Inter-city- Recensioni


Torino, 24 ottobre 2014

Cara e gentile Signora,
Le sono vivamente grato del doppio dono. Il suo romanzo è molto suasivo e avvincente: racconta con lucidità e con comprensione le contraddizioni della vita e, soprattutto dell’amore, con episodi drammatici ben condotti. Le poesie sono molto singolari: raccontano e osservano i viaggi in treno nella loro fatica di un’umanità buia e umiliata e spesso ostile. e rari sono i testi di luce.
E’ un’opera valorosa e ammirevole per tanta originalità. Posso dirle che ho sempre viaggiato volentieri in treno e in treno ho scritto un gran numero di versi?

Con i più affettuosi saluti e auguri,

Giorgio Barberi Squarotti

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29/10/2014

La vita è un viaggio con un’unica meta uguale per ogni essere vivente. Quello che cambia è il percorso che ognuno di noi sceglie. Siamo i navigatori satellitari del nostro destino di “viaggiatori”, delle nostre tappe, dei nostri spostamenti quotidiani. Il tempo è una tappa senza soste, un episodio è una parentesi del tempo.
La nostra vita in un milione di viaggi. Inizia con il viaggio di uno spermatozoo e finisce quando l’ultimo treno ci accoglierà come passeggeri di sola andata. Proprio il viaggio è il filo conduttore del nuovo lavoro di Lucia Sallustio, scrittrice ecclettica che dimostra facile adattamento della penna a situazioni narrative e poetiche. In questo Inter City in corsa , scorrono piacevolmente paesaggi, sentimenti, situazioni, riflessioni come fossero tappe di un viaggio con destinazione Poesia. Magistralmente colorato nel verseggiare, invita il lettore a percorrere un cammino tra le strade del cuore e quelle della realtà quotidiana.
Lettura consigliata a chi ama la poesia e suggerita a chi non crede che anche la Poesia è una tappa del nostro viaggio, forse quella più bella.

Natale Buonarota

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Cara Luciana,
ho letto con piacere la tua silloge Inter-city, che è una conferma delle tue doti letterarie.
Fin dal titolo si comprende agevolmente che lo scrigno letterario racchiude poesie formalmente odeporiche, dove la realtà individuale si fonde con la metafora ulissiaca del viaggio.
Si tratta di racconti lirici di osservazione e introspezione insieme, con frequenti spostamenti fuori/dentro, con una funzione catartica rispetto al disagio interiore.
Colpisce l’andirivieni di volti anonimi nelle stazioni ferroviarie, ma tra le partenze, i ritorni e i ritardi, si affaccia anche il viso più attentamente delineato di un migrante, oggetto di pietà e solidarietà (Afghanistan).
Pregevole è il colorismo di Grigi e accattivante, nella penultima quartina di Germogli, è il raffinato rimando («… i bei narcisi in copiose schiere. / Dritti fluttueranno al vento) a I wandered lonely as a cloud di William Wordsworth («…a crowd, / a host, of golden daffodils; / […] / fluttering and dancing in the breeze»).
Ammiccante è l'(auto)ironia finale di A new Valediction e non guasta quel leggiadro tocco di romanticismo offerto da Bagliori di un amore.
Luminosa, infine, è la splendente solarità mediterranea di Mykonos, ma vi sono, naturalmente, altre perle che altri lettori agevolmente scopriranno.

Cari saluti
Marco Ignazio de Santis

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Seguendo questo link troverete un saggio del mio nuovo libro.

http://issuu.com/search?q=inter-city+di+Lucia+Sallustio

L.S.

La silloge poetica Inter-city di Lucia Sallustio ruota chiaramente intorno al tema del viaggio, amplificato dal flusso dei pensieri del viaggiatore stesso, storico ed universale; contemporaneamente altri passeggeri animano le stazioni come comparse intorno al protagonista di un film.

L’autrice ha la capacità di raccontare lucidamente e quasi con ordine, il suo trasporto fisico e metafisico verso i luoghi dell’in fieri bidimensionale, quello che è e quello che vorrebbe che fosse.

Il lettore viaggia volentieri insieme a chi scrive, proprio come si ha voglia di ascoltare uno sconosciuto che durante il viaggio si rivela un piacevole accompagnatore.

Certamente Inter-city non è solo il frutto di un’esperienza “necessaria” ma anche il risultato di un lavoro professionale che appartiene a chi di scrittura vive.

La raccolta è, infatti, ricca, ma varia nello stile; la lettura da istantanea si fa analitica, da universale, intima.

Aleggia tra queste pagine l’eleganza della donna moderna che ha imparato ad alleviare con l’ironia il sacrificio, a deporre l’armatura quando è ora di tenerezza.

Leggendo si ha il privilegio di entrare nel mondo-cantiere di una donna equilibrata e volitiva, che vive il presente progettando il futuro, pronta a pagare il prezzo dell’indispensabile metamorfosi che la rende unica.

Stefania Poveromo
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31 OTT, 2014
“Inter-city” di Lucia Sallustio
Dalla Rubrica LaPugliaChePubblica
Scritto da Redazione

Dal «carro vuoto sul binario morto» di Clemente Rebora al Congedo del viaggiatore cerimonioso di Giorgio Caproni, i treni e le stazioni hanno rappresentato, nel Novecento e non solo, fonte suprema di ispirazione poetica. Oggigiorno, malgrado l’ammoderamento di alcune linee, del parco mezzi e delle principali stazioni ferroviarie, il viaggio in treno ha conservato pressoché intatte le caratteristiche di sempre: l’incrocio fortunoso di vite e percorsi imprevedibili, l’osservazione del paesaggio e delle opere antropiche non sempre in armonia tra di loro, le attese, i ritardi, le folle. Tutto ciò rende i treni luoghi assai stimolanti per la produzione di poesia: il viaggio, in questi casi, non è mai soltanto il trasferimento da un luogo a un altro o il modo per condividere storie con perfetti sconosciuti, bensì si connota normalmente come percorso di approfondimento interiore, di sublimazione delle proprie sofferenze, in certi casi addirittura come terapia nei confronti di una routine che soffoca le imprevedibilità della vita.
E chi l’ha detto che per cogliere l’occasione dell’ispirazione poetica in treno sia necessario fare viaggi lunghi ed estenuanti? Lucia Sallustio vive a Molfetta ed è una Dirigente scolastica pendolare. I suoi racconti e le sue poesie sono apparsi in diverse raccolte e su alcune riviste, e nel 2011 ha pubblicato il romanzo breve La fidanzata di Joe. E nella sua ultima silloge poetica, Inter-city, uscita poche settimane fa per Wip Edizioni (pp. 96, euro 10), offre un saggio delle opportunità che il treno e le stazioni rendono possibili per scrutare a fondo non soltanto aspetti altrimenti invisibili della vita reale, ma anche le sfumature del proprio animo, i frammenti di solitudine e incomunicabilità che si sedimentano lungo impegnative giornate di lavoro e di vita familiare: «il dondolio della carrozza lenta», d’altra parte, come scrive in uno degli haiku di questa raccolta, «porta consiglio».
Lo scrive anche Gianni Antonio Palumbo nella introduzione alla silloge: «Il viaggio metaforico […] è anche “nostalgia”, è fluire dei ricordi, foriero di un senso lacerante di assenza, che induce a interrogarsi sulle radici dell’esistere»; un senso di «assenza» apparentemente introvabile in un contesto caratterizzato proprio dalla presenza di «gente meccanica», che diventa frequentemente «fiumana», «ondata», «massa di studenti». A coloro con cui l’autrice incrocia il sentiero (o, più prosaicamente, con cui incrocia le gambe sui treni più affollati) vengono riservati versi che spaziano dalla profonda sensibilità (come nel caso del giovane afgano diretto in Svezia) al giudizio tranciante («Mai sarà l’uomo pago / di lanciare al mondo / contumelie», eco di tante lamentose conversazioni certamente ascoltate durante i viaggi). Ma nei versi di Lucia Sallustio non ci sono soltanto la foschia o la nebbia del mattino in stazione, né solo i «grigi cementifici spenti» che «costeggiano la ferrovia» o «immagini in corsa / sempre più veloci / di mondi separati / in solitari sistemi»: in alcune liriche infatti si ritrovano attimi di stasi, e nell’ultima sezione in particolare gli scenari sono quelli del riposo estivo. Ma al Rientro, non casualmente titolo della poesia conclusiva, restano solo «immagini mescolate / come un mazzo di carte / dal sobbalzare del treno»; e il ritmo frenetico delle stazioni torna a essere vissuto quotidianamente, sulle banchine tornano a rivedersi «occhi avidi di rintracciare / la parte di sé che vive altrove», e in mezzo a questi sguardi cercati, alle folle scomposte, ai treni in sosta, insomma a «questo andirivieni generale, / io sono ancora qua».
Stefano Savella
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18 gennaio 2015

Dalla lettura di INTER-CITY
“E fu poesia” racchiude la poetica del quotidiano di Lucia Sallustio che lancia sfide all’indifferenza e al grigio di esistenze che si rincorrono sui binari delle scadenze, dei click e delle scritture virtuali.
Esistenze raccontate, vissute, barattate, abbozzate…nostre immagini riflesse in scenari plumbei dove ritrovare la parola è sfida al non ascoltato, al letto e cancellato, al conosciuto e dimenticato.
La scrittura della poetessa si fa analitica e tagliente tanto quanto appassionata e accogliente, ricordi si mescolano ad immagini e il viaggiatore come un personaggio di Joyce va incontro ad epifanie che rivelano il senso del viaggiare come vivere e cercare.
“[…] Un giorno viaggerò in tutti i luoghi che ho visto nella mente/viaggerò senza valigia a ogni ora e per niente/ Sola, fingerò compagnia/ Stanca, penserò in allegria[…]”. (p. Un giorno viaggerò p.70)
Dunque la scrittura si fa vortice e viaggio, direzione quotidiana per la “Bologna andata e ritorno” (Andata e Ritorno p.51) che l’autrice immagina di raggiungere correndo su versi che incrociano lo sguardo del lettore. È proprio il lettore, infatti, a riscoprire tra i binari delle parole un pensiero condiviso, un desiderio quotidiano analogo di andare oltre, di incontrare e abbracciare, sorridere e camminare, raccontare…
Il viaggio, incipit della creazione, ci accomuna tutti in un incessante andare in cerca di cittadinanza dove negli asili dell’indifferenza dimori ancora la speranza.
Oggi arrivo all’ultima pagina e sospiro di una soddisfazione assaporata tra righe che raccontano una persona incontrata, lei è sempre in corsa e con la penna pronta a raccontare volti e parole che non lascia andare senza aver detto:
– “Provaci ancora e non disperare!!!”.
Grazie Prof!
Antonella Zezza

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Recensione della raccolta poetica INTER-CITY di Lucia Sallustio

Questa splendida raccolta di versi di Lucia Sallustio è un ritratto lucido, critico, profondo, spietato quasi e, tuttavia, doloroso, della società attuale, che l’autrice percepisce come insieme delle solitudini dei singoli individui. E’ un’aperta denuncia dell’umanità perduta e, al contempo, un’invocazione accorata al suo recupero.
Il titolo, “Intercity”, richiama immediatamente alla mente il viaggio, tradizionale metafora della vita, che l’autrice rivisita abilmente, adattandola ai giorni nostri. E’ questo un “viaggio” caratterizzato da un’insuperabile incomunicabilità tra i “viaggiatori” che porta ad una solitudine profonda e disperata che priva di significato il viaggio stesso. Emblematica, quasi una sinopsi dell’intera opera poetica, è la prima lirica, STAZIONI:

Attraverso stazioni
e scorre una vita
che non m’appartiene.
Un cappuccio sul capo
un velo sugli occhi
un laccio asfissiante
non lasciano urlare
un cuore straziato.
La folla scorre,
mi guarda, non mi vede.
Attendo, forse invano,
un giorno migliore
ma ho perso di vista
il perché di ogni cosa
e il calcolo delle ore
non ha più ragione.
Nel fluire del tempo
s’arena in confusione.

Alienati, soli nella folla che non ci vede, impegnata a sua volta in una frenetica corsa verso una meta sconosciuta, la nostra stessa vita non ci appartiene più, non ne comprendiamo il significato, il fine, ci guardiamo viverla come se fossimo al di fuori di noi stessi, tanto che anche il portare il conto dei giorni che trascorrono convulsi perde di significato. E’ un treno lanciato a folle velocità, la nostra esistenza, che non ci lascia il tempo di chiedere aiuto, un treno in cui i viaggiatori “guardano ma non vedono un cuore straziato”. Quanta dolorosa verità in questi versi, se solo pensiamo ai quotidiani fatti di cronaca!
Eppure, l’autrice non perde la speranza: Attendo, forse invano, / un giorno migliore…
Ed ecco che viene introdotto l’altro tema fondamentale della raccolta, l’attesa. Del resto, non sono forse le attese alle stazioni gli altri elementi caratterizzanti di un viaggio? E cosa attendiamo nelle soste di questo frenetico viaggio percorso in angosciosa solitudine? Attendiamo pause in cui abbattere il muro dell’indifferenza:
Cuori di speranza
accendono sorrisi
in visi tesi d’incertezza.
Si serrano amicizie
in cordame d’acciaio
che imbraga fragilità
C’è, dunque, questa speranza pur nell’incertezza e nella fragilità della condizione umana, ma…vele ardite vengono lacerate da scossoni e restano ombre di sopravvissuti / sulla spiaggia indifferente. (da INDIFFERENZA). E non è forse vero che gli “scossoni della vita” attentano ai nostri rapporti interpersonali determinandone spesso il naufragio?
Il tema della vita frenetica, che priva l’uomo della sua umanità rendendolo simile ad un automa, Tapis roulant / di gente meccanica (da TAPIS ROULANT), è ricorrente nella raccolta ma è sempre esaminato, sviscerato da punti di vista diversi.
In ANCORA, con attenzione non comune, la poetessa affronta un argomento raramente oggetto di poesia, quello della tecnologia che può anche essere nemica dell’uomo, contribuendo al suo isolamento, allontanandolo da coloro che fisicamente gli sono vicini: Assorta dentro cellulari / la fiumana scorre.
E, tuttavia, si tenta sempre un approccio, in condizioni che magari facilitano l’incontro e il dialogo:
Tra i profumi invadenti
di croissants e cappuccini
e tintinnio di tazze al bar… (da ANCORA) ché l’uomo ha pur sempre bisogno dei suoi simili ma, quando sembra che ci si stia avvicinando, che si possano mettere le basi per un rapporto duraturo, si riparte ancora. Non c’è tempo per un sorriso, per uno sguardo di solidarietà, d’intesa, di comprensione… Eppure, raramente si viaggia da soli: A guardar bene, è semipieno (il bus) / non si è mai soli nel viaggio (da RAMINGA).
E ogni tanto ci sono delle soste; ogni viaggio è da esse caratterizzato, ma la sosta, ammonisce l’autrice, non deve essere momento preparatorio alla nuova partenza, bensì “pausa di riflessione”, perché è indispensabile fermarsi per capire dove siamo diretti affinché il nostro viaggio, quindi la nostra vita, abbia un senso:
… metto a fuoco il cammino.
E riprendo cognizione
del mio destino. (da PAUSA).
In verità, quanti di noi si fermano, creano volontariamente pause di riflessione per chiedersi se la nostra vita ha un senso e quale esso sia?

E il treno corre, corre e attraversa città, paesi, campagne che si uniformano in un grigiore desolante, dove è completamente assente qualsiasi presenza di vita, metaforicamente rappresentata dall’assenza del colore. E questa corsa folle in un mondo divenuto tutto uguale, ci ipnotizza e scuri pensieri emergono dal nostro inconscio:
…Ipnotizzati, scuri pensieri
sfogano rabbie inaudite
scatenate da appetiti.
Conflitti che non rallentano
al rallentare della corsa.(da GRIGI).

E, pur andando di corsa, siamo sempre in ritardo, nel rincorrere obiettivi che restano vaghi, ché abbiamo perso di vista i veri valori: l’amore, l’amicizia, l’accoglienza…

Richiama il ritardo perenne
d’una vita scomposta
che rincorre scadenze,
obiettivi dai contorni vaghi. (da ANNUNCIO RITARDO). Quanti significati racchiude in sé l’aggettivo “scomposta” riferito alla vita che conduciamo! Ci dice di un’esistenza priva di equilibrio, moderazione, correttezza, decoro…

La poetessa con i suoi versi ci mostra come questo modo di vivere, alienato e alienante, ci abbia incattivito, ci abbia privato di ogni briciola di benevola umanità. Preda dell’incomunicabilità e dell’incapacità di guardarci attorno, non riusciamo più a provare empatia, a vedere la sofferenza altrui, non siamo in grado di accogliere il bisognoso, il migrante disperato, il ragazzo afgano con profonda tristezza / nel volto smarrito (da AFGHANISTAN) e, di conseguenza, non siamo capaci di accogliere Cristo neonato, ché il rancore erge muri e divide. / Vuote sono ancora le culle nei presepi, nonostante siano tornate a suonare le campanelle (da SONO TORNATE A SUONARE LE CAMPANELLE).
Interamente concentrati su noi stessi, siamo ormai solo capaci di pretendere:
Tra diritti reali,
soggettivi, acquisiti…
…esiste ormai qualcuno
che reclami, o proclami,
i suoi doveri? (da PENSIERI IN CORSA).

E l’autrice vorrebbe gridare, urlare la sua ribellione (fiamme lancinanti / divorano dentro) contro un modus vivendi anomalo divenuto ormai regola:
Non c’è fine
alla vanità feroce
all’appetito che chiede,
all’ignavia che crea danno.
ma muto di stupore / l’urlo si dibatte (da CONTROVERSE VERITA’).
Avverte, Lucia Sallustio, la sua incapacità di sovvertire uno status quo che percepisce aberrante ma non trova in sé la forza sufficiente neanche per parlare!
E ovunque aleggia la foschia che impietosa divora il cielo del mattino apertosi in un angolo negletto (da FOSCHIA).
E’ un susseguirsi di alti e bassi, questo nostro viaggio, di effimeri sprazzi di luce e persistenti zone d’ombra (e non sono forse queste le caratteristiche della vita di ciascuno di noi?), zone d’ombra nelle quali tuttavia la “speranza” resiste, la speranza che riacquisti valore tutto quello che è ora denigrato, deriso:
…Si scalderà infine il cuore
al colore dei frutti boicottati
nati dai grani persistenti.
Sbocceranno saperi ora bocciati. (da GERMOGLI).

Corriamo, corriamo, ci ammonisce la poetessa, sul nostro folle treno, senza voltarci indietro, e tutto diventa una amalgama grigia:
Rimpiango, delle immagini passate
la certezza del momento.
…………………………………
…Suprema la bellezza
di attimi a malapena apprezzati,
a scudo protegge dagli assalti,
sbiadisce paure e defezioni. (da IMMAGINI).
Dimentichiamo così attimi vissuti, preziosi, che costituiscono il nostro passato, le fondamenta della nostra vita e che ci riparano dalle avversità future, dandoci la forza per affrontarle.
Quanto di grande e prezioso perdiamo in questo frenetico correre di formiche impazzite, sembra ricordarci amareggiata Lucia Sallustio! Ma siamo ormai vittime di una routine spietata, immutata e immutabile, che logora povere vite senza più annunci, logora l’animo dell’autrice incapace ormai anche di sognare, logora l’alba e la sera, ormai sempre uguali e, persino, il silenzio non è più tale, ma è coperta di feltro / stracciata dal passo del rientro. (da E…).

Tutto sembra essere ormai perduto, l’uomo pare divenuto un “pezzo” di una catena di montaggio, eppure durante il viaggio, c’è sempre qualche attesa, nella quale si fa strada, timida ma decisa, la speranza di qualcosa di meglio.
E attesa e speranza formano un binomio inscindibile in questa pregevole raccolta di versi, rappresentando l’altro grande tema dalla poetessa mirabilmente affrontato in liriche incisive ed arrivanti. E in questo andirivieni generale, io sono ancora qua (da SONO ANCORA QUA), ci rassicura l’autrice, con la voglia di abbattere le barriere e di ritrovare il mio prossimo, compagno di viaggio, perché è sufficiente avere discusso con passione / di arte, scrittura, enogastronomia che la carrozza prenda ritmo nuovo verso la meta. (da ANDATA E RITORNO). Solo se capiremo il valore della condivisione, individueremo la giusta meta e la raggiungeremo con passo rinnovato!

Ma quando imperiosa la stanchezza prende il sopravvento (chi di noi non l’ha mai provato?) attesa può significare anche aspettare la fine del viaggio, la fine della TRANSUMANZA (questa carcassa stanca di andare), può voler dire aspettare di giungere all’ultima meta: Resto, di speranza attesa / che finiscano alfine / i giorni del viaggio. (da DI SPERANZA ATTESA).

Ma la poetessa è forte e riesce sempre a trasmetterci un messaggio di speranza e, pur essendo preda della tormenta che è in lei, riesce a fuggire dalla polvere che soffoca e annebbia e si ferma
sotto l’ulivo contorto
dal secolare trambusto, sotto l’azzurro
squarciato da raggi d’oro e d’argento…
………………………………………………………
Mi aspettava
come quelli arrivati prima di me.
S’è fatto carta e intinto un ramo in linfa
mi ha detto: “Scrivi ora e non fermarti”.
E allora è svanita la tormenta
si è riversata sulle pagine la piena
l’occhio s’è colmato d’azzurro
e, voltata la pagina, è tornata la pace. (da PASSA LA TORMENTA).

E infine, quando ogni speranza sembra essere svanita, il tormento, la ribellione che erano in lei, l’incapacità di urlare il suo no, diventano Canto, Poesia. E cos’è dunque la poesia per Lucia Sallustio? Altro grande tema di questa composita raccolta. La poesia è terapia dell’anima, di chi la scrive e di chi la legge, è catarsi, è irrefrenabile bisogno:

E tornò irrefrenabile,
di colpo la parola,e si fece immagine,
pensiero e poi verso.
Esprimeva voglia
del perduto amore
di raccontare, di ricordare.
E fu incanto di un’ora sola
e ticchettare e recitare.
Con il silenzio che si riempiva
di note arcane in armonia. (da E FU POESIA).

E la poesia diventa riconciliazione, con se stessi, con il prossimo, con l’universo tutto, per mezzo di misteriose note in armonia. Ed è voce universale ché in INTERPRETAZIONI la poetessa afferma:
Ho colto poesia
a gerle intere
riempite di versi stracciati.
…………………………………….
Ho tenuto la gerla per me,
dei versi riserva di viaggio.
Sono qui, fedeli compagni,
svuotati di senso attendono
nuove interpretazioni.
E quella gerla di versi che la poetessa conserva può essere riserva di viaggio per ognuno di noi, chè ogni verso svuotato di senso si riempirà delle nostre sensazioni, delle nostre emozioni scaturite dal nostro personale vissuto.

Il poetare di Lucia Sallustio è sobrio, privo di ridondanze, asciutto, semplice ma non semplicistico, intenso. Nelle sue liriche, piuttosto brevi e, comunque mai esageratamente lunghe, la poetessa fa un uso sapiente delle metafore e delle allegorie, in grado di evocare profonde emozioni, suggestioni e riflessioni. L’autrice sceglie con cura le parole che, spesso, racchiudono molteplici significati. Si pensi al termine armonia, che pur se riferito alla poesia, richiama subito alla mente l’attributo “scomposta”, relativo ad una condizione di vita che “disumanizza” l’essere umano, con cui il termine “armonia” è in netta contrapposizione.

La raccolta poetica di Lucia Sallustio si legge come un romanzo, il romanzo che narra in versi la vita dell’uomo contemporaneo afflitto da mali subdoli dai quali non riesce a guarire perché spesso non ne è consapevole. Un romanzo che si legge con sofferenza eppure con la certezza di trovare spazio per la speranza e per l’amore, intenso, gioioso, vissuto lontano dal clamore in una felicità rinnovata (vedi BAGLIORI DI UN AMORE).

Ester Cecere

Taranto, 25 Gennaio 2015

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Menzione d’onore per la poetessa Lucia Sallustio

Sul “podio” il suo ultimo lavoro: Intercity

PAOLA COPERTINO
Mercoledì 17 Giugno 2015 ore 7.23

Nell’ambito della XVII edizione del premio letterario “Osservatorio”, concorso nazionale di poesia, narrativa, teatro per testi editi ed inediti, una menzione d’onore è stata tributata alla poetessa molfettese Lucia Sallustio.

L’autrice è stata premiata per “Intercity”, la sua ultima fatica letteraria con la seguente motivazione: “Per la solidità della struttura macro-testuale”.

La cerimonia si è svolta presso il colonnato della Provincia sul Lungomare di Bari ed è stata allietata da uno splendido coro polifonico e da uno spettacolo di danza. Il libro di poesie è arricchito dall’ introduzione del critico molfettese Gianni Antonio Palumbo ed è pubblicato da Wip Edizioni.

Nel volume si mette in luce il desiderio di allontanarsi dal mondo che ci circonda pervaso da incomunicabilità. La poetessa si interroga su incontri e persone, sulla vita che scorre come un treno, da cui prende il nome la raccolta di poesie. La partenza viene vista come un momento di riflessione, per tracciare un bilancio, per cercare risposte agli interrogativi della vita. Uno dei leit motiv del volume è la parola speranza declinata in varie eccezioni, da quella positiva a quella delusa. Catartica è la scrittura che placa sentimenti e moti dell’anima. La Sallustio affida alla poesia tensioni emotivi, sogni e speranza, mentre la vita scorre come un treno.

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LBA, di ritorno a Bisceglie la molfettese Lucia Sallustio Dal territorio / Libri nel borgo Antico // Scritto da Cristina Giovenale // 26 agosto 2015

L’Inter-City della professoressa molfettese è di ritorno a Bisceglie

Sarà nella serata conclusiva di Libri nel borgo antico domenica 30 agosto, che la professoressa molfettese Lucia Sallustio presenterà ancora una volta al pubblico biscegliese la sua raccolta di poesie Inter-City. Nella cornice di Via Frisari alle ore 21.30, Anita Nuzzi modererà l’incontro e dialogherà con l’autrice.

In realtà la Sallustio fa il bis nella città del dolmen;  infatti lo scorso aprile è stata una delle protagoniste della rassegna di autori locali Un libro con té (leggi la notizia qui) organizzato dalla biscegliese Isabella Di Liddo, negli spazi della cioccolateria Bon Ton di Bisceglie; in questa occasione è stato presentato per la prima volta Inter-city; invece a gennaio 2014  sempre a Bisceglie la Sallustio ha presentato un altro frutto della sua penna, ovvero il romanzo La fidanzata di Joe(leggi qui), adesso è di ritorno invece per la rassegna di Libri nel borgo antico 2015.

 

Una raccolta di poesie ispirate dai viaggi in treno

mfront_lucia_sallustio

La Sallustio è molfettese ma per impegni di lavoro è pendolare della tratta Molfetta- San Severo, essendo il dirigente scolastico di una scuola media del foggiano. Il quotidiano viaggiare sono il motivo d’ispirazione per la composizione di poesie; una raccolta, questa, dedicata ad una sua allieva del liceo linguistico Gabriella Cipriani, alla quale è dedicata la poesia Requiem d’architetti.

 https://translature.wordpress.com/2016/12/09/inter-city-poesie-di-lucia-sallustio/

“Inter-city”, poesie di Lucia Sallustio

zomInter-city è un libro di poesie di Lucia Sallustio pubblicato nel 2014 (Wip Edizioni).
Sulla copertina leggo un frammento della biografia attuale dell’autrice: «Lucia Sallustio (Bari, 1960) attualmente risiede a Molfetta. Dirigente Scolastico, si divide fra scuola, letteratura, traduzioni e famiglia».

Benché io abbia ritrovato piacevolmente la Prof.ssa Sallustio attraverso il suo blog su WordPress, ho avuto il piacere di incontrarla per la prima volta personalmente anni fa nella mia città in circostanze diverse, poiché ero stata affidata a lei come tirocinante nell’ambito delle attività formative universitarie. All’epoca lei era un’insegnante di letteratura e cultura inglese in un istituto di scuola superiore ed io una giovane studentessa. Da quel tirocinio ho deciso di tenere con me il ricordo della sua professionalità, del suo impegno, del suo dividersi fra tanti interessi ed impegni che, ne sono certa, l’avranno aiutata a raggiungere gli attuali traguardi lavorativi. Le sono ancora grata anche per avermi permesso di parlare ad alcune delle sue classi di giovanissimi studenti di letteratura post-coloniale, un argomento che stava appena cominciando a coinvolgermi e che non mi avrebbe più lasciata in pace.
Mi aveva parlato della collaborazione con alcune riviste, della sua partecipazione a concorsi letterari e di un romanzo che credo fosse appena in fase di creazione, La Fidanzata di Joe, che sarebbe stato pubblicato di lì ad un paio d’anni (Faligi Editore, 2011).
Negli ultimi tempi ho appreso con piacere che le sue liriche sono state ripetutamente premiate in concorsi nazionali e che nel frattempo ha pubblicato altre opere, fra cui anche l’ultimo romanzo intitolato L’equilibrio Imperfetto.

Io però sono partita da Inter-city, un libricino di poesie che mi ha conquistata fin dal primo verso, da leggere tutto d’un fiato ma anche sul quale ritornare, riprendendone magari di tanto in tanto qualche frammento. È una raccolta di appunti e di pensieri trasformati in composizioni poetiche tessute accuratamente attorno al motivo del viaggio, uno dei temi più vasti e multisfaccettati nella storia letteraria. Nate proprio su quei chilometri di strade e di campagna pugliese percorsi dal treno su cui per un certo periodo l’autrice ha viaggiato da pendolare per raggiungere il posto di lavoro, queste poesie riescono sempre tirar fuori un sentimento o un’emozione. Per un curioso gioco di similitudini, anche io ho letto e riletto questi versi principalmente a bordo di un treno, e su questo stesso mezzo ho scritto questo articolo raccogliendo le mie impressioni da lettrice in movimento.

Quando si viaggia? Sempre: camminando per le vie della città, tuffandosi in nuove avventure, accettando sfide, intraprendendo nuovi percorsi spirituali o lavorativi, facendo determinate scelte. Insomma, si viaggia vivendo e ognuno ha il modo di scegliere come farlo, anche se non completamente tutto è dato alla volontà dei singoli. Alcuni dei pezzi di questi viaggi, o alcuni dei simboli ad essi associati, sono ritratti sulla tela Inter-city.
La frase della dedica iniziale del libro la si ritrova più avanti spiegata nella poesia Requiem di Archetti, in cui si disegna la figura di una talentuosa violinista uccisa in uno scontro automobilistico un paio di anni fa, quando aveva poco più di vent’anni, Gabriella:

suonano ancora gli archetti
dai muri della tua stanza,
echi che riempiono le orecchie
sorde alla tua voce di ragazza.

Quello di Gabriella è uno dei tant viaggi possibili, uno di quelli che ha dovuto prendere una direzione forzata, ed è qui  rievocato con un dolore ed una tenerezza di madre e insegnante.
Così diventa semplice immaginare la ragazza nella sua stanza colorata e piena di sogni di color pastello, in tutto il suo splendore giovanile, irradiando l’arte che a lei era tanto cara: la musica. Dunque, fra una punta di gioia ed una nota di triste malinconia, Gabriella è inevitabilmente il nome che di tanto in tanto viene cantato fra le pagine di questa poesia femminile che non vuole commemorare la morte, bensì celebrare l’immortalità, dal momento che anche lei ormai si è fatta musica fra i versi, poesia, arte eterna.
Qualcuno potrebbe persino uscire dalle righe e associare questo nome ad un altro personaggio femminile letterario e la Gabriela di Jorge Amado potrebbe comparire in penombra, simbolo armonioso e passionale della libertà.

Osservazioni, constatazioni, riflessioni, rivelazioni ed epifanie emergono in superficie dalle poesie di Inter-city, con ritmi ed umori un po’ altalenanti. È interessante notare il modo in cui varia il tono e lo stato d’animo dell’io che verseggia, il quale però mantiene sempre una nuvola grigia sopra di sé, un velo di triste malinconia. Si percepisce che le poesie siano state composte in momenti diversi; a volte chi scrive è la protagonista viaggiatrice, altre volte si tratta di colei che osserva i viaggiatori.
A tratti vi ho ritrovato degli aspetti negativi, la confusione delle grandi stazioni affollate di gente, l’alienazione nella corsa della realtà quotidiana spesso avvolta da un insopportabile grigiore. Sebbene si scorga un eco poundiano (questi volti apparsi nella folla;/petali su un ramo umido e nero), Lucia va oltre la scena e lascia intravedere una sfumatura di nichilismo, d’altronde i tempi della scrittura sono ben diversi da quelli del noto poeta:

Attraverso stazioni
e scorre una vita
che non m’appartiene.

Attendo, forse invano,
un giorno migliore,
ma ho perso di vista
il perché di ogni cosa
e il calcolo delle ore
non ha più ragione.

Altre volte compaiono fra i versi i sogni e le speranze dei viaggiatori, l’illusione e la disillusione, lo sconforto e la consolazione. L’io poetico dell’autrice si rivela naturalmente quello di una sensibile osservatrice, capace di captare le varie sfumature del viaggio fisico e metaforico. Di tanto in tanto questo io poetico si denuda proprio per rivelare al lettore il processo di creazione:

Ho colto poesia
a gerle intere
riempite di versi stracciati.
Le ho inghirlandate
con parole e fiocchetti
insieme a coriandoli neri.

Quella che segue è una poesia che mi è rimasta particolarmente cara, Raminga, in cui vedo una donna che ha deciso di non star ferma e che proprio in tutta questa confusione ed incerta inquietudine riesce a sentirsi costantemente viva:

Raminga,
con cuore viandante
a passo lento
accompagno il conto dei giorni
sussurrando pensieri incoerenti,
librandomi in voli,
accarezzando cadute.

Raminga,
a passo lento e calibrato
ora attraverso sentieri percorsi
con mente nuova,
scorgo viuzze inesplorate
e la verità mi appare
meditando su un bus semivuoto.

A guardar bene, è semipieno.
Non si è mai soli nel viaggio.

Tutte le poesie di Inter-city sono un po’ sofferte, manca la serenità spensierata, benché  riescano a mantenere una costante lucidità di analisi. Come il sottofondo musicale di un fado accompagnato da un tamburo che richiamano i battiti di un cuore, questi versi accompagnano il viaggio dell’essere, il faticoso vivere, si intrecciano fra i pensieri, seguono l’andamento di un treno che continua inevitabilmente ad allontanarsi dal punto di partenza.

Link utili:

Il blog di Lucia Sallustio

Il romanzo La Fidanzata di Joe

CULTURA

Teresa Antonacci e Lucia Sallustio a Libri nel Borgo Antico 2015

Teresa Antonacci Teresa Antonacci Lucia Sallustio Lucia Sallustio 20/08/2015 Due donne Molfettesi.

Donne di cultura. Manager, mogli e mamme. Due “equilibriste” della scrittura, entrambe così tanto innamorate di essa da mettere a frutto quei pochissimi momenti liberi della loro frenetica vita e scrivere due opere che saranno presentate quest’anno alla kermesse biscegliese Libri nel Borgo Antico 2015, dal 28 al 30 Agosto, nel centro storico di Bisceglie che, come ogni anno, diventa il “salotto buono” della cultura. Teresa Antonacci, con il romanzo “La casa della domenica” (edito dalla Intermedia Edizioni di Orvieto) e Lucia Sallustio, con la raccolta di poesie Inter-City (curata da Alessandro Lattarulo e edita dalla WIP Edizioni srl). Due opere solo in apparenza diverse ma, in realtà, strettamente legate dalla comune tematica, la caducità del tempo, sentimento che le due scrittrici raccontano a loro modo: La Antonacci ne parla attraverso una storia d’amore trasgressiva sincopata e sussultoria perchè, quando gli istanti che valgono una vita sembrano riguardare solamente gli altri, quando la morsa della mezza età incastra i sogni di felicità nei buchi neri della memoria, quando la vita è racchiusa tutta intera e alla rinfusa in una borsetta, tra chiavi di casa e i-phone, significa che il cuore si tinge di grigio, inesorabilmente senza sfumature, e le responsabilità familiari e sociali incatenano l’umanità a tutti quei gesti quotidiani che simulano e soltanto simulano l’Amore. Ma al di qua del cuore c’è sempre uno scartare di lato, una diversa possibilità nell’eterna storia di un incontro tra un uomo e una donna, specie se la donna è intraprendente e risoluta, una professionista, una manager, del tutto auto-realizzata nello spazio sociale già conquistato, ma forse pronta a riconoscere nelle passioni che bussano all’uscio del proprio cuore una stimolante, perchè inaspettata, opportunità di crescita. La Sallustio, invece, ne affronta la tematica in una progressione di appunti e pensieri legati alla tematica del viaggio, laddove il viaggio è ambivalente. É un itinerario fisico in quanto legato al percorso quotidiano che la Dirigente affronta per raggiungere la sua sede di lavoro; è un itinerario mentale laddove la Poetessa alterna alla descrizione delle beltà dei paesaggi che sfuggono alla corsa dell’InterCity, appunto, i momenti di estasi contemplativa che le “riducono” la caducità del tempo, dilatandone le prospettive e rendendo così meno tedioso un percorso quotidiano obbligato che la Poetessa sicuramente vorrebbe poter impiegare diversamente. Con la consapevolezza che anche quello che i versi compiranno, analogo al reale e metaforico al contempo, sarà un viaggio verso destinazioni ignote e che ogni “stazione” sarà realmente foriera di nuove attribuzioni di senso e di nuove emozioni. Entrambe le Scrittrici saranno presenti alla kermesse biscegliese Domenica 30 Agosto, Teresa Antonacci alle 18.45 accompagnata dalla giornalista Angelica Labianca sul palco di Via Marconi mentre Lucia Sallustio sarà in Via Frisari alle 21.30 insieme alla Poetessa Anita Nuzzi. di redazione@laltramolfetta.ithttps://translature.wordpress.com/2016/12/09/inter-city-poesie-di-lucia-sallustio/

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