Parlando di donne e di ombre nelle loro vite: un racconto


Ho scritto questo mini-racconto per l’edizione “Ombra” del concorso mensile anonimo del forum:

http://www.undiciparole.forumfree.net

Per vostra informazione si tratta di un concorso mensile a tema con racconti brevissimi di non più di 2000 caratteri. Come dice il titolo stesso il racconto è postato in forma anonima, ovviamente basta solo registrarsi al forum, entro il giorno 11 di ogni mese per essere discusso, apprezzato, commentato fino al giorno 17 e alla proclamazione del vincitore che lancerà il tema per la successiva edizione.  Il tema di questo mese é “Vendetta”. Interessantissimo. Partecipate numerosi, non c’é nulla in palio ma i consigli di altri scrittori sono certamente il dono più prezioso per chi si cimenta con la scrittura e ha bisogno di un pubblico sincero e dal giudizio costruttivo pur in un lavoro di critica rigoroso e sempre corretto.

Buon lavoro e, spero, buona riflessione sulla lettura del mio racconto.

L’ombra scomparsa

Aveva fatto tardi.

“Ti aspetto?” le aveva chiesto Sara prima di andare. Una cortesia gradita.

Per strada, la brezza l’attraversò gelida. Si alzò il bavero e si strinse la sciarpa intorno al collo. S’irrigidì, quel gesto la turbava. Si sentì soffocare, come quando Carlo per poco non l’aveva strangolata. Si guardò intorno. Nessuno. A buon passo avrebbe raggiunto il Corso in pochi minuti. Da qualche giorno l’ombra non la seguiva, ma non si sentiva sicura. I tacchi rimbombavano. Meglio, avrebbero sentito che passava e poi il rumore le teneva compagnia, insieme all’eco del cuore impazzito. Non poteva continuare in quel modo, doveva denunciarlo. Ma l’avrebbero aiutata veramente? E poi, se fosse venuto a saperlo, allora sì che c’era da temere. Fanno presto gli altri a parlare di stalking, provino loro cosa significa sentirsi minacciata da un’ombra che si allunga e rimpicciolisce, appare e scompare e che quando non appare, proprio allora, ti fa ancora più paura. Potrebbe averti preceduta ed essere lì ad attenderti e giustiziarti.

Svoltò l’angolo, gli ultimi metri aveva corso e aveva la gola arsa. Il solito crampo le incendiò lo stomaco. Lungo il Corso le vetrine erano illuminate, ma i negozi chiusi. Doveva fare spesa per la cena, erano due giorni che faceva straordinari e ormai il frigo era sguarnito. Ma non era prudente fermarsi in pizzeria. A questo l’aveva ridotta l’uomo che si era scelto contro il volere di tutti. Dov’era, ora? Voleva terrorizzarla, illuderla che si fosse arreso, per poi ritornare a seguirla. Era quasi arrivata, finalmente. Un’ambulanza le scivolò stridula a fianco. Scorse un trambusto di gente all’angolo di casa.

Chi è? Povero diavolo, chissà perché l’ha fatto. Un disoccupato. Un marito tradito. Un pazzo.

La barella le tagliò la strada. Mentre gli calzavano la coperta, riconobbe il viso. Sobbalzò. Carlo. Era una maschera di sangue.

“È morto?” chiese a un uomo.

“Le credo, si è lanciato dal settimo piano!”

Tirò un sospiro profondo. Le cicatrici che quella storia lasciava bruciavano forte ora, forse non si sarebbero mai chiuse.  Di sicuro, però,  avrebbe ripreso a vivere.

di Lucia Sallustio

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