riguarda la promozione del libro, non saprei. Mi farò consigliare dall’editore, dagli amici informatici, indagherò da sola tra i sistemi più efficaci per farlo conoscere. Di sicuro la versione e-book, presto disponibile anche in inglese e francese, sarà un buon supporto per lanciarlo. L’aggettivo che mi viene in mente è: ergonomico. Ecco, pubblicare in e-book mi sembra risparmi tempo e lavoro anche per le presentazioni. Nel frattempo potrò godermi quelle che organizzerò per il libro di classica fattura, quello che sognavo di tenere tra le mani.

Giovanni: Che idea ti sei fatta degli ebook reader?
Lucia: qua ho bisogno della domanda di riserva. Oppure ti rispondo che sono comodi e maneggevoli, ma nella resa tecnica non so proprio cosa aggiungere. Saranno un viaggio in scoperta, come quello nel mondo dell’editoria.

Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Lucia: tantissime. Chi mi conosce sa che non mi fermo mai, lavoro contemporaneamente su più fronti e con la maturità mi è presa anche la fregola di completare tutto, non lasciare nulla di incompiuto. Ho imparato a dosare il tempo e farlo fruttare. Intanto c’è quel romanzo di cui ti ho parlato e tanti altri progetti avviati, file aperti che continuo ad aggiornare in attesa di dare priorità a qualcuno per completarlo.

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Lucia:  Come tutte le cose, anche la scrittura segue una sua evoluzione. Inizialmente si scrive per sé, per scavare, per trovare una propria identità, per conoscersi e mettersi meglio in relazione con gli altri o per dare un ordine alle cose, ai ricordi. Dopo, la scrittura diventa autonoma e decide anche un po’ da sé e per l’autore. Quando viene allo scoperto, il rapporto con chi ti legge diventa molto importante, si stabilisce sempre un patto iniziale e derogare è sconveniente, non fosse altro che come impegno morale.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Lucia:  Assolutamente no. Per dirla con Gardner e la sua teoria delle intelligenze multiple, non sono un’intelligenza musicale. Preferisco indubbiamente creare in silenzio, anche per rileggere a voce alta, com’è mia abitudine. Molto spesso, però, scrivo con il televisore acceso, in un ambiente aperto dove tutto fluttua e si muove. Riesco a estraniarmi ugualmente, se ho un’idea per la testa e voglio tradurla in una storia o in un capitolo non mi faccio disturbare da niente.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale? Hai un taccuino dove scrivi mentre ti viene l’ispirazione fuori casa?
Lucia:  scrivo ogni giorno, non solo racconti o romanzi. Ho una corrispondenza elettronica fitta con gli amici o per lavoro, se sono fuori prendo appunti su taccuini che porto sempre in borsetta.  Ho quasi un rapporto da collezionista con la scrittura, come con gli oggetti nella vita. Raccolgo, archivio e poi, quando i tempi sono maturi, ne traggo dei lavori compiuti. Lascio decantare, come dico io, rivedo, cesello, mescolo. Paradossalmente, le idee vengono quando con il lavoro o gli impegni sono più sotto pressione. Quando, invece, sono più libera, può capitare che scrivo di meno e preferisco andarmene in giro, raccogliere idee, stimoli per la scrittura, ispirazione per nuove storie o documentarmi. L’esercizio è fondamentale per migliorare la scrittura che, come dicevo prima, nasce per sé ed è quindi meno esigente in quella fase, nella forma come nello sviluppo narrativo e poi, quando esce allo scoperto, deve seguire una regola importante: creare emozioni.

Giovanni: Domanda forse banale, ma intrigante. Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Lucia Sallustio che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso quello che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Lucia: come dicevo prima,  vorrei riuscire a stabilire un contatto con chi legge, creare immagini che suscitino emozioni, condividerle con loro. Mi piace la fase comunicativa della scrittura, quella che ti permette di interagire con i lettori, di guardarli negli occhi, di riflettere insieme sulle pieghe nascoste che magari sfuggono razionalmente a chi scrive. Per il resto, credo nell’impegno costante e sincero alla base di ogni attività s’intraprenda. L’idea del grande scrittore è un po’ romantica, proprio perché inafferrabile resta sempre una meta alla quale ambire, ma senza derogare al proprio modo di essere che, sicuramente, si riflette nella scrittura.

Giovanni: Bellissima chiacchierata Lucia :) . Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso. È stata un’intervista molto interessante.
Lucia: lo è stata anche per me. Ti ringrazio nuovamente, Giovanni. So che scrivi anche tu e spero che, nel gioco delle parti, la prossima volta sia io la tua intervistatrice.

Giovanni: Perché, no? :D

Articolo pubblicato sul quotidiano locale on-line:

28 dicembre 2009

Lucia Sallustio: “Il mio auto-Twitter sul sole 24ore”

Pubblicato sul quotidiano nazionale un racconto della scrittrice molfettese. L’intervista

Di recente tra le prime pagine de “Il Sole 24ORE” comparso un racconto di una scrittrice molfettese, la prof.ssa Lucia Sallustio, selezionata tra più di 1400 partecipati per il concorso letterario intitolato Twitteratura.

Non è una novità per lei distinguersi in quest’ambito. Nel corso degli ultimi anni può annoverare vittorie o buone qualificazioni in concorsi tra cui il “Premio naturalistico La Majella” 2009, “I Brevissimi di Domenico Bia” 2008, assegnato dalla Redazione della Gazzetta del Mezzogiorno della Basilicata, “Tra le Parole e l’Infinito” 2007 e tanti altri ancora. Ultimo dell’elenco è un 2° premio al concorso letterario nazionale “Nicola Zingarelli” bandito per promuovere la cultura a Cerigonola e raccogliere fondi per l’istituzione di una Biblioteca in una città oppressa dalla criminalità.

La scrittrice è inoltre collaboratrice presso diverse riviste letterarie e siti di letteratura. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla.

Prof.ssa Sallustio, in cosa consiste con esattezza il concorso “Twitteratura” e in che modo ne è venuta a conoscenza?
«Ne sono venuta a conoscenza per caso, sfogliando le pagine de “Il Sole 24ORE”. Quando ho letto del concorso Twitteratura, non nascondo che ho avuto una reazione tra lo scettico e il divertito. Fare letteratura alla stessa stregua del cinguettio di un uccellino, sperimentare con la brevità straordinaria di 140 caratteri spazi compresi a comprimere l’intensità di una storia, di un’emozione e, addirittura, di un classico è stata per me una sfida da raccogliere.

Due giorni dopo la mia “nanostoria” era sulla pagina del giornale, ero stata selezionata con altri due autori tra più di 1400 partecipanti. Un po’ una pena del contrappasso per me educata alla scrittura analitica, alla costruzione di sviluppi corposi di una storia, ma la mediazione tra tradizione e innovazione, analisi e sintesi, fa parte del mio carattere».

Di cosa parla il racconto con il quale ha partecipato a questo concorso?
«È un auto-Twitter, dunque, scritto in prima persona. Si ispira alla biografia di de Nittis, pittore Impressionista nativo di Barletta, mentre si propone a Léopoldine, la donna che sposerà e ritrarrà con il suo fascino ottocentesco in tutta la sua opera. Titine, che ho italianizzato in Titina, era la maniera in cui la chiamava affettuosamente».

Che cosa rappresenta per lei la scrittura, che valore dà alla scrittura, che benefici può dare lo scrivere a chi scrive?
«Non penso sia possibile fornire una sola risposta. La scrittura è un processo e, come tale, passa attraverso vari stadi legati all’età, allo stato d’animo, all’evoluzione di chi scrive. Personalmente sono passata da un primo bisogno di raccontare per raccontarmi, indagando dentro me stessa alla ricerca di una definizione più nitida del mio Io, a raccontare per raccontare, per affabulare.

Attingevo dalle storie ascoltate durante la mia infanzia, facendo appello alla memoria personale e del patrimonio locale, in un connubio di storia e immaginazione che rende più interessante la quotidianità. In quanto ai benefici dello scrivere, ovvero all’uso terapeutico della scrittura, credo che possano valere solo in fase iniziale, quando chi scrive tende a fermare sulla pagina le proprie ansie del vivere, a esorcizzare le paure estraniandosi da esse, a sopperire all’ovvietà della realtà attraverso finali romanzati. Successivamente la scrittura prende altre strade, insegue il piacere di raccontare la vita, la voglia di empatizzare, s’ispira alla cronaca, al sociale, vive la relazione tra Cosmo e micro-cosmo».

A quando risalgono le sue prime esperienze di scrittura?
«Ai tempi del liceo, tempi in cui un giovane si pone i primi interrogativi esistenziali ai quali io tentavo di dare risposta attraverso la lettura accanita di autori classici e contemporanei. Ho accantonato la scrittura creativa per lungo tempo per dare spazio ad interessi professionali. Ma in questi anni ho coltivato il gusto della parola, la ricerca “du mot juste”, del termine più appropriato al contesto, attraverso la pratica della traduzione. Solo una decina di anni fa ho ripreso a scrivere, inseguendo modi e generi narrativi diversi e non trascurando mai l’interesse per l’evoluzione linguistica soprattutto sotto l’influenza delle tecnologie».

Queste “prime esperienze” letterarie, hanno avuto un seguito o sono rimaste nel cassetto?
«Tutte le storie scritte da ragazza sono andate materialmente perdute, ma sono rimaste a decantare nel cassetto della memoria e, in parte, ho attinto ad esse quando ho ripreso a scrivere, ma in uno stile connotato da una sensibilità più matura».

Al di là di Twitteratura, ci sono e se sì quali sono i suoi progetti letterari per il futuro?

«Twitteratura è stata una parentesi divertente, come ho già detto, che ho subito voluto condividere in rete con altri scrittori con i quali interagisco da qualche tempo. La scrittura è stata vista in passato come un momento solitario da consumarsi dietro una macchina da scrivere, oggi un computer, in momenti di veglia notturna come ha scritto Alda Merini nella poesia “I poeti lavorano di notte”.

Per fortuna oggi, i social network, i forum, l’interazione tra blogger, consentono di uscire da questo guscio narcisistico e sofferto, di fruire di piacevoli momenti di condivisione facendo esperienza di scrittura collettiva e connettiva, con un riscontro immediato sul valore della propria opera. In quanto ai progetti per il futuro, continuerò a scrivere per le riviste letterarie alle quali collaboro con racconti, poesie e recensioni, anche on-line, e, dopo tante pubblicazioni antologiche e premi letterari, vorrei pubblicare un testo tutto mio».

Com’è per lei la situazione editoriale locale? Che consigli darebbe ad un giovane scrittore esordiente?
«Non conosco bene la situazione locale, sto seguendo però i problemi dell’editoria, soprattutto della piccola e media, e le loro difficoltà ad investire sugli emergenti. Ogni tanto compare qualche autore nuovo ed è un caso letterario, ma in realtà molto è pilotato in una direzione piuttosto che in un’altra. In Italia si pubblica tantissimo, soprattutto autori stranieri, molte sono anche le auto-pubblicazioni o pubblicazioni con contributo dell’autore, come si dice con eufemismo.

Purtroppo non si legge altrettanto e la scelta di un libro è influenzata dal passaparola. Allora, se la propria scrittura ha valore solo per se stessi e non interessa gli altri, perché pubblicare a pagamento? Per appagare il proprio Io? Il mio consiglio è quello che un’insegnante può dare: leggere, leggere tanto, sintonizzarsi sul mondo, ascoltarsi, ascoltare e continuare a scrivere per il piacere di essere e non di apparire».

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