30R novembre: su automa, automazione, autom-azione et similia.


Qualche giorno fa ho postato su questo blog il racconto di 1800 caratteri, titolo e spazi inclusi, da me proposto a fernandel per il tema del mese. Ho ricevuto molti commenti e appunti critici alla mia interpretazione tecnicamente non propria della parola Automa e, in futuro, certamente li terrò in considerazione.

Anche se, quando si scrive, ogni parola o fatto può scatenare reazioni a catena diverse e sempre interessanti nel nostro immaginario con risultati spesso confliggenti con la realtà o l’accettazione più ordinaria degli stessi termini.

Se no quale sarebbe il ruolo della scrittura? Di agire sempre e solo da saggistica, documentario o rivelazione del vero? Che ne sarebbe, allora, di quella sfera così difficile da decodificare alla luce della razionalità pura e intransigente ma che è parte rilevante dell’essere: l’emozionalità, con la sua parte di imprevedibilità, stranezza, non codificabilità, irrazionalità?

Il raccontino é presente anche questo mese nella carrellata sui nomi e racconti, con questa citazione di MG:

Lucia Sallustio con Mio padre è un automa presenta un tristissimo caso di persona disabile che perde le sue caratteristiche umane.

Non é un giudizio critico, semmai una presentazione del racconto nelle sue note essenziali, ma nemmeno una stroncatura. Lui c’é e io sono contenta che quelle persone reali di cui mi sono ricordata, dopo tanto tempo, alla lettura della parola chiave del mese, siano presenti con la loro emotività e la loro piccola tragedia umana, una tra le tante che il mondo finge di ignorare appigliandosi a giri di parole, vivisezionando discorsi ed emozioni, by-passandoli con il risultato di farli sembrare irreali o anacronistici rispetto a problematiche non problematiche quali la rispondenza a un tema.

Questo il racconto:

Mio padre è un automa

Certi giorni vorrei proprio non rientrare a casa. Altri m’illudo, sulla strada del ritorno, che tutto sia cambiato all’improvviso ad opera di una fata, come nelle favole che mi raccontava mio padre da bambina. Invece, sempre il solito scenario ad aspettarmi, le immancabili isterie di mia madre, gli inconsolabili pianti di mia sorella e mia nonna. Dall’altra parte il silenzio di mio padre, rotto a tratti da mormorii, gorgoglii o grugniti animaleschi. Non li sopporto più. Vivo nel desiderio che presto tutto finirà, anche se covo già il dolore della perdita. Dal giorno dell’incidente sono passati molti anni, forse otto o dieci. Non li conto più. Ogni giorno uguale all’altro, più o meno, talmente dilatato da darmi l’impressione di vivere nella dimensione dell’eternità. Quanto ho odiato a scuola i filosofi e letterati che l’hanno perseguita con ogni mezzo per ammantarsene, io ne farei a meno. La vorrebbero ugualmente se vivessero ogni giorno accanto a uno che vegeta, sbava, non controlla più i bisogni fisiologici, ha perduto il senso della misura, della pietà, della dignità? Lo vorreste, voi, un padre senza carezze, senza consigli, senza rimproveri? Uno che potreste marinare la scuola, frequentare cattive compagnie, drogarvi, rubare e continuerebbe a guardarvi come un automa?

“Vorrei andarmene all’estero, Parigi, Berlino, Vienna, Londra, a perfezionare le lingue che ho studiato seduta nei banchi,” gli ho detto oggi, per sfogarmi “invece, non andrò oltre i giardinetti di questo orribile paese.” Risposta: una crisi epilettica spaventosa. Poi ho associato, ho parlato dei giardini dove il suo dramma é incominciato quel giorno che la falciatrice gli ha mozzato le dita e lui ha perso il lavoro di giardiniere piombando in una irreversibile depressione.

 

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4 thoughts on “30R novembre: su automa, automazione, autom-azione et similia.

  1. Mi è piaciuta, Lucia, la resa di questo dramma, mi ha coinvolta il piccolo crescendo che sfocia nello sfogo finale. Frustrazione, tristezza e quel senso di colpa che attanaglia; così umana questa figlia, con i suoi desideri e le sue aspettative e l’amore verso un padre che non è più “l’uomo dei sogni”.
    Complimenti. C’è una grande sensibilità in queste 30R.
    Grazie per aver esaudito la mia richiesta.
    p.

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