Nostalgia di poesia con un pizzico di ironia


DI VERSO IN –VERSO

 

Dove andare a parare,

se ricominciare o solo

mescolare e frullare,

andare per ordine inverso

o procedere di traverso,

dall’alto verso il basso o

dal basso verso l’alto.

Rivedo, ritocco, aggiungo

Rigetto, m’infurio, distendo

Mi guardo allo specchio.

Un nervo per capello,

ecco, spaccherò il capello,

di lima m’attrezzo e,

tutto d’un pezzo,

rileggo il mio pezzo.

Non male, mi suona migliore,

ma in fondo il primo non era peggiore.

Era forse la foga, l’ansia da performance,

parole sferzanti per i benpensanti.

E ora che a furia di stare a guardare

S’è fatta l’aurora, mi posso sparare.

Di punta e di tacco, di lima e cesello

Il verso è scomposto, il senso disperso

Dell’estro iniziale rimane un ciarpame

Di sillabe mute ma ben abbinate,

parole tronfie di senno svuotate.

Ho troppo giocato, a lungo sfrondato

e ciò che rimane dell’ampio mantello

È un misero, buffo,  minuscolo cappello.

di Lucia Sallustio

Annunci

Come una Pigotta


I primi giorni senza di lui non furono lo strazio e la disperazione che aveva temuto. Aveva riassaporato la pienezza della vita da single, senza orari, senza impegni, senza l’assillo della cena da preparare, di quel compromesso tra cucina madrilena e cucina italiana del sud che avevano raggiunto. Si sentiva libera dal difficile compito di mediare sempre e comunque, tra sé e lui, il femminino e il maschile, l’italiana e lo spagnolo, la provinciale e il cittadino, per di più un borioso madrileno. Un’eccitazione nuova s’era impossessata di lei che faceva piani, accettava impegni di lavoro senza porsi limiti, nemmeno quelli della fatica fisica ristorata solo da pochissime ore di sonno. Una sensazione pervasiva di efficienza, di quasi onnipotenza le forniva la giusta molla per andare avanti, la spingeva a saturarsi di lavoro fino all’inverosimile. Aveva tradotto e inviato pagine e pagine, limato, cesellato, redatto glossari, ricercato sinonimi e contrari, partecipato instancabile al forum della community dei traduttori. Nemmeno al suo computer aveva fatto chiudere un occhio. Bisognava battere le offerte concorrenti sul tempo, altrimenti il lavoro prendeva altre strade. Poteva ritenersi soddisfatta dell’accresciuto volume di bids vinte.

Sulle prime si era semplicemente ubriacata di lavoro. Come la prendeva in giro Max “il lavoro è l’oppio dei popoli”. Proprio vero, lo era anche dell’amore. No, non aveva pensato a lui. O, almeno, non razionalmente. Aveva finto con se stessa di non averlo mai incontrato, di non avere mai convissuto con lui, semplicemente che nella vita di Rossella non ci fosse stato mai nessuno di nome Max.

Ma tutte le droghe hanno effetti limitati nel tempo e, anche questa sua mania di tradurre senza fermarsi, finì con il perdere il suo effetto terapeutico. La bolla era scoppiata, la fune si era lacerata, il corpo accusava i primi colpi e il cuore, si era spezzato.

dal romanzo inedito “Il Tatami di Max” di Lucia Sallustio

Duellare con le parole


Il percorso tortuoso verso la sala lettura le dava ora un senso di vertigini, sbandamento onirico, pura sospensione tra secoli e pensieri. Sotto i riflessi policromi della lampada Tiffany, il metro-boulot-dodot era chiuso alle spalle.  Aprì il Moleskine in pelle vinaccia. Il rituale partì.  Srotolò  il laccio, distese le pagine, inforcò gli occhiali e si tuffò nel bianco ipnotizzante del foglio. Quel biancore sembrava respingere ogni pensiero, ogni parola, ogni segno. Duellava sempre con le parole per inserirle in un puzzle che sarebbe diventato alfiere di sentimenti. Lasciò andare la ciocca arrotolata intorno al dito medio, un capello cadde e un ghirigoro a o segnò il candore della pagina. Subito una folata di parole si susseguì: ormai, ora, orrido, opera, orbene, ognuno. Ecco: Ognuno sta solo. Se lo appuntò.

Sotto l’ala del grande poeta, le parole fluivano più facilmente, senza che tornasse indietro a tirare una linea per annullare un intero pensiero. Senza scarabocchi. Le parole si accomodavano gentili nello spartito che andava delineando nel turbinio della memoria che confonde tempi, luoghi e persone. Una spirale che le dava il batticuore, le mescolava rabbia con gioia, dolore con felicità, incertezza con determinazione, ignoranza con sapere.

“Signorina Anna, eccola finalmente” si girò ubriaca di parole, alzò il capo e rimase a guardarlo svuotata. Scrivere le dava sempre quella forte sensazione.

Nell’antologia pro Bangladesh


DIETRO CORTINE DI MERLETTO

 

Dietro il riflesso della luna

sulla finestra chiusa dirimpetto

il buio divora un’anima sola.

 

Dietro una scintilla pulsante

Sulla carcassa di una casa

Si spegne un pensiero morente.

 

Oltre il vociare della strada

Si posa l’assordante silenzio

E null’altro ode che se stesso.

 

Oltre la linea dei panni stesi

cenci di anime irrigidite

si rattrappiscono ai venti ostili.

 

Dietro l’animarsi del giorno

Si celano i segreti della notte

Si rintanano in spesse pareti.

 

Resta il rintocco della campana

Sospeso nell’aria secolare

Ignorato da noia e indifferenza.

 

Dietro schermi di merletto antico

si snodano storie irripetibili

trascritte in papiri arsi dalla vita.

 

Di Lucia Sallustio