Incipit…


«Ben arrivati, signori. Prego, lasciate pure qui i vostri bagagli. Vi accompagno in camera. A proposito, camera numero?»

Erano anni che pronunciava le stesse frasi, arrampicandosi tra le grammatiche e i glossari delle varie lingue degli ospiti che si erano avvicendati in quell’edificio. Aveva pronunciato con sforzo quelle frasi questa volta, in un italiano gutturale e arrugginito. Ultimamente faceva più fatica a ricordare, come faceva fatica a sollevare i bagagli sul carrello, a sistemarli in camera, a precedere con passo allegro ma elegante gli ospiti, come aveva fatto per quasi sessant’anni.

«Ah, bon! Terzo piano, chiedo scusa. Dobbiamo riprendere l’ascensore, questo è il secondo, che sbadato.»

Sentì la vergogna montargli in volto, tangibile. Non gli era mai capitato di fare una gaffe del genere, appunto in tanti anni. Non riusciva a spiegarselo. Possibile fosse arrivato al punto da non riuscire più a fissare saldamente parole, numeri, frasi di circostanza nella sua memoria? Erano diventati granelli di sabbia, scivolavano rapidi e inafferrabili. La sua padronanza linguistica era nota da generazioni, il suo stile, i suoi modi da sempre premiati nella prestigiosa struttura residenziale dal sapore mitteleuropeo e imperiale.

Forse la memoria si stava rifiutando di essergli strumento del ricordo, la memoria storica era lui, il maître che aveva dedicato l’intera vita al Grand hotel.

Guardò di sottecchi la coppia in ascensore, rigida e silenziosa aveva digerito l’imbarazzo senza commenti. Non gli era simpatica, aveva sempre misurato a pelle la simpatia e antipatia della gente. La freddezza allontana e lui rispettava le intenzioni e se ne stava zitto, ancora più irrigidito di loro nella livrea di cui andava fiero.

Il campanello annunciò l’arrivo al piano, era quello giusto per fortuna. Fece strada lungo il corridoio semibuio. La moquette attutiva i passi e rendeva il silenzio felpato. Inserì la chiave digitale, accese la luce, fece cenno ai due di accomodarsi, quasi stesse lasciando una stanza della sua casa e ne esigesse rispetto e decoro.

Infine, posò le due valigie nell’anticamera e con un «Buona permanenza, signori»

accompagnato da un leggero inchino, si girò su se stesso e se ne andò. Il saluto degli ospiti, appena accennato, lo rinforzò nella prima sensazione. Erano antipatici e arroganti, nessun possibile contatto scherzoso con gente così….

Dal racconto  inedito “Grand Hotel” di Lucia Sallustio

Bells jingle back


Vi ripropongo oggi una versione inglese di una poesia di qualche anno fa, con l’augurio che sia un Natale più florido e spensierato per tutti.

Bells jingle back

Bells jingle back

behind the watery crying glass.

The air breathes must and onions

reminiscent to the heart of days gone by.

Not so far away is, of the summer,

the long claimed boiling,

evaporated into the mists of dawn

numbing thick thoughts .

Twinkle lights and silver ribbons

in the haunting shop-windows

of more and more desert stores

echoes of better harvest and vanity.

The new Magi parading  in stations

do not bring gifts,

they do not  tend hands,

all shame has now passed

and resentment rises walls and divide.

Empty cots are still in cribs

hearts  arid of hope get angrier

sometimes violence screams in the streets .

Jingle bells, it’s Christmas time.

By Lucia Sallustio (translation of the Italian version “Son tornate a suonare campanelle”)

SPICCIOLI


SPICCIOLI

 

Pochi

 spiccioli per te,

molti spiccioli per lui.

Ehi, che miseria! esclami indignata,

il rigurgito del troppo ti fa disdegnare il poco.

Ehi, ehi, ehi! Fa eco

Il giovane di colore fuori Il supermercato.

Sorride contento al tintinnio delle monete

Nel cappello tra le mani.

Contesa rifletto su due avverse reazioni.

Giro l’angolo di strada e, meditando a capo chino,

nel traffico chiassoso,

poco prima di Natale,

sono un’altra ancora.

inedito di Lucia Sallustio

Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia” – IV^ Edizione


Con piacere allego il comunicato stampa e bando dell’Ass. Luce dell’Arte di Roma, Presidente dott.ssa Carmela Gabriele relativo al Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia” – IV^ Edizione con scadenza il 31 Marzo 2017.

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Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia” – IV^ Edizione

L’Associazione culturale e teatrale “Luce dell’Arte” indice la IV^ Edizione del Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia” ideato per tutti coloro che hanno voglia di dare sfogo alla potenza dell’immaginazione attraverso la stesura di opere dove regni qualsiasi forma di vita unica e speciale, oltre che tanto brio e un mare di mondi visitati con la mente in chissà quale sogno … News. Introdotta per le Poesie e Filastrocche la sezione a tema libero ed aggiunta la sezione Racconti e Romanzi a tema libero, per chi vuole mettere in rilievo ogni tipo di tematica! Inoltre, c’è la possibilità di mandare illustrazione con opera poetica o prosastica per le sezioni a tema fantasy. QUEST’ANNO ISTITUITI ALTRI QUATTRO PRESTIGIOSI PREMI SPECIALI, OSSIA “PREMIO MIGLIOR TESTO A TEMA FANTASIOSO GIURIA POPOLARE”, “PREMIO MIGLIOR TESTO A TEMA LIBERO GIURIA POPOLARE”, UN “PREMIO ASSOLUTO DELLA CRITICA” TRA TUTTI I TESTI IN GARA E “PREMIO MIGLIOR GIOVANE AUTORE”.

Art. 1: Il concorso è articolato in quattro sezioni ed è aperto a giovani ed adulti italiani o stranieri (in quest’ultimo caso allegare traduzione in italiano agli scritti in lingua madre). Età minima consentita per partecipare: 16 anni. Età massima: nessun limite. Per ogni sezione è ammesso aderire con opere premiate o no in altri concorsi letterari.

  1. Sezione Poesie e Filastrocche a tema fantasy: si può partecipare con poesie o filastrocche edite o inedite in lingua italiana o vernacolo con traduzione che decantino la fantasia o che abbiano comunque come filone portante qualcosa di fantastico. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Sono ammessi anche libri editi di poesia o e-book. Non ci sono limiti di lunghezza per gli elaborati. B. E’ possibile inviare illustrazione con annessa poesia o filastrocca, in tal caso allegare copia disegno in formato jpeg 13 x18.

 

  1. Sezione Poesie e Filastrocche a tema libero: si può partecipare con testi editi o inediti in lingua italiana o vernacolo con traduzione a tema libero. Sono ammessi anche libri editi di poesia o e-book. Non ci sono limiti di lunghezza per gli elaborati. Il numero massimo di opere da inviare è di tre.

 

  1. Sezione Racconti e Fiabe a tema fantasy: si può partecipare con racconti fantastici e fiabe editi ed inediti. Sono ammessi anche libri editi di racconti e fiabe o e-book. E’ possibile aderire peraltro con sceneggiature, purché fantasy. Non ci sono limiti di lunghezza per gli elaborati. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. B. E’ possibile inviare illustrazione con annesso breve racconto o fiaba, in tal caso allegare copia disegno in formato jpeg 13 x18.

 

  1. Sezione Racconti e Romanzi a tema libero: si può partecipare con racconti e romanzi editi ed inediti. Sono ammessi anche libri editi o e-book. E’ possibile aderire peraltro con sceneggiature a tema libero. Non ci sono limiti di lunghezza per gli elaborati. Il numero massimo di opere da inviare è di tre.

Art. 2: Ogni opera inedita deve essere spedita preferibilmente a mezzo raccomandata in due copie, di cui una anonima e l’altra con firma in calce e dichiarazione di paternità da porre in una busta chiusa contenente la scheda di iscrizione con dichiarazione sulla privacy, breve curriculum vitae o biografia e la quota di partecipazione o fotocopia versamento di essa su postepay. Per le copie edite basta la spedizione di una sola copia cartacea con firma in calce su prima pagina e tutta procedura di iscrizione concorso sopra elencata.

  1. B. E’ possibile partecipare al Premio anche inviando tutto il materiale richiesto esclusivamente per e-mail in formato PDF, Word ed RTF a associazionelucedellarte@live.it mettendo nell’oggetto “Partecipazione 4^ Edizione Concorso Libera la fantasia via e-mail” ed inserendo sempre in allegato fotocopia del versamento effettuato su postepay. Le copie vanno inviate nel numero di due, di cui una senza dati e l’altra con firma.

Art. 3: Per tutte le sezioni i lavori devono essere spediti OBBLIGATORIAMENTE pure per e- mail in formato Doc, Rtf o Pdf a: associazionelucedellarte@live.it per il vaglio della Giuria esterna. Per chi non fosse in possesso di indirizzo personale di posta elettronica o poco pratico di essa, potrà fare l’invio del materiale letterario tramite quella di un parente o amico, o chiedere alla segreteria dell’associazione di scannerizzare le opere, inviando solo materiale al concorso in forma cartacea.

Art. 4: Ogni concorrente può partecipare ad Una o a Tutte le sezioni.

La quota di partecipazione a copertura di spese di segreteria è di:

  • 10 euro per Una sola sezione, inviando massimo 3 elaborati;
  • Quota Unica ed Invariata 15 euro se si partecipa a Due, Tre e Quattro sezioni, inviando in tal caso un massimo di 2 elaborati a sezione (ossia 4 opere per Due sezioni, 6 opere per Tre sezione ed 8 infine per Quattro sezioni).

La quota di partecipazione può essere versata nelle seguenti modalità:

  • in contanti all’interno della busta chiusa contenente tutta la documentazione anagrafica per il concorso;
  • tramite versamento su carta Postepay indicando le seguenti coordinate:

numero carta: 4023 6009 1714 7243

beneficiario: Carmela Gabriele

codice fiscale GBRCML77E71H926K

Il contributo richiesto per spese di segreteria tramite ricarica Postepay può essere effettuato in modo semplice presso sportelli di uffici postali e tabaccherie, e richiede a parte una minima spesa di commissione esclusa dalla quota di partecipazione, ossia 1 euro o 2 euro.

Art. 5: Le opere devono pervenire possibilmente a mezzo raccomandata entro e non oltre il 31 Marzo 2017 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

Dott.ssa Carmela Gabriele, Presidente Ass. Luce dell’Arte,

via dei gelsi, n. 5 – 00171, Roma, (Rm).

Art. 6: Tutte le opere che giungeranno non rispettando il regolamento, verranno scartate e non saranno più restituite. L’Associazione si esime da ogni responsabilità per il mancato arrivo per mezzo di posta prioritaria di alcuni elaborati o per gli eventuali ritardi di poste italiane.

Art. 7: Le opere saranno giudicate da una Giuria di Qualità, composta da esponenti del mondo culturale, e da una Giuria Popolare che premieranno i primi tre per sezione e tutti i lavori meritevoli con menzioni speciali e segnalazioni di merito. Non sono previsti ex – equo. Inoltre saranno assegnati Diplomi d’Onore per i Finalisti. Tutti i partecipanti al Premio riceveranno come riconoscimento via e-mail un Diploma di Merito personalizzato.

Art.8: Ogni vincitore sarà contattato immediatamente per e-mail e telefono al fine di consentire la sua presenza alla cerimonia di premiazione, che si terrà a Roma o in provincia di Roma orientativamente di sabato o domenica verso la fine di  Aprile o a Maggio 2017. I premi vanno ritirati personalmente il giorno della premiazione, tramite delegato solamente in casi di grave impedimento alla propria presenza, pena la perdita definitiva al diritto del premio. In caso di assenza dei premiati, a casa saranno spediti a loro spese solo i diplomi.

Art. 9: I premi assegnati per ogni sezione saranno i seguenti:

Primo classificato: Grande Targa + Diploma di Merito

Secondo classificato: Coppa + Diploma di Merito

Terzo classificato: Coppa + Diploma di Merito

Menzione Speciale: Trofeo + Diploma di Merito

Premio Assoluto della Critica: Targa + Diploma di Merito

Premio Miglior Giovane Autore: Targa + Diploma di Merito

Premio Speciale Miglior Testo fantasioso Giuria Popolare: Trofeo o Coppa + Diploma di Merito

Premio Miglior testo a tema libero Giuria Popolare: Trofeo o Coppa + Diploma di Merito

Segnalazioni di merito: Grande medaglia + Diploma di Merito

Finalisti: Diploma d’Onore

Art. 10: Chi partecipa al Premio, accetta tacitamente tutte le condizioni del presente Bando. In base alla vigente normativa sulla privacy, gli indirizzi e i dati personali dei partecipanti verranno utilizzati esclusivamente per il Premio. Per richiesta di qualsiasi altra informazione, contattare il Presidente dell’associazione, la dott.ssa Carmela Gabriele, al seguente indirizzo e-mail: associazionelucedellarte@live.it. Recapito telefonico Ass. Luce dell’Arte: 3481184968.

Il sito dell’associazione da visitare è: www.lucedellarte.altervista.org

  • Pagina Facebook Ass: Associazione culturale e teatrale Luce dell’Arte
  • Pagina Facebook del Concorso: Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia”

In fede,  Il Presidente dell’Ass.ne Luce dell’Arte, dott.ssa Carmela Gabriele

A tutti consiglio di fotocopiare e diffondere il seguente Bando per incrementare la partecipazione all’iniziativa culturale.

 

 

Scheda di iscrizione da allegare:

Il/La sottoscritt _    _________________________________________                                                                         

Nato/a a _________________________________                il ________________

Residente a _________________________               Prov. ( _____ ) CAP. _______

Indirizzo __________________________________    n.___________

Nazionalità_________________________

e-mail ________________________________________

telefono fisso ___________________      cell.____________________

 

eventuale sito internet_________________________________________

Chiede di partecipare al Concorso di Poesie, Filastrocche, Racconti e Fiabe “Libera la fantasia” – IV^ Edizione, sezione/sezioni _________________________________

Titolo dell’opera/delle opere con cui partecipa ________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ che dichiaro essere frutto del mio ingegno.

 

Autorizzo all’uso dei dati personali al solo fine del Concorso.

SI (barrare sul consenso)

Luogo e data ________________________________________

Firma ___________________________

 

In caso di autori minorenni, far firmare sotto anche da uno o entrambi i genitori, assicurando che sarà accompagnato in caso di vincita dal firmatario o da entrambi.

Autorizzo all’uso dei dati personali al solo fine del Concorso.

SI (barrare sul consenso)             Luogo e data _______________________________________

Firma dell’autore minorenne                                       Firma di uno o entrambi  genitori

 

___________________________                               ___________________________

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Sul ruolo del traduttore e l’uso della parola.


 

Trascrivo un bel passo  dal romanzo “Adua” di Igiaba Scego sulla difficoltà di gestire le parole, sul timore di restarne senza soprattutto da parte di chi delle parole fa una professione e  un uso ponderato come meriterebbero sempre.

 

… Zoppe trovò quella situazione così strana. Non fece domande. Si preparò invece a tradurre. Doveva fare il lavoro bene, solo così poteva guadagnarsi la sua libertà. E forse, perché no, qualche spicciolo. Doveva essere puntuale e preciso. Tradurre parola per parola. non doveva giudicare. Aprire e chiudere la bocca era il suo compito. Nient’altro. Non doveva pensare. non doveva intromettersi. Non doveva migliorare. Doveva solo aprire e chiudere la bocca.

Aprire e chiudere la bocca…

… Ma erano le mani che il vecchio teneva in nella vista a preoccuparlo. Erano mani nervose, tremanti, dalle unghie pallide. mani che a tratti gli sembrarono gli artigli di un uccello rapace. Mani esigenti, feroci. Mani che forse si erano macchiate di sangue innocente. Da dove venivano quelle mani? da quale parte dell’Etiopia? Zoppe si chiese se sarebbe stato in grado di tradurre tutta la cattiveria contenuta in quelle mani. Soprattutto nelle dita grassocce. Sembravano sul punto di scoppiare. £E se non ce la faccio? E se non lo capisco? Chissà quale dialetto dell’amarico parla questo qui.” Cominciò a tremare. gocce di sudore gli imperlavano la fronte. lui che conosceva tutte le lingue dell’Africa orientale ora aveva paura di rimanere senza la parola. …

Dal romanzo “ADUA” di Igiaba Scego- Giunti 2015- pagg.163-164

Adua

Racconto in Antologia “Tardomoderno Immaginario V”


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NOVE PER ME, NOVE PER TE

di Lucia Sallustio

Glissiamo dolcemente lungo le curve della collina.

Io e te.

Nell’abitacolo della macchina è sceso il silenzio. Ci godiamo tutte e due sensazioni intime, nel tepore di un giorno di sole insolitamente estivo in aprile. Dal finestrino semi-aperto giungono effluvi di erba falciata da trattori che, anche nel primo pomeriggio di un sabato, sono al lavoro. La campagna non ha orari di fabbrica o da pubblico impiego. La terra è una madre esigente e reclama cure per erogare i suoi beni con avarizia e a ritmi diseguali a chi la abita.

L’odore mellifluo delle margherite e la tavolozza di colori, come solo la natura sa assortire, ipnotizzano. I gialli si mescolano con cespugli crema del biancospino, i fucsia accesi con il lilla dei glicini e tutto intorno un tripudio di verde che mescola  sapiente, spegne e riaccende, secondo una casualità architettata da una mano divina. I contadini,  solo lo strumento di quella mano.

In fondo, a tratti, si intravede l’azzurro del mare.

“Che meraviglia, la natura. Pericolosa ma stupenda questa strada di campagna. Ne è valsa la pena.”

Mi leggi nel pensiero. Forse lo hai sempre fatto in tutti questi anni. Di certo, io non ho mai reciso il cordone che ci ha legate. Nove mesi. Soltanto, aggiungo tra me e me.

Sfugge una lacrima indecisa, reclama gioia e malinconia.

Testimonia il mio stato confusionale.

“Mamma”

“Sì, tesoro?”

Silenzio di nuovo. Non riusciamo a parlare dopo che, per la prima volta in questi mesi, sono riuscita a chiamarti con il nome che ci lega allo stato biologico. Ti spetta.

Ho incominciato a pensarci dopo che mia madre è morta. Per mesi ho toccato l’inferno. La morte è un distacco troppo grande da affrontare per l’animo umano. La prima reazione è di stupore, poi di dolore, di disperazione, di rabbia. La perdita è un rimando costante e ossessivo all’assenza, un dolore continuo che divora le viscere, che brucia dentro. Le lacrime cercano di spegnere il fuoco, poi le riserve si esauriscono e rimangono tizzoni ardenti a bruciare i pensieri.

Questo è naturale per tutti. Ma ciò che mi lacerava era la rabbia per non avere mai saputo.

Lei, mi voleva proteggere dalla vergogna, dalla umiliazione. Forse, semplicemente, non aveva il coraggio di guardarmi in faccia e vedermi soffrire. Oppure temeva di perdermi per sempre. C’è di fatto che, agendo in quel modo, un giorno  mi avrebbe scaraventata per la prima volta sola al mondo.

Ho appreso la verità in un austero studio notarile. Ero unica erede di una modesta proprietà. La casa dove avevamo abitato tutto il tempo, qualche appezzamento di terra che mi avrebbe creato non pochi fastidi, un locale a pianterreno dove lei aveva venduto la frutta e verdura raccolti da mio padre e i miei zii per anni e dove ora crescevo i miei amici gatti. In quanto ai soldi, giusto quelli per il suo funerale. In compenso, un lascito inaspettato: un segreto immenso che mi collocava, all’improvviso, nello status di randagia che avrei condiviso con i miei gatti.

“Signorina Tempesta, mi rincresce doverla informare che i suoi genitori l’hanno adottata alla sua nascita. Sua madre mi ha lasciato questa lettera con l’incarico di consegnargliela solo il giorno di apertura del testamento.”

“Adottata!” ho risposto incredula. Se mi avesse sferrato un pugno, mi sarei sentita più stabile.

Era stata brava a simulare, a resistere agli assalti ai quali l’avevo sottoposta mentre crescevo.

Avrei dovuto immaginarlo, se avessi voluto farmi un po’ di conti. Tra di noi c’erano quasi cinquant’anni di differenza. Troppi per una madre naturale, ma la spiegazione era stata che ero arrivata quando lei e papà avevano smesso di pensarci: ero un dono del Signore,  per questo mi avevano chiamata Donata.

Avrei dovuto capirlo, Donata non era il nome della nonna paterna e i miei genitori erano una coppia di contadini che non avrebbe mai avuto il coraggio di derogare alle tradizioni di famiglia.

Avrei potuto, forse. Non ho voluto, quindi.

Sono persona di concretezze e non mi piango addosso. Ho lasciato alle cose fare il corso naturale. Il tempo che ci vuole a lenire le ferite, a metabolizzare il dolore, a rendermi conto di quello che ero stata e che ero diventata.

Sola alla nascita, sola alla morte dei genitori che mi avevano amata, cresciuta e resa felice come una loro figlia.

Erano stati unici, nonostante il blitz finale, avrei continuato ad amarli come i miei veri genitori. Come i miei veri genitori, appunto.

Ma quelli veri? Chi erano? Dove erano? Vivevano? Avevo fratelli, sorelle, gemelli?

Le domande erano perni nella mente, si rigiravano a tutte le ore del giorno, scavavano e laceravano. Dovevo trovarli, a qualunque costo.

Dovevo sapere perché lo avevano fatto, quale prezzo era stato dato ad una vita umana.

Per anni non mi sono arresa e per anni ho continuato a ignorare. Fino all’arrivo di un’altra lettera.  La vita ha usato anche ironia con me. Io, ingegnere informatico con rapporto quotidiano con la tecnologia nella società dell’informazione,  ho scoperto le trame della mia esistenza da fogli di lettera sui quali due mani incerte di donna hanno riversato segreti e sofferenze.

L’articolo su un giornale locale, distribuito nella cassetta della posta, ha fatto più di quanto non sia riuscita con appelli accorati su stampa e  social internazionali.

Sei comparsa inaspettata un giorno di fine estate. Era il mio trentacinquesimo compleanno. Ti sei presentata con un mazzo di fiori colorato. Sprigionava odore di tuberose. Intenso e persistente.

“Ciao. Buon compleanno, Donatella.” mi hai detto.

Ti ho fatta accomodare, ti ho ringraziata e ho incominciato a prepararti il caffè con i wafers alla vaniglia che ti piacciono tanto. I Gay-Odin che compro ogni volta che vado a Napoli. Sono anni che te li faccio trovare. Fin qui nulla di nuovo. Ci conosciamo da sempre, mi hai vista crescere, mi hai vista piangere, mi hai fatto il regalo ad ogni compleanno, mi hai insegnato a leggere e scrivere, incoraggiata a laurearmi, cara Antonella.

Poi, senza più attendere, di colpo, all’improvviso, mi hai tramortita, lasciandomi di nuovo sola alle furie della vita.

“Sono io tua madre.”

Non ti ho creduta. Avrei potuto. La vicina di casa, l’amica di mia madre, la mia confidente. Tra me e te solo quindici anni di differenza. Tutto torna. Tutto torna e ti avvolge e precipita e ti fa precipitare in una dimensione dove felicità e dolore si toccano.

Ti ho cercata a lungo e ti ho trovata. Un padre, due madri e una bambina smarrita in cerca di risposte.

“Ho il cancro” mi hai detto qualche mese dopo, con la stessa brutalità che ti ha portata, di volta in volta, alle tue decisioni. Decisioni che mi riguardavano, purtroppo, e che subivo ignara.

Ti ho cercata e ritrovata per perderti.

“Non è vero. Dimmi che non è vero, che vuoi fare la parte della vittima.”

È vero, invece. Resterò orfana di nuovo. Sono nata randagia e tale morirò. Accarezzo Fuffy e Tigra mi salta addosso gelosa. Sorrido, non conosco il sentimento della gelosia, non avendo avuto fratelli né sorelle.

Fra qualche giorno sarà il compleanno di Antonella. In questi mesi, la sua salute è andata peggiorando. L’ho accompagnata per ospedali e terapie dolorose, l’ho accudita come un’amica, come una vicina di casa. Dovrei dire come una figlia, ma non ci riesco. Oggi voglio pensare solo a lei e me, insieme. La porterò al ristorante, le farò servire una torta panna, cioccolato e frutti di bosco. Il sole scioglierà rancori radicati. La vita, per un giorno, tornerà a sorridere. Un sentimento forte ci unirà.

Il cordone reciso troppo in fretta é ancora dolorante. Avvinghia i nostri corpi e pulsa.

A fianco a me hai gli occhi chiusi. Assomigli ai miei gatti distesi al sole. Hai il viso rilassato, stranamente roseo. Oggi hai compiuto cinquant’anni, sei ancora giovane. Vorrei potere sperare. Il medico mi ha detto che non ce la farai. Non te l’ho detto, ma lo sappiamo tutte e due.

Fingiamo calma apparente, una quasi felicità che nessuno  crederebbe falsa. Ci siamo abituate a vivere nella finzione.

Come hai potuto fingere per trentacinque anni di non essere mia madre pur vivendomi nell’appartamento accanto?

Solo ora capisco perché non ti sei mai sposata. Sei bella, spiritosa e intelligente. Sei autonoma e intraprendente. Hai sempre lavorato. Sei un’insegnante alla scuola d’infanzia. Adori i bambini e loro ti adorano.

“So di avere sbagliato, ero troppo giovane e spaventata. Ero sola, ho avuto paura. Ma non ti ho mai abbandonata.”

Il giorno che me lo hai detto sono scappata via sbattendoti la porta in faccia. Sono partita con gli amici per un campeggio. Volevo farti soffrire. Volevo farti provare tutto il male che mi avevi provocato da quando il testamento mi aveva aperto gli occhi. Avrei venduto la casa. Eri diventata un condomino scomodo, una vicinanza insopportabile.

Ci ha salvate la malattia. Paradossale ma vero. Sette mesi che ci frequentiamo da mamma e figlia, che condividiamo la stessa casa, che ci raccontiamo quello che non sappiamo, che rammendiamo i buchi nelle nostre vite. Sono risalita nel tuo ventre, ho rivissuto quei nove mesi insieme, legate da un cordone. Mi sono nutrita di te, ho condiviso le tue paure, i tuoi smarrimenti di bambina di fronte ad una vita che reclamava.

Adesso siamo qui, da sette mesi disperati, intensi, bellissimi.

Io e te.

Ti restituisco attimi di amore e di paura e di disperazione. Non so quanto ti resta da vivere. Forse giorni, forse qualche altro mese ancora. Sei giovane. Stai resistendo per me.

Spero di riuscire almeno a restituirti i nove mesi che mi hai donato. Nove mesi per me, nove mesi per te, mamma.

pubblicato in antologia “Tardomoderno Immaginario V” a cura di Ivan Pozzoni/Ambra Simeone


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Presentazione del romanzo “L’equilibrio imperfetto” di Lucia Sallustio- sabato 22 ottobre- Sala Finocchiaro- Molfettalequilibrio-imperfettodscf2613dscf2612

Organizzata dall’Associazione Studenti sempre- ex studenti del Liceo classico- Con la Preside Maria De Palma

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Gianni Antonio Palumbo- scrittore, poeta e c ritico letterario- Alina Caldarola Gadaleta- Presidente Consulta femminile di Molfetta

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Con l’amica scrittrice Teresa Antonacci

L’equilibrio imperfetto di Lucia Sallustio


andrea masotti

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L’amore nelle sue sfumature adolescenziale, passionale e soprattutto romantico è il vero protagonista del romanzo, è l’astro che guida Rossella (sarà casuale la corrispondenza con l’eroina di “Via col vento”?) attirandola verso contrade europee dove affinerà i propri studi, contesa tra nuove esperienze umane e lavorative e tra due coetanei, Max audace e dionisiaco e Angelo apollineo e tenero, rendendola fragile e incerta così come la figura che campeggia nella copertina. Figura che a ben vedere potrebbe cadere a destra o a sinistra del filo teso, ma in ogni caso non è disposta a perdere la cartella del lavoro da svolgere.
Il secondo protagonista è il mare, uno sfondo sempre vivo e cangiante tra il nord e il sud, il grigio cupo d’Irlanda e l’azzurro luminoso del Mediterraneo, che influenza di volta in volta l’umore e l’atteggiamento di Rossella.
La narrazione di avvale di una lingua scorrevole e precisa, con…

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